Io lo so che il lavoro di recensore è uno di quelli sporchi, se così posso dire; tecnicamente bisognerebbe far valere l’obiettività sull’opinione meramente più personale, mettendo in evidenza in maniera del tutto imparziale, evitando anche le numerose influenze randomatiche, la risultante dell’album in esame. Purtroppo ciò non avviene sempre, anche se si cerca in tutte le maniere di risultare i più imparziali possibili. E purtroppo è questo il caso di “Transhuman” degli statunitensi Believer.
Nati nei tardi anni ottanta in Pennsylvania da un’idea del vocalist/chitarrista Kurt Bachman e del batterista Joey Daub, i Believer sfornano il loro debut album “Extractions from Mortality” nel 1989 (a cui seguono 3 album) che riceve un discreto successo per una formazione, ancora acerba, che mescolava sapientemente vari generi metal diventando una sorta di ibrido tra Thrash e Prog. La band si è addirittura sciolta nel 1994 salvo poi rientrare sulla scena una decina d’anni più tardi rilasciando un album live ed il penultimo lavoro in studio “Gabriel” uscito nel 2009.
Quello che colpisce subito è la copertina candida e bianchissima, una figura umana-biotica campeggia in primo piano facendo correre la mente verso lidi futuristici ed elettronici, dove i chip, il silicio e le nanotecnologie la fanno da padrone. Non per nulla il concept che gravita attorno all’album è da ricercarsi nelle due definizioni di “Transumanismo”: il movimento intellettuale e culturale che sostiene la possibilità e l’opportunità di migliorare la condizione umana attraverso lo sviluppo ed ampliamento delle tecnologie, eliminando l’invecchiamento, migliorando notevolmente le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche dell’individuo e lo studio delle ramificazioni, promesse ed i potenziali pericoli delle tecnologie che ci permetterebbero di superare i fisici limiti umani, e conseguente studio degli sviluppi etici e morali.
Devo dire che purtroppo il “transumanismo” non ha aiutato il combo a stelle e strisce, le tecnologie attualmente presenti (e sto parlando di chitarre, batterie etc) non hanno aumentato e migliorato le prestazioni dei nostri, anzi, hanno reso il tutto ancora più indecifrabile e insipido. La direzione intrapresa dalla band non è del tutto chiara: un misto di prog, heavy, thrash e chi più ne più ne metta che non fa altro che “confondere” e straniare l’ascoltatore. Potreste immaginare i Believer come una bussola impazzita che non segna mai il Nord. Musicalmente e tecnicamente non si ha nulla da segnalare, buona tecnica e produzione di livelli assolutamente accettabili, quello che stona è forse una struttura delle canzoni lasciate fin troppo allo sbaraglio, l’ascolto ne risente ed è talvolta nebbioso (e tutti sappiamo quanto sia difficile navigare nella nebbia con una bussola impazzita) e sciapo, la voce di Kurt si somma ai difetti segnalati non riuscendo proprio a dare quel pizzico in più necessario a convincere ed illuminare.
Insomma, un album che al sottoscritto non ha lasciato nulla (sarà anche che sono poco affine al genere), che vuole fare tutto e niente, che si basa su interessanti argomenti ma che non riesce ad approfondire ed appassionare (sotto il punto di vista dei testi non posso dire alcunché). Un album incolore come la copertina, che forse era un segnale di monito vero e proprio.
Tracklist
01.Lie Awake
02.G.U.T.
03.Multiverse
04.End Of Infinity
05.Transfection
06.Clean Room
07.Currents
08.Traveler
09.Ego Machine
10.Being No One
11.Entanglement
12.Mindsteps
















