I bergamaschi Isabelle Urla, per la loro creatura musicale, hanno scelto un monicker tanto interessante quanto rappresentativo. Questo quintetto, difatti, musicalmente propone un rock robusto e diretto…molto a contatto con il popolo anche e soprattutto grazie al violino di Matteo Casirati che, contrariamente a quanto state certamente pensando, non rende il lavoro folkloristico grazie ad uno scontato uso del suo strumento legato alla tradizione. Al contrario: il violino, qui, rappresenta una sorta di “estensione dell’emozionalità” dei diversi brani, conferisce quel sapore aggiuntivo che sa rendere la proposta davvero speciale. In altre parole, il violino è Isabelle, virginale ragazza dai sentimenti cristallini (ascoltate, in questo senso, come la band opera un magnifico lavoro di tessitura della melodia, su cui poi il violino è libero di volare, in “Il Panchinaro Del Sistema” e “Old Oraibi”, per chi scrive le due gemme più pure e splendide di tutto il lavoro).
Isabelle, tuttavia, Urla i suoi racconti attraverso liriche piuttosto ferali, tutte incentrate su una situazione di disagio, molto spesso anche della condizione dell’essere un musicista che fa “musica per il cervello” in Italia (in questo senso, lampanti sono il primo singolo “La Ballata Delle Mosche” ed il suo seguito spirituale “La Canzone delle Nuove Musiche”), facendosi tramite della voce calda e graffiante al punto giusto di Riccardo Anelli.
Ed è in questo modo, dall’incontro di due poli opposti, che nasce questo terzo disco in carriera della band orobica, disco in cui è forse bene cominciare ad elencare cosa esattamente non porti il sottoscritto ad essere, da ora in avanti, poco entusiasta. Innanzitutto: il livello delle canzoni è altalenante (in particolare, funziona poco la De Gregoriana “Uno Zingaro” dove – scandalosamente – il violino tace, e la conclusione di maniera per piano e voce di “Mosche”), e sebbene non si scada mai al di sotto della sufficienza, il difetto diviene comunque significativo su un lavoro breve come questo, dove su 8 brani difficilmente si può perdonare più di un passo falso. Quindi, la naturale conseguenza di quanto espresso sopra è una sorta di sensazione di “incompiuto”, come se la band avesse solo parzialmente espresso tutte le sue enormi potenzialità, lasciando un poco con l’amaro in bocca (di nuovo: la potenza emotiva di “Old Oraibi” è un chiaro segnale di quanto bene possano fare questi ragazzi).
In conclusione, voglio comunque rassicurare tutti gli ascoltatori di rock invitandoli a dare un ascolto a questa affascinante creatura musicale, specialmente se siete alla ricerca di un registro leggermente alternativo, slegato (ma non troppo) dalla tradizione. Per quel che mi riguarda, invece, rimango in attesa di una prova in studio più sporca ed emotivamente destabilizzante di questa: perché io esigo che l’urlo di Isabelle mi stordisca, potentemente!
Tracklist
01. Il Panchinaro Del Sistema
02. La Ballata Delle Mosche
03. Uno Zingaro
04. La Tua Polvere
05. Old Oraibi
06. Un Maestro
07. La Canzone Delle Nuove Musiche
08. La Morsa

















