Il saluto oscuro al 2025.

Aether – Verfallsschemen (Amor Fati Productions)
Uno degli ultimi album pubblicati dalla Amor Fati Productions, dopo dodici mesi di rilasci davvero intensi, è il secondo lavoro degli Aether, “Verfallsschemen”, disco che si materializza ben sette anni dopo il buon debutto “Ego Vitium Sum”. Per trentanove minuti, la band germanica, da non confondere con un omonimo gruppo della medesima nazione, invero inattivo da molto tempo, tuffa l’ascoltatore in un mondo glaciale pregno di nichilismo, malinconia e decadenza, dove la bellezza prospera soltanto nell’abisso. Senza alcuna promessa di redenzione, si dispiega un paesaggio sonoro opprimente che brucia, declina e paradossalmente libera, con il black metal che, nelle quattro lunghe composizioni, oscilla tra fredde eruzioni e foschi manrovesci, il tutto immerso all’interno di un’atmosfera nostalgica e contemplativa, nella quale non mancano lunghi passaggi meditativi di natura strumentale. In sostanza, i tedeschi evitano di porsi nello spettro più severo del metallo nero, ma chiunque ne apprezzi il lato introspettivo, mesto e dunque tendenzialmente depressive – anche a livello vocale – non potrà certo ignorare questo loro nuovo full-length. Una piccola gemma da custodire con cura.
Tracce consigliate: “Trümmerwelten”, Die Alte Stunde”, “Verfallen”

Bloedmaan – Vampyric War In Blood (Immortal Frost Productions)
Una delle sorprese musicali del 2023 è stata l’esordio del solo project belga Bloedmaan, ovvero “Castle Inside The Eclipse”. Due anni e diversi concerti dopo, il nuovo album “Vampyric War In Blood” mantiene le promesse del predecessore, conducendo l’ascoltatore tra torri di castelli ombrosi e nebbiose valli della Transilvania, regione dove il sangue scorre a fiotti per nutrire i mostri oscuri locali. Il mastermind della one man band, Ronarg, viene qui affiancato dagli ospiti Frederik Geuvens, che si occupa delle percussioni, e Lennart Janssen, deputato a colorare le composizioni con il suono sinistro e, a tratti dalle sfumature gothic, delle sue tastiere. Ogni traccia del disco riesce a creare un’atmosfera magnetica, attraversata da riff che volteggiano come pipistrelli in una sala satura dell’opaca luce della luna, mentre la produzione combina il fascino old school con una certa spietatezza tipica del moderno, benché il la batteria risulti un po’ troppo piatta per un black metal così melodico e intriso di stratificazioni. La voce stridula del singer, che ricorda le grida di un Dracula appena risvegliato e dunque tremendamente famelico, completa a dovere un lavoro di ottima qualità, aruspice di future altre egregie prove: affilate le zanne!
Tracce consigliate: “Return To Castlevania”, “The Clock Tower”, “Commander Of Spectral Forces”

Kaosophia – Beyond The Black Horizon (Serpent Sun Records)
Nel 2017, il secondo album degli ucraini Kaosophia, “Serpenti Vortex”, costituì una delle sorprese dell’anno. Dopo un periodo di silenzio davvero molto lungo, durante il quale è scomparso il loro drummer turnista Amorth, una delle tante vittime della guerra contro la Russia, la band ha mostrato la grande forza di proseguire il proprio cammino artistico, riuscendo a reclutare diversi nuovi musicisti, tra cui il singer Howler, la seconda ascia Serhii Ivanov e il batterista DB. “Beyond The Black Horizon” rappresenta il frutto di tale neue kurs, un album molto profondo a livello testuale, visto che, accanto a perle liriche di satanismo ortodosso, vengono affrontati temi quali la fragilità umana, l’esistenzialismo e la morte. Il mix allo stesso tempo corposo e limpido, entro il quale spicca la versatilità vocale del frontman, consente l’emersione di un black metal energico e ipnotico, influenzato dal death e dall’heavy classico, ricco di stratificazioni chitarristiche e sfumature melodiche, quest’ultime capaci di rendere il disco “accessibile” anche per i profani dell’estremo. Un opus dunque brutale e accattivante, per gentile concessione dell’ambiziosa label britannica Serpent Sun Records.
Tracce consigliate: “Ніктелій”, “Funeral Of The Gods”, “Журба”

Sodality – Benediction, Part II (Norma Evangelium Diaboli)
Preghiere silenziose, rituali sacri, donne anziane la cui adorazione ascetica sembrava quasi sinistra: due anni fa, in “Benediction, Part I”, i Sodality ci proposero cinque brani nei quali il black metal assumeva la sua forma più devastante e istintiva, dove devozione e disperazione si scioglievano in un’unica estasi oscura. Con questo “Benediction, Part II”, i polacchi continuano la propria esplorazione di un metallo nero intimo, sporco e dalla fortissima allure spirituale, esercitando sull’ascoltatore una sorta di enorme pressione da soffocamento religioso. Le melodie diaboliche e gli assoli penetranti di T.Kaos appaiono cupi e ostili e suggeriscono una violenza quasi fisica, come se dogma e senso di colpa si fondessero in una tensione insopportabile all’interno della musica stessa, con i minacciosi suoni d’organo di contorno a sottolineare l’aura cultuale del disco. La voce ossessiva e versatile di Mark Of The Devil, combinata ai molti canti liturgici, provoca veri brividi lungo la schiena, marchiando un lavoro di intensa profondità esistenziale e radicato a fondo nell’humus stilistico della label francese Norma Evangelium Diaboli. Per tutti coloro che intendano immergersi in un’abbrutente apoteosi di fede.
Tracce consigliate: “Precious Blood”, “Heathen Angel II”, “Blood On A Mirror”

Taedifer – Indivinus (Archaic Sound)
La scena estrema della Repubblica Ceca è una delle più dinamiche e vibranti al mondo, pertanto risulta sempre singolare il fatto che così poche band riescano a rompere la cortina di ferro dell’underground nazionale e ad affermarsi a livello internazionale. Un buon esempio di gruppo di qualità nativo della patria dell’Obscene Extreme Festival lo si può reperire nei Taedifer, quintetto attivo dal 2021 che, l’anno dopo la fondazione, lanciarono un vero e proprio assalto frontale alla locale comunità death con la demo “Demons Of The Past”. Questo “Indivinus”, debutto sulla lunga distanza del combo boemo, richiama alla memoria l’operato dei vari Dismember, Entombed e Grave, ma, benché i parallelismi con le leggende svedesi appaiano molteplici, non si tratta di un mero e frusto copia e incolla. La formazione addotta un approccio molto personale ai dettagli, che si manifesta sia negli intricati assoli sia nel generale rifiuto di attacchi troppo veloci, prediligendo cadenze in mid-tempo dal taglio groovy, anche quando una scarica di blast beat avrebbe forse reso migliore la pietanza. Comunque un full-length energico e d’impatto, percorso da qualche occasionale sperimentazione e che riesce, in qualche modo, a trapiantare la Scandinavia nel cuore dell’Europa orientale: esordio convincente.
Tracce consigliate: “Doom Deserved”, “Crowned Deciever”, “Embrace The Darkness”





