Sarà giunto il tempo di un nuovo inizio, o è forse ancora necessario scavare a fondo nelle ferite del passato? Una domanda a cui, forse, neanche “Even In Arcadia” può dare una risposta chiara e definitiva. Una cosa è certa: gli Sleep Token hanno senz’altro iniziato a girare l’angolo per dare una svolta al loro percorso. La promozione del disco è stata una vera e propria caccia all’indizio: il sito ufficiale è stato ripulito, ai fan è stata data una scelta: “The house must endure” o “The cycle must end”. Ma questo è solo l’inizio: quiz, simboli criptici, teaser misteriosi e frammenti sonori pubblicati sui social e su piattaforme alternative hanno trasformato l’attesa del disco in un’esperienza collettiva, quasi liturgica. Ma nulla avrebbe potuto prepararci al viaggio sonoro contenuto in queste tracce.
Gli Sleep Token ci hanno abituati alla commistione tra generi, ma in “Even in Arcadia” questa dualità esplode e diventa struttura portante dell’intero disco. Se con “Take Me Back To Eden” il metal e la musica elettronica dalle influenze più variegate hanno raggiunto una fusione perfetta, fluida e senza troppi strappi, nel quarto lavoro di Vessel l’esigenza di evidenziare una spaccatura interna diventa tangibile con l’incredibile divario fra i generi. L’album si apre con una delicatezza quasi sacrale: linee vocali sussurrate, synth eterei, un minimalismo quasi ambient. Ma basta poco perché la calma venga frantumata da impennate ritmiche e chitarroni.
Una voce emotiva, ma in modo diverso, così come tutto il resto: Vessel è ormai consapevole delle eclissi dentro di sé, le governa e ce le mostra con controllo e senza paura di essere vulnerabile e brutalmente onesto. Se infatti “Emergence”, il primo singolo, è una summa dello stile Sleep Token, “Caramel” è il singolo senz’altro più rappresentativo della nuova direzione della band mascherata: un ritmo reggaeton è stato scelto per parlare di un “beautiful nightmare”, il palco come prigione, la vita di una celebrità che cerca di mantenere l’anonimato. Un testo amaro tradisce un titolo dolce che, sul finale, si abbandona a contrasti ritmici e graffianti, come ci si aspetterebbe.
Tuttavia non è solo questione di stile musicale: “Even in Arcadia”, come i lavori precedenti, è ricco di riferimenti all’onirico, alla mitologia, ma la grande novità è un fortissimo senso di realtà, quasi disarmante, una presa di coscienza che rompe davvero con il passato: oltre ad un dialogo diretto che Vessel cerca con il suo pubblico, non si può non citare la tormentata storia d’amore tra Vessel e Sleep. Motore della trilogia precedente è un forte senso di ambiguità, un racconto sospeso fra sogno e realtà, al punto da domandarci se non sia tutto frutto della fantasia. “Gethsemane” sembra però fugare ogni dubbio, carico di rabbia per una relazione difficile che finisce, forse, con un senso di liberazione ed una sorprendente e commovente citazione ad “Euclid”. Sulle note di “The night belongs to you/This bough has broken through” si contrappone la nuova:”What might be good for your heart/Might not be good for my head”. Forse, stavolta, il ciclo si concluderà per davvero.
Un disco che divide: il passato dal presente, il pop dal metal, ma anche i fan: per chi ha seguito gli Sleep Token dai tempi di “Sundowning”, “Even in Arcadia” potrebbe sembrare un tradimento. E in parte lo è, ma è soprattutto un atto di coraggio artistico di chi si rifiuta di restare bloccato nelle aspettative. Non si tratta di un disco per compiacere il pubblico: costringe a fare i conti con il cambiamento, e che al contrario cerca la collaborazione del pubblico. Il passato viene evocato, ma non idealizzato. Viene smontato, analizzato, assorbito e trasfigurato in nome di una sincerità, che diventa la spada per combattere le mostruose sfide che si insidiano nel presente e sbarrano la strada al futuro. Un passaggio necessario, a cui si invita il pubblico, nel rispetto delle scelte artistiche e nell’accettazione del cambiamento.
Cambiamento che passa anche per i numeri: all’uscita, “Emergence” ha superato gli ascolti di “Sunset Blvd” di Selena Gomez, piazzandosi al primo posto in classifica su iTunes. Dai Gojira che suonano alle Olimpiadi agli Sleep Token che scalano le classifiche globali, stiamo vivendo un momento storico in cui l’estremo incontra il pubblico più vasto e trova il modo di essere spietato e sincero. Insomma, che ci piaccia o no, gli Sleep Token e il metal sono diventati ormai impossibili da ignorare. Non possiamo che accettare la realtà, indossare l’armatura e affrontare il futuro con fierezza.
Tracklist
- Look To Windward
- Emergence
- Past Self
- Dangerous
- Caramel
- Even In Arcadia
- Provider
- Damocles
- Gethsemane
- Infinite Baths


















