Ciao Fabio! Ti va di cominciare parlandomi in generale, a mo' di presentazione, di come nasce questo tuo nuovo progetto, gli UnicoStampo, e in particolare del nuovo album in uscita, che presto sarà sugli scaffali dei negozi di musica (o per lo meno, quello che rimane dei negozi di musica).
Dunque, è cominciata così: i ragazzi suonavano in giro già per conto proprio. Li conoscevo da tempo e, convinto dal modo di scrivere di Danilo [Cioni, il cantante, ndr], iniziai a lavorare con loro in veste di produttore. Le band giovani poi sai come sono: hanno spesso cambi di "organico" e di assestamento; tra un cambio e l'altro, serviva una seconda chitarra e, in modo quasi naturale, un giorno mi chiesero: "Perché non vieni a suonare con noi?". Da produttore mi trovai così anche parte integrante del nucleo; ci siamo ritrovati insieme a buttare giù tante canzoni, più di venti, da fare quasi un doppio album, e poi a scegliere quelle che funzionavano meglio o che comunque ci convincevano maggiormente. E' seguita la realizzazione senza problemi; stiamo ora terminando i mix.
Il singolo che ha anticipato l'album, "Così diversi", è stato notato avere delle sonorità noir o comunque oscure, dark, a partire dal video promozionale molto particolare, quasi inquietante.
Si, decisamente. E tieni conto che è la versione censurata, senza i frame più "tosti".
Poi l'influenza che si avverte sembra essere a metà tra il rock blues e il grunge, come se ci fossero due correnti di influenze (immagino la tua da un parte, l'altra di Danilo).
Bravissimo, si. Danilo è l'anima grunge, con il polso della scrittura à la Soundgarden; io invece, sebbene apprezzi anche io il grunge (adoro Jeff Buckley), mi sento più vicino alla zona dark, stile Cure o Tool. Diciamo che Danilo è più dalla parte "losangelina", io da quella dell'Inghilterra più oscura. A monte comunque c'è per entrambi un grande amore per i chitarristi del blues classico, immagino che si senta. A livello di produzione, il primo prodotto dell'unione di queste due anime, quello che portavo a far sentire alle case discografiche, aveva troppo del mio lato, della mia esperienza e del mio lavoro da produttore, quasi fosse il lavoro di una band al quinto LP: abbiamo perciò fatto marcia indietro e registrato tutto nuovamente, riducendo all'essenziale delle due chitarre, basso e batteria. Poi si, c'è sempre il mio amore per l'elettronica, ma di fatto, è molto più scarno rispetto al primo approccio da mega produzione intergalattica. La professionalità comunque rimane intatta, anche perché abbiamo registrato in studi e con strumentazione al top, mettendoci tutto il nostro impegno.
Ci dobbiamo aspettare la stessa atmosfera per l'album o differirà sotto certi punti di vista?
Guarda, forse sarà un po' più intimo, ma comunque le sonorità restano quelle. Ci sono anche dei pezzi più aggressivi: all'inizio ce ne erano ancora di più, infatti pensavamo di spingere un po' di più sulla durezza; quando entri in studio però per registrare, le cose spesso risultano diverse da come te li immaginavi, per mille diverse cause. Siccome né io né Danilo siamo per le vie di mezzo, ci
siamo trovati a dover scegliere tra due tipi di album e a rinunciare in parte a quella aggressività, che comunque si risentirà in live sicuramente.
Parliamo un po' della tua tecnica strumentale: devo dire che è invidiabile (stavo giusto guardando qualche tuo concerto con Pino Daniele). Mescola un po' il lato chitarristico a quello dei sintetizzatori.
Tutto nasce dal mio innato amore per i computer e, in parallelo, dal mio ingresso da giovanissimo nella realtà dei gruppi romani "più grandi" (ho iniziato a suonare la chitarra classica a 9 anni, e a 10 ero già in giro, con l'elettrica). Con la rivoluzione digitale dei Novanta, l'uso dei software nella registrazione della musica come ProTools ecc.. mi sono ritrovato già dai tempi del liceo un background "fortuito" dovuto alla mia passione. E quindi poi con Pino ho avuto la possibilità di specializzarmi in quello, nelle chitarre synth, coprendo un ruolo a metà tra chitarrista e aiuto alla pianista. Con lui ho iniziato a suonare anche la Z-tar, in fin dei conti una tastiera a forma di chitarra, e ho sviluppato una nuova "ricetta" che oggi è il mio bagaglio.
Questa tua particolare tecnica che peso ha all'interno degli UnicoStampo? La senti in qualche modo sacrificata "per il bene collettivo" o ben valorizzata?
E' centrata al punto giusto. Essendo un quarto della storia e metà delle chitarre, cedo molto volentieri lo scettro e divido le parti, liberamente, senza nessun problema. Vedi, con Pino, con Giorgia o Grignani dovevo fare quello che mi chiedevano. Con gli Unicostampo faccio invece quello che ho in testa, perché non dobbiamo mediare con nessuno, se non con noi stessi. Chiaramente, in veste di produttore, la mediazione sta con la casa discografica e le dinamiche di mercato. Nondimeno, al momento siamo ancora indipendenti e cerchiamo di arrivare a più gente possibile con le nostre stesse forze: produco in prima persona, il video è fatto esclusivamente da noi e così via dicendo.
Preferisci quindi la situazione attuale in cui hai una band "tutta tua" (o meglio, "tutta vostra"), in cui è il tuo nome a essere speso per primo o era più comodo apparire come collaboratore o turnista, come facevi in precedenza?
Sono due cose diverse, allo stesso tempo simili. Qui ho il timone in mano e tendenzialmente decido, con più libertà e con responsabilità maggiori: se vado a sbattere, andiamo a sbattere tutti quanti. Quando lavoro come produttore, arrangiatore o programmatore (che ormai sono un po' la stessa cosa) invece non è così; anche se a pensarci bene, quando hai il mouse in mano, decidi comunque un po' il bello e il cattivo tempo. Da una parte mi metto a cucire un vestito per altri, qui invece lo faccio per me. E' questione di diversità di approcci.
So che spesso i nomi delle band non vogliono dire nulla o arrivano da banali cose; te lo chiedo comunque: perché il nome "UnicoStampo"?
Me lo sono trovato in eredità, perché si chiamavano già Unicostampo. L'idea comunque era quella di mettere subito in primo piano la chiara volontà di far cose diverse, uniche appunto. Una dimostrazione di identità: può piacere o no, ma non andiamo dietro a niente. Guardando il primo video, te ne rendi subito conto.
Mi puoi comunicare qualche evento futuro che ti vedrà protagonista con gli UnicoStampo? Live in vista?
Stavamo pensando di non uscire subito finito l'album, per concentrarci sulla spinta dei singoli (almeno un paio) e dei video promozionali (che, non sembra, ma sono belli complicati, oltre che costosi), almeno fino all'estate. Sono un appassionato di cinema, curo molte colonne sonore, e avevo in mente di ricreare questo aspetto "visual" non solo nei video, ma anche nei nostri live. Ci tengo molto a questo progetto e non voglio bruciarlo subito: quando usciremo, a giugno o a settembre, voglio fare le cose in grande stile.
Una domanda un po' dispersiva, andando verso la conclusione: so che hai collaborato, tra i tanti, anche con uno dei batteristi che io stimo di più, un mostro chiamato Vinnie Colaiuta. Com'è suonare con un musicista di tal calibro?
Guarda, soprattutto grazie a Pino, ho avuto la possibilità di lavorare praticamente con tutti i grandi batteristi del mondo [ride, ndr]. Anche con altri musicisti, certo: pianisti, bassisti ecc … Ma di batteristi, milioni. Vinnie è bravissimo, come lo sono altri con cui ho lavorato spesso: Steve Gadd, Peter Erskine, Steve Ferrone o in Italia, Alfredo Golino. In quell'ambito internazionale, io ero l'unico italiano, tra i tanti Rachel Z, Darryl Jones e mi sentivo io quello "diverso". Ma ti posso dire che tra professionisti non è quello che sembra da fuori: certo, c'è quello che fa più il fighetto o la prima donna, però tieni conto che con un artista come Pino di mezzo volano tutti basso. Non ho mai avuto problemi con grossi ego.
Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, Fabio. Chiudo rimanendo in tema di musicisti di grosso calibro, con un'ultima domanda che ho lasciato volutamente in fondo, per non influenzare l'intervista con un sentimento "malinconico": data la tua ventennale collaborazione con Pino Daniele, ti vorrei chiedere se hai voglia di condividere con i lettori di SpazioRock un tuo personale ricordo di questo grande artista scomparso, del Pino musicista o, meglio ancora, del Pino uomo.
Non so se hai fatto caso in questi giorni, ma mi sono tirato fuori da tutte queste celebrazioni che stanno facendo in radio o in televisione dopo la sua morte, proprio perché io con Pino avevo un rapporto familiare, personale. Ho vissuto vent'anni a stretto contatto con lui: quando facevamo dischi, capitava di vederci anche tutti i giorni per un anno intero! E io me lo ricorderò sempre così, come lo vedevo allora, con la sua chitarra in mano. Un musicista vero. Mi ha insegnato un sacco di cose; sulla chitarra poi mi ha mostrato un linguaggio diverso, che mi ha permesso di rimettermi in gioco: io sono arrivato qui grazie lui.
Una perdita enorme per la musica mondiale.
Purtroppo si. Assolutamente.










