Serata tutta nordamericana quella del 20 ottobre al Legend Club di Milano. Protagonisti assoluti gli Unleash The Archers, che dopo quasi otto anni di assenza sono finalmente tornati in Italia. L’ultima volta li avevamo visti condividere il palco con Orden Ogan e Rhapsody of Fire, ma ora sono loro gli headliner per presentarci “Phantoma”, il loro sesto album in studio.

A dare il via alla serata sono i Seven Kingdoms, che salgono sul palco mentre il locale è ancora mezzo vuoto. La band californiana si rivela una scelta perfetta per aprire agli Unleash The Archers, grazie a un sound che, pur con qualche sfumatura più vintage, si incastra alla perfezione con quello dei big della serata. L’accoglienza del pubblico è calorosa sin dalle prime note, nonostante molti non li conoscessero. A catturare immediatamente l’attenzione è la carismatica Sabrina Cruz, che si presenta sul palco con pantofole ai piedi e una corona a forma di cheeseburger, fedele al suo soprannome di Burger Queen. Ma al di là degli accessori stravaganti, è il suo sorriso contagioso e l’energia travolgente a conquistarli definitivamente. Alla fine del set, l’obiettivo è centrato: i Seven Kingdoms lasciano il palco tra applausi e consensi, guadagnandosi l’approvazione del pubblico italiano.

Occhiali da sole da sciatori, canottiere e chitarre dai colori sgargianti: gli Striker salgono sul palco con un look tutt’altro che sobrio, incarnando alla perfezione lo spirito dell’hair metal anni ‘80, con un tocco di modernità. Il loro sound, carico di riff taglienti e ritornelli accattivanti, richiama i grandi nomi del genere, strizzando, in particolar modo, l’occhio agli Steel Panther. I cliché non mancano, tanto che qualcuno tra il pubblico, sentendo l’intro di “Former Glory”, la confonde per “Kickstart My Heart” dei Mötley Crüe. Ma poco importa, perché la band sa come intrattenere e l’energia è quella giusta. Non mancano i fan, che già rodati, cantano le loro canzoni a squarciagola, mentre altri, pur non conoscendoli bene, si lasciano trascinare dall’atmosfera.

Con qualche minuto di anticipo, termina l’attesa dei fan degli Unleash The Archers. Una breve intro, il tempo di un respiro ed ecco gli arcieri di Vancouver, che danno il via alle danze con “Ph4/NT0mA”, catapultando il pubblico nel nuovo concept album. Gli acuti di Brittney Slayes, sin dalle prime battute, fendono l’aria come lame – o meglio, come punte di frecce scoccate con precisione letale – mentre il resto della squadra martella senza tregua. Arrivano poi “Ghosts in the Mist”, “Green & Glass” e “Gods in Decay”: la resa è impressionante. Se già in studio questi brani suonano brillanti, dal vivo acquistano ancora più potenza e intensità. Poi, un tuffo nel passato recente con tre cavalli di battaglia di “Apex”, due dei quali già parte della scaletta nell’ultima apparizione italiana della band: “Awakening”, “The Matriarch” e, ovviamente, la title track, che infiamma ulteriormente l’entusiasmo della sala.
A questo punto, un attimo di tregua. La band lascia il palco e nel buio della sala risuona “Waking Dream”, che il pubblico canta mantenendo calde le ugole. È il segnale che il testimone della serata sta per passare ora ad “Abyss”, album che non avevamo potuto sentire live in quel maledetto periodo segnato dal Covid. Ma la band rimedia con tre pezzi esplosivi: la stessa title track, “Soulbound” e “Faster Than Light”. Quest’ultima è un concentrato di adrenalina che non solo mette in risalto l’incredibile estensione vocale di Slayes, ma riesce persino a far correre per il piccolo palco del Legend il chitarrista Grant Truesdell e il bassista Nick Miller, totalmente immersi nell’energia del momento. Ci si avvicina alla fine, la frontwoman ci introduce il penultimo pezzo come il loro primo successo da quando hanno firmato con Napalm Records: dopo una cavalcata notturna a tutta velocità, la band canadese si congeda sul palco per poi tornare sui one more song dei presenti. L’encore è affidato a una cover: Brittney spende ancora due parole sul significato di “Northwest Passage” di Stan Rogers, poi lascia che sia il pubblico a renderla ancora più speciale, cantandola all’unisono. Un finale suggestivo, che mette il sigillo su un concerto semplicemente fantastico.
A fine serata, una domanda sorge spontanea: si può davvero suonare meglio di così un genere tanto tecnico e impegnativo dal vivo? Gli Unleash The Archers dimostrano che la risposta è tutt’altro che scontata. La loro esecuzione è magistrale sotto ogni aspetto: dalla potenza vocale di Brittney Slayes, per passare alla precisione chirurgica del resto della band, fino ai growl dei due chitarristi. Gli arcieri della Columbia Britannica hanno scoccato le loro frecce, e lo hanno fatto con una mira infallibile.
Setlist
Ph4/NT0mA
Ghosts in the Mist
Green & Glass
Gods in Decay
Awakening
The Matriarch
Apex
Abyss
Soulbound
Faster Than Light
Tonight We Ride
Northwest Passage





