Tuffate, Cicale’
Torino, Verona, Bologna, Siena, Roma, Milano: non si tratta di un semplice elenco di capoluoghi di provincia, bensì delle sei date esclusive – promosse da BAM Booking – che caratterizzano Le Notti Dei Cento Fuochi, l’ultimo tour dei Furor Gallico con Davide Cicalese alla voce. Un lungo sodalizio artistico e umano cominciato nel 2007 e che ora giunge alle battute conclusive non a causa di fratture interne o litigi, ma per una scelta condivisa che vedrà il cantante e il gruppo intraprendere strade artistiche autonome, per l’enorme letizia degli estimatori di entrambi i soggetti in gioco. Se della formazione lombarda non si conosce ancora l’identità della nuova figura al microfono, il progetto del vocalist di Seregno, Cicatrice, esordirà sul proscenio del Live Music Club di Trezzo sull’Adda nel maggio del 2026. Niente drammi, insomma, perché l’importante resta il lungo viaggio trascorso assieme, quasi un ventennio privo di crepe a livello affettivo e professionale, al netto di fisiologici alti e bassi, almeno a udire le schiette parole del singer. Una concordia invero sempre percepibile on stage e che ha reso gli italiani molto cari ovunque si esibissero.
E dunque tocca all’Urbe ospitare il penultimo rendez-vous del breve periplo celebrativo di tale fase della formazione lombarda, con il Traffic Live Club che, ça va sans dire, fa registrare il sold out, al pari, d’altronde, delle occasioni precedenti e di ciò che presumibilmente accadrà nella tappa meneghina del Legend Club. La folla, poscia le fruttifere soste al bar interno e al tavolo del merchandising, inizia a chiamare alle armi gli eroi della kermesse attraverso incitamenti da stadio via via più caparbi, venendo soddisfatta soltanto verso le 22.15, allorché l’oscurità sprofonda nel buio e l’atmosfera diventa perfetta per accogliere una festosa cerimonia pagana a suon di suggestivo e vitale folk metal. Le melodie ancestrali di “Nebbia Della Mia Terra” segnano dapprima l’ingresso dell’act, travolto da urla gioiose, poi l’entrée di Cica, che non nasconde l’emozione quando la platea lo investe gridando osannante il suo nome. Nonostante l’aria da commiato, l’ex Pagan, a livello di prestazione generale, fra deep growling, clean e un granello di acid scream, lascerà paghi gli spettatori, snocciolando, nel frattempo, ricordi legati ai concerti capitolini e al compianto Baffo Jorg e riconoscenze varie, specie al grandissimo affetto e supporto concesso al combo dalla Città Eterna e dal locale stesso.

L’abbrivio della scaletta, eccetto la danzereccia “Wild Jig Of Beltaine”, pesca dalla tracklist dello scorso full-length in studio “Future To Come” (2024): “Ancient Roots”, “Call Of The Wind”, “Among The Ashes”, “Black Skies”, trasudano un’epica e mitologica impetuosità da cui sgorga sorgiva la fonte della cultura celtica, inondando di accelerazioni blackened, ritmiche death ed ebrezza traditional la già entusiastica audience. Diversa, pur appartenendo al medesimo lavoro, “Birth Of The Sun”, una calda ballad dalle tinte mainstream che conduce gli avventori al di là dei confini d’Irlanda e di Scozia grazie anche alla splendida ugola di Camilla Fincato, protagonista di una performance complessiva davvero notevole per altezza ed estensione timbriche. La pregevolezza interpretativa, e in questo caso esecutiva, riguarda altresì il resto dei membri della crew, dal chitarrista Gabriel Consiglio, a un certo punto desideroso di rivendicare le proprie origini brianzole, a Marco Ballabio, silenzioso a differenza del basso che impugna, da Massimo Volonté, in grado di maneggiare con estrema poesia flauto e bouzouki, a Elisabetta Rossi, impeccabile e soave nel pizzicare la fondamentale celtic harp, sino a Riccardo Tonnarelli, artefice di un drumming ricco di mutevole veemenza. Peccato che spesso il volume considerevole degli strumenti elettrici tenda a coprire un po’ il resto, difetto compensato da un pubblico che accompagna in coro le canzoni, moltiplicando a dismisura la loro forza.
La seconda parte del set, invece, presenta dei pezzi iconici del quintetto nostrano, a partire dalla triade composta da “Song Of The Earth”, La Notte Dei Cento Fuochi”, durante la quale balza sull’assito Daniele Bottino dei liguri Afflicta a fornire un cavernoso sostegno vocale, e “Venti di Imbolc”: un’autentica furia degli elementi che si abbatte sulla torma, spingendola a largheggiare in saltelli, mosh pit, rowing da galea schiavile e stage diving, cavalcando senza freni inibitori le onde delle tempeste gaeliche. La vecchia “Catbhudova”, tributo all’omonima dea guerriera dei popoli pre-britannici, incendia ulteriormente le accese gote della venue, mentre l’anima fragile di “Waterstrings” e l’evocativa “Canto d’Inverno” ne alzano il termometro spirituale, per due piste che, ancora una volta, sottolineano le immense competenze vocali di Emily Van Dark. Nell’epilogo, se “Banshee” trabocca di esaltazione presaga e “La Caccia Morta”, il reale manifesto concettuale degli FG, vede Becky, di solito compita agli arpeggi, cantare un piccolo stralcio con una cattiveria – sguardo tignoso compreso – che mette i brividi, “The Phoenix”, posta sagacemente in chiusura, rappresenta il simbolo di una rinascita che presto interesserà ciascun attore della serata. Successivamente, foto di spalle all’orda e il frontman che, dopo il rifiuto ai ripetuti inviti a tuffarsi (e a calare i pantaloni), decide infine di piroettare supino sulle mani protese dei tanti devoti, navigando avanti e indietro con l’allegria sul volto e un briciolo di sano timore di cadere a terra. E forse di perdere qualche osso nonché le mutande.
Benché rimanga complesso e pressoché inattuabile replicare in sede live i minuziosi arrangiamenti dei brani originali, i Furor Gallico riescono, as usual, a regalare una prova energica, intrisa di profondo lirismo e dove a emergere è soprattutto il valore dell’amicizia, quella sincera, attestata dagli innumerevoli abbracci e sorrisi tra i musicisti, sul palco e fuori da esso. Al bando però malinconica retorica da the last dance e lacrime di coccodrillo, la storia to be continued … daje!
Setlist
Nebbia Della Mia Terra
Ancient Roots
Wild Jig Of Beltaine
Birth Of The Sun
Call Of The Wind
Among The Ashes
Black Skies
Song Of The Earth
La Notte Dei Cento Fuochi
Venti Di Imbolc
Cathubodva
Waterstrings
Canto D’Inverno
Banshee
La Caccia Morta
The Phoenix





