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Ogni promessa è debito e i Queens Of The Stone Age sono stati di parola: dopo l’annullamento dell’anno scorso dovuto a un improvviso problema di salute del cantante Josh Homme, la band californiana ha mantenuto la parola data, recuperando l’attesa data dell’AMA Festival 2024. Ed è dalla stessa band che parte l’apprezzamento per il festival, alla sua decima edizione, in una bella cornice immersa nella natura che, a detta di Josh Homme in persona, è “esattamente dove vorremmo essere in questo momento”.
Le porte si aprono puntuali alle ore 16 e i primi avventori, pronti a conquistare la prima fila, attraversano di corsa l’ampio prato che porta verso il palco. C’è un’atmosfera calma e rilassata, ci si gode il fresco, le birrette e pazientemente si attende l’arrivo dei primi opening act ovvero i The Amazons. La band inglese, reduce dall’uscita dell’ultimo lavoro “21st Century Fiction”, offre un set breve ma pieno di energia che ripercorre la loro carriera dal 2014 ad oggi, il tutto molto apprezzato dal pubblico già numeroso. Seguono dopo una breve pausa i The Kills, una band che ha meno bisogno di presentazioni: il duo porta in scena una corposa scaletta di ben 16 brani che tengono alta l’attenzione e la voglia di divertirsi del pubblico dell’AMA Festival.

È però per i veri protagonisti della serata, i Queens Of The Stone Age, che l’aspettativa e l’attesa crescono di minuto in minuto fino ad esplodere quando Josh Homme e soci si presentano puntualissimi sul palco. L’apertura del set è affidato a una vera chicca per gli appassionati, “Regular John”, tratta dal primo lavoro omonimo della band, seguita inaspettatamente subito dall’iconica “No One Knows”, ovviamente cantata dalla prima all’ultima nota col calore che solo il pubblico italiano sa riservare a questo brano ormai leggendario. Un’ulteriore chicca dal passato con “Monster In The Parasol” chiude un inizio di set da manuale e il ghigno di Josh Homme è la prova che il bello deve ancora venire per i fan di nuova e vecchia data dei Queens Of The Stone Age. Subito infatti si fa un salto nel passato un po’ più recente della band con un paio di brani tratti dall’album “…Like Clockwork” del 2013, ovvero “Smooth Sailing” per placare un po’ i bollenti spiriti che però vengono subito ravvivati con un’adrenalinica versione di “My God Is The Sun”. È la volta di qualche brano tratto invece dall’ultimo album, “In Times New Roman”, in particolare “Emotion Sickness”, “Paper Machete” e “Made To Parade”, apprezzatissima dal pubblico di Romano D’Ezzelino.
Da questi brani, che suonano perfettamente amalgamati vicino a pezzi più datati, provano come ormai la sezione ritmica e sonica composta da Troy Van Leeuwen, Dean Fertita, Michael Schuman e Jon Theodore funzioni alla perfezione come un macchinario ben oliato nell’eseguire brani vecchi e nuovi e nel supportare un Josh Homme più scanzonato e rilassato del solito. Non è facile per loro cimentarsi con brani suonati e cantanti da veri e propri mostri sacri dello stoner e del rock in generale, due nomi su tutti: Dave Grohl e il compianto Mark Lanegan; per quanto possa suonare scontato, è sempre bene ricordare come i Queens Of The Stone Age nella loro attuale formazione si mantengano sempre fedeli alla loro identità più intrinseca ed è questo che fa di loro uno dei gruppi più importanti della storia recente del rock.

Tra una battuta e un apprezzamento a delle fan piuttosto esuberanti, Josh Homme dirige il suo pubblico con la sua solita ironia e maestria, addirittura dicendo alla security di non interrompere i crowd surfing e il pogo perché “siamo tutti qui per divertirci… in modo sicuro”. Molto apprezzata, anche se forse non proprio per tutti, “Better Living Through Chemistry”, brano tratto dal secondo album “Rated R” e che è uno dei veri e propri manifesti dell’evoluzione dello stoner in quel robot rock che è la firma inconfondibile dei Queens Of The Stone Age. L’ammiccante “Make It With Chu” è un nuovo momento di rilassatezza e ilarità generale, ma si tratta solo un piccolo preludio al gran finale con “Go With The Flow” e l’epica “Song for the Dead”, una conclusione perfetta per una serata intensa, godibile e senza sbavature.
Una sinergia, quella tra i Queens Of The Stone Age e il loro pubblico che si incastona perfettamente nel contesto di un festival ben organizzato a misura di fan di nuovo e vecchio corso, con tutto ciò che serve per portarsi a casa ricordi piacevoli e preziosi.
Setlist
Regular John
No One Knows
Monsters in the Parasol
Smooth Sailing
My God Is the Sun
Emotion Sickness
If I Had a Tail
Paper Machete
Negative Space
I Sat by the Ocean
Carnavoyeur
Better Living Through Chemistry
Sick, Sick, Sick
Make It Wit Chu
Little Sister
Go With the Flow
Song for the Dead





