Ero tra le persone che negli anni novanta rigettava un certo tipo di rock italiano, supervalutato in patria ma, onestamente, sottotono e derivativo paragonato a qualsiasi scena oltre confine. La gioventù, mi sbagliavo. Mi sbagliavo perché nell'ultimo ventennio sono nate miriadi di band nella penisola degne di considerazione, anche superiori a tanti gruppi osannati dai tabloid esteri. Formazioni dai generi più disparati, dal profondo Sud al freddo Nord, rockettari o indiettari che, con più fatica dei colleghi esteri, si sono fatti sentire suonando sui palchi più bislacchi d'Italia.
Dalla capitale ci confezionano questo dischetto da trentatré minuti scarsi il quartetto degli Star Dish Washers, i paragoni avanzano. Non vuole essere una critica, anzi, sono dell'idea che non si debbano necessariamente creare sinfonie celesti per fare del sano e sacrosanto rock and roll quindi, ben vengano i nostri capitolini. La band ha una vita travagliatissima, dopo l'abbandono dello storico bassista Marco Colaiacomo, nel 2009, appena dopo l'ultimazione delle registrazioni dell'esordio discografico "Cool", anche il cantante Stefano Pinci segue le sue orme disperdendosi dal nido e lasciando i fratellini orfani di padre e madre. Questo scoraggerebbe qualsiasi musicista ma, con la passione di solo chi ama la musica oltre a ogni cosa, i nostri trovano il valido sostituto Leonardo Satta e si buttano a capofitto dentro una fitta agenda di appuntamenti live.
Dicevamo, la Red Pony Records dà alle stampe l'esordio di questi romanacci DOC e, pur non urlando al miracolo, ci ritroviamo tra le mani un album onestissimo, rock al 100% e che è il biglietto d'ingresso per un manipolo di cialtroni che vive per sudare sul palco. Il loro street rock and roll da tre minuti a pezzo scorre fluido e diretto come un'endovena di adrenalina, dal singolo "Neighbour's Daughter", melodie geometriche e chitarre che ricordano gli Stone Temple Pilots di ultima fattura, all'apripista "Johnny Vs The Yokels", rock da quattro accordi e via, melodie killer e l'occhio strizzante verso il radio friendly. A tratti viene alla mente una versione semplificata degli Shutter to think, ma in realtà il quartetto sembra più orientato verso band come i Foo Fighters, nonostante alcune influenze li riportino verso sonorità care a un certo metal anni ottanta ("Hot Rods"). "Little Shandi" sembra composta da Ricky Warwick degli Almighty, tamarra quel giusto per smuovere sederi e teste, birra in mano compresa. Nel complesso questo "Cool" suona bene, un disco che onestamente non può non piacere al classico amante del sano, puro e (poco) contaminato rock and roll made in the U.S.A..
Il quartetto romano dichiara di avere già pronto parecchio materiale per il prossimo disco, scalpitante nel liberare la furia del nuovo singer, poco male, idee chiare per il futuro e tanta voglia di far musica. Si può voler di più per un gruppo Rock and roll? Esordio OK, in attesa di sviluppi futuri.
Tracklist
01. Johnny Vs The Yokels
02. Neighbour's Daughter
03. Hot Rods
04. Little Shandi
05. Hardworking Man
06. A Glass Of You
07. My Endless Wait
08. Sister M
09. Love For Sale
10. Bad Granma
















