EvaMilk zorn 2011 00
RECENSIONI

Eva’s Milk – Zorn

Chi dice che le band italiane non hanno riscontri all’estero dovrebbe riconsiderare quanto succede in questo tardo autunno musicale indiependente che volge, inesorabilmente, verso l’inverno. Abbiamo già parlato dei bolognesi A Classic Education adottatti da Pitchfork, oggi parliamo, invece, dei novaresi Eva’s Milk, giunti con “Zorn” al secondo episodio in discografia sempre sotto le ali protettrici della tedesca Fuego Records, un patto di fiducia che ha aperto loro le porte del riconoscimento europeo, soprattutto in Germania, dove il video di “Turpetine” è rimasto per due settimane nella homepage del Myspace tedesco, e questo nonostante le liriche della band siano tutte in italiano.

D’altronde, è facile immaginare gli Eva’s Milk all’estero, con quelle solide basi di grunge e stoner puramente ‘90s, tuttavia rilette in un sano isterismo alla Tool, un’inquietudine che rende sempre le canzoni sorprendenti, imprevedibili, sfuggevoli, con chitarre costantemente protagoniste delle varie composizioni. E questo nonostante in questo “Zorn” si sia aperto un poco di più la musica ad una certa melodiosità italiana (ascoltate la distensione di “Cuscinate”), una piccola infusione in un mare di acido rock che porta gli Eva’s Milk un passo più vicino ai più primordiali e feroci Verdena, e basta ascoltare la ruvida ballata di “94 Buchi Neri” o il singolo “Al Tempo Di Caronte” per rendersi conto della veridicità delle parole sinora scritte. Si ha proprio la sensazione di avere per le orecchie un urlo feroce (quello del cantante Andrea) avvolto da uno sferzante mare di chitarre in tumultuosa tempesta (le stesse che provocano quei tagli in copertina?), il tutto in un drappo di melodia che funge da chiave di lettura dell’intero lavoro (il cuore che pulsa sangue al di sotto del nero della copertina?).

Come già accennato, il pregio maggiore del lavoro è la sua sfuggevolezza, inteso come: nonostante le canzoni siano costruite in modo non lineare, riescono sempre a travolgere ed affascinare l’ascoltatore, che non può fare a meno di lanciarsi all’inseguimento del vortice della titletrack, oppure dal tiro violento e spietato di “Volcano”, con quell’intermezzo che riporta alla mente certe linearità del surfing rock, rendendo tutto ancora più accattivante.

Un disco, quindi, che seppur non dice, in fondo in fondo, nulla di nuovo, sa farsi apprezzare dall’inizio alla fine, senza concederci un solo calo di attenzione. Di questi tempi, visto l’oceano sterminato di proposte musicali, direi che non è affatto poco.

Tracklist

01. Soldati Dell’Aura Gioventù
02. Al Tempo Di Caronte
03. E’ Meglio Essere Lucidi
04. 94 Buchi Neri
05. Turpetine
06. Nella Bile
07. Volcano
08. Come Falene
09. Cuscinate
10. Zorn