cradle of filth recensione the screaming of the valkyries
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Cradle of Filth – The Screaming of the Valkyries

Se c’è una band che, negli ultimi 10 anni, è riuscita a mantenere degli standard qualitativi elevati, quella band risponde al nome di Cradle of Filth. “Hammer of the Witches”, “Cryptoriana” ed “Existence is Futile” sono stati dischi ottimamente accolti da critica e pubblico, donando nuova linfa ad un gruppo che, è sempre bene ricordarlo, ha contribuito a plasmare il symphonic black metal, delineandone i contorni fino ai giorni nostri. Con queste premesse, è facile immaginare quanto “The Screaming of the Valkyries” potesse essere atteso dai fan di Dani Filth e soci.

Avevamo già fatto la conoscenza di “To Live Deliciously”, “Malignant Perfection” e di “White Hellebore”, i tre singoli estratti che, in un modo o nell’altro, avevano suggerito le coordinate su cui si sarebbe attestato il quattordicesimo album del gruppo di Ipswich, presentandoci anche le due new entry: Donny Burbage alla chitarra e Zoe Marie Federoff divisa nel consueto doppio ruolo di tastierista e voce femminile.

Nella nostra recente intervista, Dani Filth aveva dichiarato quanto l’album di cui vi stiamo parlando fosse diretto, spogliato di tutti quegli orpelli che, in molti casi, erano diventati dei cliché dei Cradle of Filth, ma che, al tempo stesso, fosse pregno delle influenze sonore dei capisaldi della loro discografia, come “Dusk… and Her Embrace”, “Cruelty and the Beast”, “Midian” e, per certi aspetti, lo stesso “Nymphetamine”. Analizzando la struttura del disco, non possiamo non dare credito al frontman inglese: non ci sono intro, non ci sono outro, non ci sono né intermezzi, né digressioni, se non qualche secondo iniziale in alcuni brani che, è bene chiarirlo sin da subito, hanno ben impresso il marchio di fabbrica del gruppo.

“To Live Deliciously”, ad esempio, si concede qualche istante di sinfonia, prima di sfociare in un turbinio di riff compressi e blastbeat, sfoggiando la voce graffiante di Dani che, ad essere onesti, ci mette un po’ ad ingranare. Già la successiva “Demagoguery”, sotto quell’aspetto, aggiusta non poco il tiro, presentando delle melodie decisamente convincenti, assoli ed armonizzazioni ficcanti, che non fanno rimpiangere Richard Shaw, ed orchestrazioni avvolgenti. “The Trinity of Shadows” va ad esplorare il lato più gotico dei Cradle, funzionando forse un po’ meno dei brani precedenti (soprattutto a livello melodico), ma riuscendo a portare a casa il risultato.

“Non Omnis Moriar”, con la sua natura “nymphetaminiana”, è forse il vero passo falso del disco, non riuscendo a convincerci appieno, con una struttura oramai diventata fin troppo consueta nel symphonic black metal. Fortunatamente la già menzionata “White Hellebore” riesce a ristabilire i giusti equilibri, sfoggiando un assalto sonoro che sfocia in ritmiche che strizzano non poco l’occhio al thrash metal ed un ritornello che rimane facilmente impresso. Una menzione va fatta per “You Are My Nautilus”, brano più lungo in scaletta e che, con le sue melodie heavy, le sue atmosfere cupe e maestose, le sue lyrics piene di colpi di scena, sembra quasi ricordarci “Rime of the Ancient Mariner”, capolavoro indiscusso e segnante degli Iron Maiden.

Con “Malignant Perfection” è tempo per Dani di salire in cattedra, sfoggiando alcuni dei suoi scream più acuti, nonché probabilmente il chorus più incisivo dell’album, il tutto grazie anche a delle tastiere tanto atmosferiche quanto eleganti. “Ex Sanguine Draculae”, invece, ci mette non poco in difficoltà; alcuni dei riff di chitarra più belli dell’intero disco si trovano proprio qui, ma il pezzo, nel suo complesso, non riesce veramente a spiccare il volo; un po’ a causa di una durata forse eccessiva, un po’ a causa di atmosfere che, a differenza dei brani precedenti, non hanno funzionato a dovere. La stessa “When Misery Was A Stranger” prosegue nello stesso solco tracciato dal brano precedente: diverse idee degne di nota, ma penalizzate da una realizzazione un po’ confusa.

Volendo tracciare un bilancio complessivo, “The Screaming of the Valkyries” è un album di ottima qualità, pieno di tutti quegli elementi e quei richiami che un fan dei Cradle of Filth vuole trovare in un loro disco. I pezzi si attestano tutti su un buon livello, e non stentiamo a credere che alcuni di essi faranno breccia in diverse playlist. Tuttavia, da un punto di vista complessivo, siamo un mezzo passo indietro rispetto a quanto abbiamo visto (e ascoltato) in “Existence is Futile”, proprio perché non tutto ha funzionato a dovere. Questo non toglie assolutamente nulla alla statura artistica dei Cradle of Filth, che hanno (ed avranno) una carriera con pochissimi eguali nella musica e, alla fine della fiera, ci sentiamo di consigliare l’ascolto di questa loro ultima fatica discografica, senza però aspettarsi le sorprese ed i “fuochi d’artificio” degli ultimi lavori.

Tracklist

01. To Live Deliciously
02. Demagoguery
03. The Trinity Of Shadows
04. Non Omnis Moriar
05. White Hellebore
06. You Are My Nautilus
07. Malignant Perfection
08. Ex Sanguine Draculae
09. When Misery Was A Stranger