“Fuck yeah, we’re gonna party tonight!” diceva il buon Keith Buckley, voce degli Every Time I Die, sette anni orsono. Fuck yeah, siamo qui a recensire il nuovo disco della band di Buffalo, intitolato “Ex Lives”, e siamo pronti a festeggiare ancora, quindi prepariamo il barbecue, stappiamo qualche birra e invitiamo gli amici, che la colonna sonora ce la forniscono questi qua. Sesto disco in carriera, e ancora quella voglia di distruggere tutto a suon di hardcore, misto però a corpose dosi di southern rock: immaginate uno di quei redneck coi baffi, il cappello da cowboy e la chitarra in spalla che va a cena coi componenti dei Converge, si ubriacano e improvvisano una jam (il Mythos, mito fondante sugli Every Time I Die, ne sono sicuro, un giorno reciterà una storia del genere).
Keith sputa fin dall’inizio il suo (molto spesso ironico) attacco al mondo circostante, nella scheggia che risponde al nome di “Underwater Bimbos From Outer Space”. Segue la batteria e soprattutto sua maestà il riff hardcore, un distillato di potenza che ribalta gli ascoltatori, presi in un raptus di mosh puro. Sulla stessa linea le tracce successive, in particolare la piccola gemma “Holy Book Of Dilemma”, fino a che si arriva al primo, parziale break che permette di riprendere un minimo il fiato. Con “I Suck (Blood)” infatti gli Every Time I Die calpestano i confortevoli territori di “Gutter Phenomenon” e “The Big Dirty”, dischi in cui la miscela accennata nell’introduzione (southerncore?) ha raggiunto il suo massimo. Ecco quindi un riff preso direttamente dai libri di scuola di certo rock sudista e mescolato con un’attitudine che farebbe impallidire anche gli esponenti più “true” dell’hardcore, ma soprattutto arrivano le classiche clean vocals catchy e canzonatorie, l’esatto opposto di alcuni disgusti troppo melodici in voga ultimamente. Ma non finisce qui, perché arriva l’inno: “Partying Is Such Sweet Sorrow”, che inizia con un giro di banjo (!) per poi trasformarsi in un pezzo dove i riff stoppati fanno da contrappunto ad un testo che, manco a dirlo, narra gioie e dolori di una sbronza come si deve. Le perle, disseminate lungo tutto il disco, continuano con “Revival Mode”, che vede la band alle prese con un momento più “intimista”, una specie di lento filtrato dall’ottica degli Every Time I Die. Motivo poi ripreso nel finale da “Indian Giver”, imparentata con certo stoner rock, brano in cui Buckley mostra tutta la sua duttilità vocale – così come fa in “Drag King”, il pezzo più lungo del disco, un riassunto perfetto di quanto il gruppo sia capace di offrire.
Prima si era fatto riferimento al mito. Mythos, lo chiamavano i greci, che fa coppia con Logos, generalmente usati come concetti oppositivi, ma parlare degli Every Time I Die senza un accenno ai testi (al linguaggio, cioè al Logos) non è corretto. Keith Buckley infatti, da buon insegnante di inglese, offre pane per i denti di chi crede che un disco raggiunga il suo più alto livello quando non si ferma solo alla musica ma espone idee intelligenti o motivi di interesse anche nei testi. La sua è un’ironia frizzante, piena di giochi di parole e riferimenti, che merita di essere valorizzata seguendo appunto le lyrics mentre si ascolta l’album. Ogni sferzata contro qualcosa o qualcuno è colorita al punto giusto, ogni frase che rimanda all’arte del party crashing diventa un motto: alla faccia della banalità dei parolai che popolano certa musica odierna.
Arrivati alla fine, dovrei avervi convinto a dare una seria opportunità a questo “EX Lives”: a questo punto mi raccomando di prendere, tanto che ci siete, l’edizione speciale del disco che contiene tre bonus track, anche perché solo in questo modo scoprirete l’ultimo segreto dell’album. L’ultima traccia infatti si chiude con dei rumori di fondo, tra cui si riconoscono una bottiglia stappata e soprattutto un sonoro rutto. Come dite, un inutile cliché? Niente affatto, solo il modo più genuino per suggellare una festa andata oltre le più rosee aspettative.
Tracklist
01. Underwater bimbos from outer space
02. Holy book of dilemma
03. A wild, shameless plain
04. Typical miracle
05. I suck (blood)
06. Partying is such sweet sorrow
07. The low road has no exits
08. Revival mode
09. Drag king
10. Touch yourself
11. Indian giver
12. Grudge music (bonus track)
13. Business casualty (bonus track)
14. Starve an artist, cover your trash (bonus track)



















