Sei musicisti, cinquant’anni di carriera, 40 mila fan scatenati (un record per il nostro Paese) e un solo grande nome: Iron Maiden. È questa la formula vincente per l’unica, incredibile data italiana del “Run For Your Lives Tour”, uno show che rimarrà sicuramente negli annali e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di esserci. La cornice è quella dello Stadio Euganeo di Padova ma i fan dei Maiden vengono da tutta Italia e da tutta Europa: il popolo della band inglese è pronto e carico già dalle prime ore del mattino e, dopo l’apertura porte e l’arrivo degli opening act, gli Avatar, lo stadio è praticamente già pieno.
Gli svedesi lavorano su un campo già ben predisposto e riescono facilmente a coinvolgere l’immenso pubblico italiano, proponendo il meglio della loro discografia per 45 minuti di pura energia: insomma, un ottimo preludio e non puro e semplice riscaldamento prima dello show vero e proprio. L’attesa è palpabile e poco prima delle 21, con le ultime note della classica “Doctor Doctor” che sfumano in “Ides Of March”, l’effigie di Eddie appare sugli schermi e l’animazione porta per strade e vicoli tipicamente inglesi fino all’arrivo in “Rue Morgue”: i Maiden fanno la loro apparizione trionfale sul palco e “Murders In The Rue Morgue” inizia dirompente, facendo esplodere l’intero stadio in un’unica ovazione. Neppure il tempo di riprendere fiato ed ecco irrompere prepotentemente “Wrathchild”, subito seguita da “Killers”, una chicca che mancava da qualche tempo dalle scalette italiane della band. Con una tripletta inziale così, è già ben chiaro che i Maiden hanno intenzione di celebrare in pompa magna il loro mezzo secolo di carriera, come solo dei musicisti del loro calibro possono fare: energia, adrenalina e carica a mille.
Bruce Dickinson si presenta in grandissima forma, vocale e fisica, oltre ad essere il solito maestro indiscusso nella classe dei frontman: è il sovrano del palco e il pubblico il suo popolo fedele, pronto ad urlare e a scatenarsi ad ogni suo anche minimo cenno. E c’è ben poco da eccepire anche ai soliti noti, Dave Murray, Adrian Smith, Janick Gers e Steve Harris, come di consueto una solida, inarrestabile macchina da guerra sonora. Forse l’unico un po’ sottotono è il nuovo batterista Simon Dawson, ma probabilmente perché, è inutile dirlo, si sente la mancanza dell’immenso Nicko McBrain, che ha recentemente lasciato la band per le esibizioni dal vivo a causa di problemi di salute. Nonostante il difficile confronto però, il sound immortale dei Maiden viene portato pienamente sul palco di Padova: ne sono la prova le esecuzioni magistrali di “Phantom Of The Opera” e soprattutto “The Number Of The Beast”.
La scaletta è un percorso tra i più grandi successi degli Iron Maiden in tutta la loro gloria e tra i classici non mancano le sorprese come “Rime Of The Ancient Mariner”, un momento davvero magico della serata italiana di Bruce Dickinson e soci, oltre che un momento di lieve respiro, per così dire, dopo un’altra doppietta deflagrante con “Powerslave” e “2 Minutes To Midnight”. L’emozione è tantissima e percorre tutto lo stadio quando arriva il momento di “Run To The Hills” e ogni spettatore, dalle prime file fino agli spalti, è con i Maiden per cantare ogni singola parola e, come di consueto, anche le note dei riff. “Seventh Son Of A Seventh Son” è un altro dei momenti più alti della serata padovana, 10 minuti di masterclass su come si tengono palco e pubblico con uno dei più grandi classici della band inglese. Un’ultima tripletta al cardiopalma con “The Trooper”, l’immensa “Hallowed Be Thy Name” e “Iron Maiden” chiude il set principale di un concerto che già così ha tutte le carte in regola per entrare nella storia dei Maiden in Italia ma, si sa, non finisce qui: il discorso di Churchill apre a una “Aces High” sentitissima, cantata a squarciagola probabilmente anche dagli abitanti delle case vicine per quanto alto è stato il coinvolgimento. Chiudono, dopo quasi due ore di show, due veri e propri monumenti della carriera degli Iron Maiden, “Fear Of The Dark” e “Wasted Years” ed è difficile spiegare a chi non c’era l’emozione di vedere questi signori inglesi correre, cantare e suonare al massimo della loro bravura, dando ogni singola molecola di energia al loro pubblico.
E quando si inizia a lasciare lo stadio, accompagnati quasi con un velo di malinconia dalla solita “Always Look On The Bright Side Of Life” dei Monty Phyton, con il cuore pieno e la gola arrossata, non si può che essere grati di aver potuto vivere questo grande momento e di aver potuto celebrare insieme agli Iron Maiden un traguardo così importante e speciale come i 50 anni di onoratissima carriera. Up The Irons Forever!
Setlist
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
The Clairvoyant
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years










