CONCERTIFESTIVALLIVE REPORT

Sziget Festival – Il diario – Day 2

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Giorno 2

Questa giornata è stata un po’ particolare e decisamente speciale per la sottoscritta, poiché dopo oltre un anno rivedo un gruppo a cui sono particolarmente affezionata e devota: i Kasabian. Quindi per questo giorno – e per questo soltanto – metto da parte il mio essere fotografa professionista e ritorno una semplice fan.

Così, mi reco alle 10:30 alla transenna del main stage, ancora vuota, per prendere il mio posto in prima fila… Proprio come si faceva prima di diventare fotografi. Una lunga e faticosa giornata, per la conquista (e la conservazione) dell'amata ed agognata posizione… Decisamente, non mi ricordavo che essere fan fosse così faticoso!

E’ stata, quindi, una giornata prevalentemente di attesa: piuttosto che saltare da un palco all’altro per cercare di fotografare quanti più gruppi possibili, mi sono focalizzata sulle 3 band che precedevano i Kasabian, ovvero i Ben L’Oncle Soul (decisamente una scoperta interessante nell'universo musicale francese: segnatevi questo nome, perché sono davvero validi), gli elettronici La Roux e gli americani Good Charlotte.

Mentre attendevo e mi gustavo le band sul main stage, la classica situazione di stare per ore in piedi, stretta da persone dietro e sull'attenti per non perdere il proprio posto a discapito di qualche furbo (o furba) dell'ultimo minuto che vuole rubarti la tua conquista, mi costringeva a ripetermi: “ma chi me l'ha fatto fare, non ho più l’età e lo spirito per queste cose!”.

Ma poi, quando alle 19:20 cala lo sfondo con la grande scritta Kasabian sull’immenso telo, ogni dolore viene dimenticato… ed il concerto a lungo atteso, finalmente, inizia. Purtroppo, i volumi un po’ bassi e problemi tecnici alle casse spie minano uno show che, a conti fatti, risulta comunque soddisfacente, ed in grado pienamente di ripagare chi, come me, ha sacrificato l’intera giornata di festival in onore della band britannica.

Segnalo inoltre, dopo i Kasabian, la calata dei The Chemical Brothers, che concludono la serata sul main stage con uno show a metà strada tra il dj-set ed il live vero e proprio, come da antica tradizione per il duo di Londra.

Mi sono persa, ahimè, i Judas Priest, che si sono esibiti sul palco metal con tanto di fuochi d'artificio che si potevano sentire e vedere da ogni angolo del festival; tuttavia, si sa, al cuor non si comanda, non me ne vogliate (troppo!).

A domani !

Da Budapest, Annalisa Russo

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