La musica, si sa, è un’arte che richiama le emozioni più profonde di un essere umano; sulla base di quanto ora scritto, è possibile comprendere quanto le colonne sonore, indissolubilmente legate al mondo del cinema, siano capaci di attraversare intere epoche o, in alcuni casi, di segnarle.
Quando si parla di “musica da cinema” italiana, è quasi superfluo sottolineare quanto il primo nome che balzi nella mente di tutti sia quello di Ennio Morricone, e con ottime ragioni: le musiche del Maestro, al pari di quelle di Nino Rota, sono di sicuro le più celebrate al mondo, per i loro arrangiamenti, le loro melodie e per l’essere legate a doppio filo ai film epocali che hanno accompagnato.
“Il Padrino”, “C’era una volta il West”, “Amarcord”, “La Dolce Vita”, “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”: solo scorrendo i titoli di queste pellicole, è quasi istintivo iniziare a cantarne i temi.
Forse è questa la ragione principale che ha relegato in una nicchia altri compositori di immenso talento, che forse non hanno avuto le medesime “fortune cinematografiche”, ma che meritano di essere celebrati per il loro genio e, ovviamente, le loro musiche.
Carlo Rustichelli, Piero Piccioni, Riz Ortolani, Armando Trovajoli: sono solo alcuni degli autori di colonne sonore che non hanno raggiunto la fama dei due illustri colleghi menzionati poche righe fa ma le cui musiche, grazie anche all’intervento di registi del calibro di Quentin Tarantino, stanno man mano ritornando in auge.
Tra tutti questi nomi, però, quello di Piero Umiliani merita una menzione speciale. Oltre ad aver inciso le musiche di oltre 150 film (dai fratelli Taviani a Monicelli, passando per i b movie ed i musicarelli) nonché le sigle di numerosi programmi televisivi italiani, Umiliani si è distinto per le sue sperimentazioni, dando vita ad uno spettro sonoro capace di comprendere, di volta in volta, funk, jazz, elettronica, bossa nova ed una miriade di altri generi. Tale spettro si è poi condensato all’interno di un’enorme mole di librerie sonore, nate per accompagnare documentari e servizi giornalistici, ma che sono diventate forse la massima espressione dell’artista toscano, rendendolo il compositore più campionato dopo Morricone.
Il Roma Film Music Festival edizione 2026, in collaborazione con GDG Press, in occasione del 100mo anniversario della nascita di Piero Umiliani, ha voluto omaggiarlo realizzando una serie di appuntamenti al Forum Theatre di Roma, coinvolgendo nomi della caratura di Gegè Munari (storico batterista jazz che ha prestato la sua arte anche alla musica da cinema) e dei Calibro 35.
Se mai si dovesse identificare una band capace di (ri)portare in auge la magia delle colonne sonore, probabilmente non si sarebbe potuto immaginare candidato migliore del quartetto milanese. Con una proposta musicale capace di fondere funk, elettronica, jazz, ambient e psichedelia, in pochi anni i Calibro 35 si sono imposti come una delle istituzioni della musica da cinema, ispirandosi al sound delle colonne sonore dei film di genere italiani degli anni ’60 e ’70 ed attualizzandole con arrangiamenti tanto fedeli quanto freschi.
La sensazione, quindi, è che non si potesse scegliere un combo migliore per omaggiare uno degli artisti più eclettici e poliedrici del panorama italiano; senza considerare il fatto che la stessa location, il Forum Theatre di Roma, ha un rapporto speciale con la musica da cinema, in quanto nei suoi studi di registrazione (i Forum Studios, precedentemente noti con il nome di Ortophonic) hanno preso vita e sono state incise colonne sonore che non hanno bisogno di presentazioni: da Nuovo Cinema Paradiso a Ultimo Tango a Parigi, passando per Febbre da Cavallo e per la celeberrima Profondo Rosso, ma la lista sarebbe lunghissima.
Il pubblico ha reagito come meglio non si sarebbe potuto sperare: la sala del Forum Theatre è gremita ed alcuni articoli del merch della band sono esauriti ancor prima dell’inizio del concerto e, pochi minuti dopo le 21, le luci si attenuano e viene lasciato spazio alla musica.

Le note funky di “Discomania” aprono le danze, con una linea di basso trascinante che fa spazio al sax ed ai sintetizzatori sapientemente adoperati da Enrico Gabrielli e Massimo Martellotta. Abbiamo detto che il sound di Piero Umiliani non è contenibile all’interno di un singolo genere, ed infatti “Lady Magnolia” ci accoglie con delle sonorità tropicali calde ed avvolgenti, con quel tocco di elettronica capace di comunicare saudade e psichedelia.
La scaletta della serata pesca a piene mani tanto dal repertorio cinematografico del Maestro, quanto dalle sue immense librerie sonore, che hanno fatto la fortuna di dj e producer di tutto il mondo; sulla base di quanto ora scritto, si alternano in rapida successione “Open Space”, gli arpeggi delicati di “Crepuscolo sul Mare” (tratto dalla colonna sonora de “La Legge dei Gangsters”), i suoni lounge di “Petra”, la bossa nova di “Five Dolls…” (il tema principale del film “5 Bambole Per La Luna D’Agosto”), passando il carillon elettronico di “Atmosphere”.
La cantante Serena Altavilla raggiunge i Calibro 35 sul palco per dare il suo contributo a “La Notte è Fatta per Rubare” e “La Ragazza dalla Pelle di Luna”, culminando con “Mah Nah Mah Nah”, forse la vera “hit inconsapevole” del maestro Umiliani.
Un pezzo alla volta, aumenta sempre più il coinvolgimento del pubblico in sala, letteralmente avvolto e trasportato in universi paralleli da sonorità ora familiari e tranquille (come quelle di “Chaser”) ed un istante dopo spaziali e lisergiche (come quelle di “Synthi Pastorale”). Il momento degli encore dà spazio a delle vere e proprie follie sperimentali che, in questo caso, accomunano l’estro creativo dei Calibro 35 e quello di Piero Umiliani; “Universe of 10 Dimensions”, “Mescaline 6”, “Clbr 35” e “Notte in Bovisa” sono tutti brani del repertorio del combo milanese, ma che si pongono in perfetta continuità con quanto ascoltato fino a pochi istanti prima, applicando una vigorosa firma autoriale allo show senza però applicarvi forzature di alcun genere.
Le luci si riaccendono, gli amplificatori vengono spenti, ma la serata continuerà con ben due dj set, sempre rigorosamente in tributo al composito fiorentino. La sensazione che ci portiamo dentro è quella di aver assistito ad uno show irripetibile ed unico nel suo genere, capace di fondere sonorità molto diverse tra loro in una performance tanto sfaccettata quanto coerente con sé stessa. Se è vero che la musica di Piero Umiliani è una lingua che parla al mondo, è altrettanto innegabile che i Calibro 35 siano i suoi migliori interpreti per tecnica, sensibilità ed affinità.
Non possiamo che fare i nostri ringraziamenti al Roma Film Music Festival, nella persona del suo ideatore e direttore artistico Marco Patrignani, per aver allestito un evento di questa portata, a tutti gli artisti che hanno preso parte a questo anniversario e, soprattutto, ad Alessandra ed Elisabetta Umiliani, per tenere viva un’eredità musicale dal valore inestimabile che, in questi tre giorni, ha brillato in tutto il suo splendore sonoro.





