CONCERTILIVE REPORT

Disturbed – Asylum World Tour

disturbed report 2011

Immaginate di essere arrivati ad uno di quei punti di crescita personale in cui si è convinti di aver visto e vissuto abbastanza… Immaginate che quella che state valutando sia la vostra esperienza come fruitori di musica più o meno estrema. Con simili presupposti è facile capire dove si vada a finire. Ormai ho sentito tutto quel che valeva la pena sentire… Quello che gira adesso non sarà mai all’altezza… Quel che potevo avere dalla musica estrema ormai l’ho avuto… Tutto diviene terribilmente ordinario, sdoganato e catalogato. Sono praticamente certo che la maggior parte di voi starà pensando che un simile schema di pensiero non gli appartiene, o magari che tutto sommato se si arriva a maturare un simile modo di vedere le cose un motivo c’è. Ebbene se è questo che state pensando temo che voi abbiate ragione! Il motivo c’è, si tratta di una sorta di disturbo mentale, una forma di narcolessia dello spirito che, piano piano, si ritaglia un posto sicuro tra le pieghe di una coperta di Linus fatta di musica pesante e magliette nere. Fatto sta che abbiamo tutti bisogno di punti fermi e alla lunga il bisogno di tranquillità ci prende la mano e quello che un tempo era un moto di ribellione all’ordinario si trasforma in un nuovo ordinario…

Perché questo sproloquio? Beh è presto detto! Perché se volete capire che cosa sia l’esperienza di un concerto del combo di Chicago, dovete prima ammettere che nell’aria c’è puzza di stantio. Il “metal” è un fenomeno che di nuovo ormai ha ben poco, se ne va in giro scuotendo animi e timpani da abbastanza anni da  aver coperto almeno tre generazioni. Difficilmente può sperare di sorprendere ancora qualcuno,figuriamoci sconvolgerlo! Fortunatamente per noi c’è però chi riesce ancora in questo difficile compito.

Draiman e compagni sono il disturbo nel segnale monotono e ripetitivo trasmesso da “radiometal”, la radio Londra della guerra contro l’omologazione. Se da questo momento in poi avrete la sensazione di continuare ad incappare in sperticati complimenti all’indirizzo della band, non vi starete affatto ingannando. Una volta visti su un palco i Disturbed meritano tutti i complimenti possibili. Come dei novelli Amleto, i ragazzi fanno i pazzi ad arte, producendosi in uno spettacolo sanguigno, profondo ed esaltante. Non bisogna però credere che i Nostri facciano sforzi inenarrabili per lasciarsi alle spalle ogni cosa già vista o sentita, la loro forza non sta certo nella sperimentazione a tutti i costi. Al contrario raccolgono quanto di buono possono trovare nell’esperienza dei grandi del passato, portandolo ai giorni nostri con una freschezza straordinaria. Prendendo esempio da grandi nomi come Metallica o Iron Maiden, i Disturbed affidano l’apertura della serata ad un lungo filmato introduttivo, studiato per mettere i presenti nella giusta predisposizione. Riprendendo lo stile visivo del videoclip di “Asylum”, assistiamo all’apparente caduta nella follia del frontman che affronta demoni del passato e finisce tra le mani di infermieri pronti ad avvolgerlo con la camicia di forza. Prima che sia troppo tardi, David riesce a sfuggire al suo triste destino e correre fino a comparire sul palco. La titletrack è suonata con precisione millimetrica. La voce è forse fin troppo chiara e acuta rispetto agli standard a cui si è abituati da studio, ma aspettiamo ancora qualche pezzo per giudicarla. La sensazione è comunque positiva, l’assenza di eccessivi effetti da poi un’impronta genuina tutt’altro che spiacevole.

La band è subito calda ed il pubblico, decisamente numeroso, risponde prontamente al richiamo. Stranisce tanta pulizia nell’esecuzione da parte di una formazione che in molti considerano ancora di derivazione nu-metal. La voce è pulita e potente, i riff di chitarra emergono evidenti nonostante le distorsioni e la sessione ritmica è ai limiti della macchina. Allo stesso modo disorienta lo spettacolo di luci che accompagna ogni pezzo. Un perfetto sodalizio tra musica ed immagini fa sentire quasi nel bel mezzo di un gigantesco videoclip. Sulle note di “Liberate” il pubblico esplode in urla esaltate e Draiman sembra trovare in cosi tanto entusiasmo il coraggio di cominciare a dare fondo alle proprie doti canore. La fedeltà allo studio è impeccabile ma a farla da padrona, è l’incredibile passione con cui ogni nota ed ogni parola vengono riversati nella sala. La band fa tutto quanto in suo potere per scuotere la mente e lo spirito dei presenti. “The Infection”, secondo singolo in scaletta estratto dall’ultimo album, dal vivo acquista un mordente anche superiore a quello già incisivo su disco. “The Animal” è al contrario meno convincente, i vari registri vocali che le tessiture fanno sentire in studio vanno per forza di cose un po’ perse in live.

La prima metà del concerto scorre via con una rapidità incredibile. Questa gente ha il senso dello spettacolo di una vecchia produzione di Brodway, pur di fatto “limitandosi” a fare la loro parte di musicisti. La maniera in cui il tema di ogni pezzo viene presentato al pubblico, accompagnato dal montaggio d’immagini a tema e il carattere recitativo del frontman, fanno del concerto dei Disturbed uno spettacolo di gran classe. “Another Way To Die”, primo singolo estratto da Asylum, viene messa in scena su uno sfondo di fumi dai colori malsani intervallati da radiografie di scenari apocalittici. Per la prima volta il vocalist sembra manifestare una certa carenza di fiato ma l’esecuzione da parte dei restanti compensa alla perfezione. È di nuovo la volta di un classico e la scelta cade su “Stupify”, con tanto di urla sincronizzate con il pubblico e vocalizzo arabeggiante. Giunti alle battute finali la band abbandona il palco solo per pochi minuti, tornando poi armata di uno dei pezzi più duri del loro repertorio. “Indistructible” è la macchina da guerra che dovrebbe essere, con tanto di bombe stilizzate che cadono sullo sfondo a tempo di ritornello. I saluti sono naturalmente affidati alla punta di diamante della band. “Down With The Sickness” è il capolavoro della serata, trasuda rabbia e follia oltre più rosea aspettativa.

Come Amleto, i Disturbed dimostrano di nascondere sotto un apparenza di follia, una consapevolezza e un metodo più unici che rari. Come lui scelgono di vestire i panni di individui disturbati per portare in superficie tutto quanto c’è di marcio e malato nel loro regno. Il messaggio è chiaro, bisogna essere un po’ matti per trovare il coraggio di guardare in faccia quanto di storto ci circonda… Ma ammettere di essere malati è l’inizio della cura. Uno spettacolo straordinario, consigliatissimo a chiunque abbia ancora voglia di essere scosso fino alle ossa!

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