Non appena l’ultima nota cessa di vibrare dalle casse dello stereo, non appena il cd smette di girare vorticosamente su se stesso, il primo pensiero che invade la mente del sottoscritto è pressappoco questo: “Magari ci fossero più gruppi come loro in Italia…”. Mi riferisco, ovviamente, al panorama mainstream italiano, a conti fatti soffocato da “artisti” che credono di aver talento solo perché migliaia di ragazzine urlanti starnazzano il loro nome non appena la situazione lo permette.
I Rummer And Grapes, originari di Terni, hanno racchiuso nel loro debut album “Every Damned Friday” tutti gli insegnamenti della scuola British, ovvero un eccellente e raffinato rock, in cui anche gli innesti più pop hanno tutta l'aria di essere un ottimo pasto per le orecchie dell’ascoltatore. Il disco è un climax di compattezza sonora: l’apripista “Why” ha una ritmica essenziale che permette alla bella voce di Simona Cioccoloni di risaltare in maniera ottimale; in “Stay” armonie pop si alternano a sferzate rock con una certa naturalezza, mentre l’evocativa “Back To My Control” di attimo in attimo cresce in intensità, sino ad esplodere nella parte finale in un ammaliante turbine di chitarre. Il quartetto umbro non sbaglia un colpo, neppure durante “Not Far Away” la quale, benché sia la canzone più canonica dell’intero lotto, è eseguita egregiamente. All’energia ed alla robustezza di “Room On Fire” si contrappongono la dolcezza e l'ariosità dell’acustica “My Princess Anna”, segno evidente che i Rummer And Grapes possono passare da uno stile all’altro senza particolari difficoltà, con risultati che rendono gradevole la continuazione dell’ascolto. Con “Inauspicious Love”, caratterizzata da un ottimo stacco tra strofa e ritornello, ed una “Short Drink” che suona inaspettatamente grunge, l’album si avvicina alla conclusione, e proprio quando siamo preparati alla mazzata sonora finale, ecco materializzarsi un'inaspettata versione acustica di “Back To My Control”: melanconiche note di pianoforte ed una voce che si sdoppia, quasi fosse in atto un contrasto tra la parte razionale e la parte emozionale della mente, un violoncello che compare dal nulla durante il ritornello e nient’altro. Solo il necessario per emozionare e per sorprendere, ancora una volta.
La sensazione è che il margine di miglioramento dei Rummer And Grapes sia sensibilmente ampio; considerando che il loro punto di partenza è questo “Every Damned Friday”, le prospettive che si stagliano all’orizzonte sono molto interessanti. Il batterista Luca Ferrotti si dimostra un eccellente autore ed assieme ai suoi compagni d’avventura Valerio Conti (chitarra), Gabriele Raggi (basso) e Simona Cioccoloni (voce) forma un ensemble compatto, affiatato, ispirato, caratteristiche che solitamente si acquisiscono dopo anni di gavetta (evidentemente l’esser amici di vecchia data ha favorito il processo di maturazione artistica). Fa piacere, infine, sapere che i Nostri hanno da poco firmato un contratto con Audioglobe, che garantirà al disco una distribuzione capillare.
“Every Damned Friday” è un ottimo ed assai promettente esordio: non capita spesso di far centro al primo colpo ed in così poco tempo. Magari ci fossero più gruppi come loro in Italia…
Tracklist
01. Why
02. Stay
03. Back To My Control
04. Not Far Away
05. Room On Fire
06. My Princess Anna
07. Inauspicious Love
08. Short Drink
09. Back To My Control (Acoustic Remix)
















