È il momento di tirare fuori dall’armadio le giacche in lamè e di indossare quanti più lustrini e paillettes possediate. Se per Capodanno è ancora troppo presto, è sicuramente il momento giusto per brillare sulla pista da ballo più colorata della Scozia, sulle note del nuovo, luccicante album dei Primal Scream.
La band di Glasgow che da metà anni ’80 riesce a dar vita a musiche trascinanti mescolando generi diversi, con la facilità con cui noi uniamo il gin alla tonica per dar vita ad aperitivi indimenticabili, è tornata dopo 8 anni con “Come Ahead”. Un’espressione di sfida, di quelle che si dicono nei film poco prima di una baruffa, due parole che sottintendono, in chi le pronuncia, un tratto combattivo, ma anche fiducioso nelle proprie capacità. Bobby Gillespie guarda dritto in faccia l’interlocutore e lo affronta fermamente: fatti sotto!
Undici tracce fatte di profonde linee di basso, synth sbarazzini, trombe trionfali, archi trascinanti, batteria dai beat pulsanti e splendide melodie di pianoforte. Poche schitarrate, ma ben posizionate a scandire il flusso della narrazione. Un’ora durante la quale il funk incontra la dance, il rock elettronico abbraccia quello psichedelico, 60 minuti durante i quali non ci si può annoiare perché quest’album ti trascina dentro la musica e non ti lascia più.
Sembra quasi di tornare ai tempi di “Screamadelica”, nel quale, tra l’altro, compare “Loaded” una delle colonne sonore del film The World’s End con Simon Pegg e Nick Frost. Quasi, perché nel nuovo lavoro degli scozzesi manca quella vena di ambigua ironia che poteva farteli amare o farti lanciare il cd fuori dalla finestra per non sentirne parlare mai più.
Tornando ad oggi, pare che “Come Ahead” sia stato concepito a partire dal 2019 e che il cantante, essendo stato travolto dall’ispirazione, sia partito dai testi per raccontare una storia che soltanto in un secondo momento è stata tradotta in musica. Registrato tra Belfast, Londra e Los Angeles, l’ultima fatica della band, co-prodotta da David Holmes insieme al chitarrista Andrew Innes, manifesta una spirito spiccatamente scozzese, chiaramente non per le sonorità (non troverete cornamuse e atmosfere alla Highlander), ma per l’atteggiamento vigoroso e, al contempo, fiducioso di cui è intriso e che viene già preannunciato dal titolo.
Tutto inizia con un caldo coro gospel che, con la tipica solennità che contraddistingue la maggior parte dei riti religiosi, canta della gloria di accettare la fine “When my time finally comes, I’ll be ready, When my day is done, I’ll be ready, When the night darks the sun, I’ll be ready, Oh Lord, Ready to go home”. Non si tratta di mera rassegnazione al verificarsi dell’inevitabile, ma della consapevolezza di essere pronti ad andare in un posto migliore. Si respira entusiasmo, ci si lascia trasportare dal coinvolgente e ondeggiante funky.
Il lato più ribelle dell’autore spicca in “Love Insurrection”, che in chiave soul affronta il tema di un mondo sempre più malato e diviso da guerre (spoiler: c’è un bel intervento in italiano), e anche in “Innocent Money” c’è un’idea di marxismo che, seppur affrontato in modo genuinamente superficiale, aiuta a far emergere la rabbia verso un Paese ormai corrotto dal denaro e lontano dal concetto di comunione. Allo stesso modo le “False Flags” sventolano nel cielo di potenti che traviano giovani con la promessa di farli diventare uomini veri, uomini duri. E deve essere così perché “Love Ain’t Enough”, concetto espresso con lucida razionalità su un ritmo incalzante scandito da una batteria che diventa la protagonista del pezzo. E poi c’è il problema della felicità che viene inseguita e mai raggiunta quando in realtà non ci si rende conto che abbiamo tutti i mezzi a disposizione per dirci felici, perché si tratta solo di una scelta.
Arrivati ormai all’ultimo brano, viene da chiedersi quale sia il messaggio finale che il frontman vuole condividere con il mondo. C’è speranza per il futuro, c’è la compassione verso il prossimo, c’è accettazione del lato più oscuro dell’umanità perchè, se esiste un lato buono, ne esiste anche uno cattivo. Ma la mera consapevolezza non porta a nulla. Bisogna affrontare le prepotenze, ritrovare quello spirito di unione necessario per combattere le ingiustizie e darsi da fare per cambiare le cose.
Cosa aspettate? Come ahead!
Tracklist
01. Ready To Go Home
02. Love Insurrection
03. Heal Yourself
04. Innocent Money
05. Melancholy Man
06. Love Ain’t Enough
07. Circus Of Life
08. False Flags
09. Deep Dark Waters
10. The Centre Cannot Hold
11. Settler’s Blues















