TransSiberian Orchestra Night Castle 2 CD B002K9RTR6
RECENSIONI

Trans-Siberian Orchestra – Night Castle

Ben 9 anni sono passati da quando il compositore Paul O’Neill diede alle stampe, con la firma della Trans-Siberian Orchestra, quel piccolo, grande capolavoro che risponde al nome di “Beethoven’s Last Night”. Nel mentre, il Nostro ha concluso, senza destare troppo clamore, la sua personale trilogia di strenne natalizie con l’innocuo “The Lost Christmas Eve”, per cui un ritorno in grande stile al musical rock propriamente detto accresceva ulteriormente l’aspettativa.
D’altronde, è bene ricordarlo prima di addentrarci nella critica di questo “Night Castle”, O’Neill è stata una delle menti dietro capolavori assoluti di concept molto elaborati e significativi in epoca Savatage, opere del calibro di “The Wake Of Magellan”, “Dead Winter Dead” e, dulcis in fundo, il leggendario “Streets – A Rock Opera”.
L’attesa, poi, per noi aficionados dei Savatage era oltremodo straziante, in quanto per questo doppio disco Paul sarebbe tornato a lavorare a stretto contatto con Jon “The Mountain King” Oliva, più che col socio Trans-Siberiano di sempre Robert Kinkel (comunque confermato, come di consueto, alla produzione anche di questo inciso).
Bene, direi che è il caso di cominciare ad elencare i motivi per cui questa straziante attesa non solo non è stata ripagata, ma è pure sfociata in uno dei dischi più deboli su cui il genio di O’Neill abbia messo mani, cuore e cervello.

Il motivo di cotanta delusione non risiede affatto nella storia: l’avventura del tenente William Cozier perso nel castello delle cose dimenticate di proprietà del vecchio saggio Erasmus è talmente ripieno di emozionalità e di tutti i cliché del Nostro compositore, che è impossibile non sentirsi immediatamente a casa leggendo trama e svolgimento di questo classico viaggio di redenzione dell’uomo attraverso l’intrusione del fantastico (tema onnipresente in tutti i musical di O’Neill, sia che si tratti del cantante rock DT Jesus di “Streets”, che del Beethoven tormentato e diabolicamente tentato di “Beethoven’s Last Night”).

Ecco: se i cliché narrativi non sono affatto perniciosi, diciamo che quelli musicali danno un po’ più di fastidio. Capiamoci: che i dischi di O’Neill suonino tutti un po’ uguali è un dato di fatto; tuttavia, c’è sempre una sottile linea tra il piacere dell’autocitazione – che poi sarebbe la firma dell’artista – ed il plagio impoverito, ed è con questo secondo caso che, in questo doppio-disco, abbiamo tragicamente a che fare. Quindi, tra un saccheggio vero e proprio da opere del passato ( “Mozart And Madness”, copia-incolla da “Dead Winter Dead”, e “Believe”, copia-incolla da “Streets”), tra brani che richiamano grandi capolavori del passato dei Savatage, ma tragicamente meno incisivi (“Another Way You Can Die” che pare la versione demo scartata di “Blackjack Guillotine”), si delinea con chiarezza il secondo difetto macroscopico dell’opera: la totale mancanza di energia od ispirazione.
Pare davvero incredibile, ma la quasi totalità dei brani qui proposti si sviluppa tutta nello stesso, identico, modo: partenza per pianoforte, inserto di chitarra elettrica (ma non troppo forte), partenza della sezione ritmica (ma mai troppo convinta), quindi teorici crescendo fino a ritornelli di grande respiro; questo sulla carta, il risultato che salta all’orecchio, invece, è quello di canzoni piatte, monocordi, prive di ogni brio e fantasia.
Una drammatica linea piatta portata avanti con scarsa convinzione anche dai diversi cantanti chiamati a donare la voce ai personaggi dell’opera: nonostante la lunga la lista di guests risulta essere appetitosa meno della metà di quella che compariva su “Beethoven’s Last Night” (degno di menzione per fama, su “Night Castle”, c’è soltanto Jeff Scoto Soto), il vero problema delle voci è il manierismo scolastico eccessivamente sterile in cui la musica, inevitabilmente, le costringe. Ne conseguono prove vocali che, invece di colorare i brani con dinamica e passione, si accontentano di accomodarsi su soluzioni sanremesi che, francamente, contribuiscono non poco a rendere indigesto un piatto ricchissimo, addirittura spalmato su due dischi, un concept che non solo pare interminabile, ma che si concede addirittura un epilogo di due tracce in cui compare una cover di “Believe” talmente priva dell’originaria, disperata, speranza, che si potrebbe addirittura arrivare a dubitare che la paternità del brano sia di O’Neill, visto che opera un vero e proprio deturpamento del proprio capolavoro (un po’ come se Leonardo si fosse messo a sfregiare la Gioconda).
E laddove la musica classica viene usata in modo massiccio (come l’influenza di Verdi e Delibes sull’inizio di “Night Enchanted”), essa non sembra costituire un valido spunto su cui costruire fantasiosi pastiche ma, piuttosto, una triste parodia rock malriuscita delle arie originali.

A questo punto, non vorrei suonare eccessivamente disfattista: qualcosa di quest’opera si salva, come un artwork ricchissimo ed accattivante, ma anche tremendamente fragile (d’altronde, il booklet di 34 pagine fa sentire tutto il suo peso sulla colla del digipack, siatene consapevoli e maneggiatelo con cura!), un trittico di pezzi che aprono il secondo disco che ci ricordano quanto O’Neill sa essere bravo nella scrittura di canzoni (in particolare, il dinamismo totalmente musical di “Epiphany” e l’unico abbraccio ben riuscito tra musica classica e rock su “Moonlight And Madness”), ed un divertissement conclusivo totalmente slegato dall’opera e basato sul celebre Schiaccianoci di Tchaikovsky (“Nutrocker”).

Il resto, e spiace davvero dirlo, è uno dei più clamorosi passi falsi dell’autore newyorkese, un’opera difficile da digerire tutta d’un fiato e che porta alla conclusione davvero amara che se Paul O’Neill non riuscirà ad entrare nel gotha dei grandi del musical rock made in USA, sarà anche e soprattutto grazie ad opere raffazzonate come “Night Castle”. Speriamo al più presto, quindi, di poter tornare ad utilizzare la parola “capolavoro” associata ad un disco/storia della Trans-Siberian Orchestra.

Tracklist

CD1:

01. Night Enchanted
02. Childoodh Dreams
03. Sparks
04. The Mountain
05. Night Castle
06. The Safest Way Into Tomorrow
07. Mozart And Memories
08. Another Way You Can Die
09. Toccata – Carpimus Noctem
10. The Lion’s Roar
11. Dreams We Conceive
12. Mother And Son
13. There Was A Life

CD2:

14. Moonlight And Madness
15. Time Floats On
16. Epiphany
17. Bach Lullaby
18. Father, Son & Holy Ghost
19. Remnants Of A Lullaby
20. The Safest Way Into Tomorrow (Reprise)
21. Embers
Bonus tracks:
22. Child Of The Night
23. Believe
24. Nutrocker
25. Carmina Burana
26. Tracers
Exclusive live tracks:
27. Requiem (Live 2010)
28. Carpimus Noctem (Live 2010)