cure songsofalostworld cover
NUOVE USCITERECENSIONI

The Cure – Songs Of A Lost World

Robert Smith aveva iniziato a parlare di un nuovo album dei The Cure nel 2019 e a settembre è stata finalmente annunciata l’uscita di “Songs Of A Lost World”, arrivato ben 16 anni dopo il precedente “4:13 Dream”. Un’attesa decisamente lunga che, tuttavia, è valsa la pena. I fan della band avevano già potuto avere un assaggio di alcuni dei brani contenuti nell’album durante l’ultimo tour mondiale Shows Of A Lost World, tuttavia la sensazione di premere play e poter ascoltare del nuovo materiale da parte di Robert Smith e soci era qualcosa che non provavano da tempo. Inoltre i pezzi sono stati rielaborati in sala registrazione, ottenendo un risultato ancora migliore.

Ad aprire il disco è il primo singolo estratto dallo stesso, “Alone”. Anticipato da un’intro di ben 3 minuti e mezzo (che forse si poteva un po’ accorciare), sembra suonare un po’ come un addio. Robert Smith canta “This is the end of every song that we sing”, sembrando quasi salutare i suoi fan e rivivere in un’unica canzone tutta la storia dei The Cure. “Alone” sembra, difatti, un insieme di tanti brani precedenti e riprende le tinte dark di “A Forest” miste alle atmosfere più sognanti di “Disintegration”. Il messaggio lanciato nel primo brano sembra continuare nel secondo che, già con il suo titolo, “And Nothing Is Forever”, dà l’impressione che i The Cure stiano dichiarando la loro gloriosa fine o guardando indietro al passato con nostalgia. Anche qui il cantato è preceduto da una lunghissima ma emozionante intro, che ci accompagna per mano nel misterioso ma meraviglioso mondo dei The Cure.

Nel complesso quasi tutti i brani durano più di 5 minuti (in alcuni casi anche molto di più) e le parti strumentali sembrano prevalere su quelle cantate. Sebbene la scelta non sia per nulla radiofonica i The Cure possono permettersela. In fin dei conti stiamo parlando di una band storica, ispiratrice di moltissimi gruppi posteriori e che non necessita necessariamente di stream o passaggi in radio per farsi conoscere ed apprezzare: non è un caso che nel momento della sua uscita, il secondo singolo “A Fragile Thing” fosse ricondiviso ovunque. Anche qui l’ascoltatore ha la sensazione di fare un tuffo nel passato. In fondo Robert Smith con il suo capello cotonato ed il rossetto rosso non se n’è mai andato, è soltanto cresciuto ed insieme a lui anche la sua musica continua a parlare al cuore di milioni di persone.

In “Warsong” e “Drone:NoDrone” tra distorsioni e riverberi, ancora una volta ci si addentra in un mondo oscuro ma allo stesso tempo confortante. La struggente “I Can Never Say Goodbye”, brano dedicato al fratello scomparso di Smith, suona quasi come una ninnananna con cui la band sembra cullare il defunto tra piano, archi e chitarre in crescendo. Più incalzante è invece il ritmo della successiva “All I Ever Am”, dove synth e batteria fan da padrone. Chiude “Endsong”, il cui titolo già sembra dire tutto: un epilogo perfetto di un album che segna il ritorno sulle scene (o forse l’addio definitivo?) di una delle band più influenti del post punk.

Sebbene si senta un po’ la mancanza di brani dalle sonorità più pop, allegre e radiofoniche come i classici “Why Can’t I Be You?”, “Friday I’m In Love” o “In Beetween Days”, nel complesso il disco cammina comunque in maniera scorrevole. Sicuramente è valsa la pena di aspettare tutto questo tempo ed una cosa è certa: i The Cure raramente deludono.

Tracklist

01. Alone
02. And Nothing Is Forever
03. A Fragile Thing
04. Warsong
05. Drone:Nodrone
06. I Can Never Say Goodbye
07. All I Ever Am
08. Endsong