L’avvicinamento estremo al Natale si imbratta di sangue e violenza.

Blood Red Throne – Siltskin (Soulseller Records)
Fondati per volere di Daniel “Død” Olaisen alla fine degli anni ’90, quando il bravo ragazzo ancora coltivava radici black metal come musicista live dei Satyricon, i Blood Red Throne rappresentano la certezza norvegese per un metallo della morte dal taglio fisico e acuminato. Cuore e anima della band, il mastermind è affiancato dal collaboratore di lungo corso Ivan “Meathook” Gujić alla seconda chitarra, dal ritorno di Freddy “The Shred” Bolsø alla batteria, dal bassista Stian “Clammy Hackett” Gundersen e, dal 2023, dal frontman Sindre Wathne Johnsen, alle prese, con questo “Siltskin, alla sua seconda prova ufficiale al microfono. La discografia del gruppo si legge come un capitolo da manuale: da “Monument Of Death” ad “Altered Genesis”, da “Brutalitarian Regime” e “Imperial Congregation” sino a “Nonagon”, rilasciato appena lo anno scorso, il quintetto continua a demolire i timpani anche nel nuovo full-length, impiegando un pizzico di nera fiamma per incendiare il tutto. Più pesanti, più veloci, più melodici, eppure inequivocabilmente BRT, gli scandinavi conoscono a memoria il proprio vocabolario, aggiungendo qualche succosa oscenità sonora a un repertorio ormai oliatissimo: comfort death!
Tracce consigliate: “Husk In The Grain”, “Vermicular Heritage”, “Marrow Of The Earth”

Dark Divination – Liitto Hengen Ja Vener (Signal Rex)
“Liitto Hengen Ja Vener” costituisce il debutto dei Dark Divination, one man band finlandese guidata da Dark Divinator dal 2022. Il suo nome potrebbe non dire nulla ai più, eppure il polistrumentista di Espoo appare coinvolto in numerose realtà underground nazionali (Kerzenlicht Mystic Blood, Nekromanser, Remains Of Ash, Valonkantaja). Dopo una breve trafila di demo ed EP, il progetto di Joel Kahara, per l’esordio, riceve il supporto significativo della Signal Rex, nota etichetta portoghese capace di scovare costantemente entità dal sound raw e old-school. D’altronde, basta uno sguardo fugace alla copertina dell’album per capire le intenzioni dell’autore: corpse paint impeccabile, giganteschi bracciali chiodati, capelli lunghi, una maglietta degli Isengard, posa vendicativa, insomma tutto grida anni ’90. Ed è esattamente ciò che offrono le nove tracce, intrise di un black metal nervoso e privo di fronzoli, benché il musicista finnico non abiuri le radici melodiche della propria patria, riuscendo a non cadere nello stereotipo di un vecchio demone incartapecorito che si nutra di sola decadenza. Orecchiabilità e crudezza per un opus certamente imperfetto, ma che promette bene per il futuro: horns up!
Tracce consigliate: “Pride Of Victory”, “Katse Menneisyyteen”, “Liitto Hengen Ja Vener”

Enthroned – Ashspawn (Season Of Mist)
Gli Enthroned seminano malvagità oscura dal 1993, da quando emersero dalle profondità dell’underground belga a Namur, raggiungendo il proprio acme artistico con “Prophecies Of Pagan Fire” (1995) e “Towards The Skullthrone Of Satan” (1997), quest’ultimo realizzato impiegando il materiale di prova composto dal batterista e allora mastermind Cerunnos, purtroppo morto suicida. Da allora, il dolore si è trasformato in rabbia e la rabbia in una veemenza che ha spinto la formazione a non demordere, rilasciando un pugno di buoni lavori in mezzo a delle opere oltremodo opache. Con il solo Nornagest membro della line-up originale, il gruppo torna a bussare alle porte dell’intransigenza nera attraverso la pubblicazione di “Ashspawn”, naturale successore dello scorso e davvero ottimo “Cold Black Suns” (2019): blast beat furiosi, oppressivi passaggi in mid-tempo ai confini del doom, strutture che si dispiegano a fasi, come un vero e proprio rituale che richiama tanto i Funeral Mist quanto gli ultimi Mayhem, una cupa frenesia à la Morbid Angel, lievi sfumature orthodox. Un lavoro dunque convincente e che si giova anche della collaborazione dell’occultista Gilles De Laval: resurrezione e metamorfosi per una leggenda del black metal europeo.
Tracce consigliate: “Crawling Temples”, “Basilisk Triumphant”, “Ashspawn”

Greve – Bleknat Bortom Evig Tid (Purity Through Fire)
Grazie a “Bleknat Bortom Evig Tid”, i Greve inaugurano un terzo capitolo che, ancora una volta, risulta molto familiare agli aficionados del black metal svedese. Da quando sono emersi dal nulla nel 2019, la band è diventata uno dei simboli della second wave che un tempo ribolliva a Stoccolma e zone limitrofe, malinconica, melodica, mistica e priva di fronzoli moderni. Il fatto che il progetto ruoti attorno all’iperattivo musicista e proprietario della label Ancient Records Swartadauþuz ne chiarisce la direzione dell’approccio stilistico, visto che la sua firma resta inconfondibile, ma ciò non pregiudica l’originalità dell’album. Mentre il predecessore “Föllo Af Svavel, Lifvets Dimridå” (2022) dispiegava un paesaggio sonoro monumentale e parecchio stratificato, questo nuovo LP, figlio di una produzione cristallina e spaziosa, opta, malgrado la durata robusta dei brani e il loro mood contemplativo, per una proposta più diretta e incisiva, con le chitarre capaci di disegnare riff tesi, ma tutt’altro che tortuosi, e le tastiere a fungere da subdolo tappeto radiale a un insieme davvero fluido e persuasivo. La durezza vocale di Karg contribuisce alla riuscita di un disco allo stesso tempo accessibile ed emotivamente esplosivo, adatto anche ai cultori dei primi Setherial: in(f)vernale!
Tracce consigliate: “Livets Fjätter Brista”, “Nektar Av Dödens Gift”, “Bleknat Bortom Evig Tid”

Rotten Sound – Mass Extinction (Season Of Mist)
È fantastico quando si può suggere un album senza interrompere la propria routine quotidiana, spesso sin troppo alienante. A questo proposito, “Mass Extinction” dura soltanto nove minuti, giusto il tempo che occorre per cucinare gli spaghetti al dente o per trastullarsi in bagno, magari assisi sul water a riflettere sull’esistenza mentre soavemente fuoriescono i rifiuti corporei delle ventiquattr’ore precedenti. Artefici di tale purificatore EP i finlandesi Rotten Sound, attivi dal lontano 1993 e ancora capaci di fare ciò che hanno perfezionato nel tempo, ovvero sferrare pugni allo stomaco rapidi ed essenziali, eppure dall’impatto perpetuo. Il trio di Vaasa, attraverso otto full-length e innumerevoli mini, continua a utilizzare il grindcore a mo’ di genere in grado di distruggere il marcio del mondo alla pari di un’incoercibile forza della natura, speziando di crust, death metal e satira politica quel fondo dell’abisso in cui la società odierna sembra voluttuosamente intrappolata. Consumismo, auto elettriche, governi, informazione, ricchezza: tutto viene sezionato come una carogna sul tavolo operatorio, un mix di rabbia, lucidità analitica e catastrofismo che non prevede speranza alcuna per l’umanità. Che requisitoria!
Tracce consigliate: “Recycle”, “Brave New World”, “Idealist”





