L’estremo macina ogni stagione.

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Clarvoyance – Chasm Of Immuerement (Carbonized Records)

Formatisi in quel di Varsavia per volontà del singer Maciej Cesarczyk e del chitarrista ucraino Denis Didenko, entrambi  appassionati di heavy metal classico, i Clarvoyance cominciarono a coltivare a coltivare uno stile che si ispirava al death metal finlandese e statunitense degli anni ’90 dopo l’ingresso nella line-up del batterista Adrian Szczepański e del bassista Jasiek Kraciuk. Dopo una demo nel 2020, qualche cambio di formazione, l’EP “Treshold Of Nothingness” (2022) e un pugno di concerti a livello nazionale, i polacchi decisero, l’estate scorsa, di registrare finalmente il proprio esordio sulla lunga distanza sotto le cure produttive della seconda ascia della band medesima, Kacper Pawluk, e di Piotrek Polak. Ne salta fuori un “Chasm Of Immuerement” che sembra inciso da Scott Burns all’interno dei floridiani Morrison Studios e capace di suonare pesante e fangoso, ma allo stesso tempo molto asciutto e organico, intriso della giusta dose di raffinatezza e debitore tanto della lezione di Morbid Angel e Obituary quanto di quella più recente dei Cerebral Rot. La splendida spirale di lapidi e cadaveri che orna l’artwork di Paolo Girardi e il groove morboso dei brani impreziosiscono un full-length di ottima qualità complessiva: agréable!

Tracce consigliate: “Eternal Blaze”, “Fleshmachine”, “Blood Divine”

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Diabolical Fullmoon – Desecrating The Sign Of Christ (Medieval Prophecy Records)

La guerra spirituale contro le religioni abramitiche, l’ossessione per il paganesimo e il feeling con il nazionalsocialismo rappresentano i temi prediletti dei Diabolical Fullmoon, tutti ben riflessi in un secondo album, “Resurrection Of the Ancient Faith (Unholy Reborn Polish Black Metal Art)” (2023), nel quale faceva bella mostra di sé la rilettura di “Kristallnacht”, brano dell’omonima e ambiguo gruppo francese. Con il leader dei polacchi Leszy che spesso indossa sfacciatamente una maglietta dei Temple Of Fullmoon, proprio a indicare una profonda connessione con il più controverso underground locale degli anni ’90, il combo batte un altro colpo attraverso il rilascio del sacrilego EP “Desecrating The Sign Of Christ”, questa volta tramite Medieval Prophecy Records. La band rende omaggio all’eredità della second wave, con melodie atmosferiche guidate dalla tastiera, riff che evocano sentimenti tanto malinconici quanto gloriosi e una produzione grezza e senza compromessi, mentre l’ospite vocale HGH, proprietario transalpino della Honour And Hate Productions e membro di numerosi act di confine, appone il discutibile sigillo ideologico all’operazione. Metallo nerissimo, in tutto e per tutto.

Tracce consigliate: “La Fin Du Christ Est Là, Sa Mémoire S’Achève”, “Desecrating The Sign Of Christ”, “Dark Emanations”

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Mooncitadel – Stardwan Usurper (Out Of The Dungeon)

Nati nel 2007 come Empire Of Tharaphita e attivi con il moniker attuale dal 2014, i Mooncitadel offrono una raffinata miscela di elementi sinfonici e influenze folk, il tutto avvolto in una struttura black metal gelida e aggressiva. I finlandesi esordirono sulla lunga distanza con il tempestoso e intriso di suggestioni medievali “Night’s Scarlet Symphonies”, diffuso nel 2020 da Werewolf Records, mentre l’anno successivo vide la luce l’EP “Onyx Castles And Silver Keys”, questa volta sotto Out Of The Dungeon e che presentava influenze da Bathory e Hades in maniera ancora più marcata rispetto al debutto. Dopo un periodo di silenzio, il duo composto da Stormheit e Forthcaller Of Black Gnosis And The Ancient Hyperborean Spirit torna con “Stardawn Usurper”, un secondo full-length in realtà nato come mini sperimentale e che nei suoi trentaquattro minuti di durata sintetizza al meglio le caratteristiche principali dello stile della band: riff taglienti, melodie eroiche, trine di tastiere dal gusto fantasy, una batteria molto dinamica e una buona dose di heavy metal di matrice epica. In alcuni tratti spuntano persino il dungeon synth e il krautrock, per un album che nel disordine organizzato trova una freschezza davvero singolare: senza frontiere!

Tracce consigliate: “Ordo Templi Borealis”, “Procreation Of The Cornet Rider”, “The Stardawn Usurper”

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Muvitium – Through the Veil Of Medieval Prophecies (Medieval Prophecy Records)

Neanche il tempo di godersi l’eccellente demo “Under Natthimlens Tecken…” ed ecco che i Muvitium rilasciano il proprio terzo full-length  “Through the Veil Of Medieval Prophecies”, album veicolo di un black metal leggermente sinfonico e di forte presa atmosferica e nel quale, rispetto agli scorsi lavori, ricevono molto meno spazio i passaggi ambient. Con al timone il prezzemolino Swartadauþuz, animatore di un numero pressoché sconfinato di progetti, l’entità svedese, attraverso liriche in lingua madre opera del vocalist Besvärjelse , garantisce un avvincente tributo al metallo nero scandinavo vecchia scuola. I riff gelidi, le melodie tetre e malinconiche, lo splendore cosmico dei synth, le oscure trine di tastiera e un’estetica nostalgica ci trasportano in un passato medievale traboccante di maestose battaglie romantiche e di mistiche preghiere alla natura, rendendo il tutto davvero appetitoso. Le nitide parti di basso del turnista italiano Sortilege, con cui il mastermind ha già collaborato in band come Balwezo Westijiz, Greve, Gygath, Secrets e Tyranni, appaiono degne di nota e creano la profondità necessaria per un lavoro capace di saper reinventare la tradizione senza tradirne lo spirito originario: magistrale.

Tracce consigliate: “Abandoned By The Light”, “The Black Prince”, “The Doomsday Battle”

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Telluric Necro-Parasites – Feel The Nocturnal Energy From The Emanations Of The Niche (Iron, Blood And Death Corporation)

Il death old school che vira verso il black metal con affondi di primitivismo e un’enfasi sulle basse frequenze raggiunge spesso risultati notevoli. Certo, molte band continuano a ispirarsi a primi Beherit, Incantation e Profanatica, ma pochissime ricevono onori e gloria underground. Si inseriscono in questa congerie i cileni Telluric Necro-Parasites, i quali, attraverso “Feel The Nocturnal Energy From The Emanations Of The Niche”, diffuso dall’etichetta messicana Iron, Blood And Death Corporation, propongono un metallo della morte blasfemo e barbarico, con accenni neri ad accentuarne la brutalità, il tutto completato da riff dal taglio malvagio e da voci che spaziano dal gutturale allo stridulo. Il singer, chitarrista e bassista Esteban Guenul e il drummer Héctor Cuevas si rivelano abili conoscitori del genere e delle sue numerose complessità, bravi a offrire una performance grezza, ma non priva di ricercatezza, visto che, pur lavorando con grande competenza tecnica su un materiale stranoto, cercano di cogliere lo spirito degli anni ’90 e dei primi Duemila, con un’attenzione rivolta anche alla ruvida scena locale di quel periodo. Un disco rilasciato a fine giugno che meritava un recupero: moderno e anacronistico, funziona alla grande.

Tracce consigliate: “Mortuary Levitation Over Tenglo Island”, “In the Vortex Of Frozen Gravestones”, “Geometric Sub-Atomic Hallucinations”

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