Largo Venue ha deciso di fare le cose in grande ospitando i britannici Haken, gruppo ormai cardine del progressive metal moderno, tornati sulle scene lo scorso luglio con il nuovo EP “in a fever dream”. La data è andata rapidamente sold out: è la prima volta che gli Haken suonano da headliner a Roma e l’affluenza massiccia dimostra quanto questo appuntamento fosse atteso.

La prima cosa che salta all’occhio una volta arrivati alla venue è l’ampia varietà generazionale che contraddistingue il pubblico, dai ragazzi più giovani ad adulti navigati e – cosa non scontata per un concerto prog – con una discreta rappresentanza femminile. Tra questa orda di gente, l’attesa cresce palpabile fino a quando, finalmente, le luci si spengono e la band fa il suo ingresso sul palco, iniziando a suonare le prime note di “in a fever dream”.

Va subito specificato che questo è un momento delicato per gli Haken, segnato di recente da un importante cambio di formazione: hanno infatti lasciato il gruppo il chitarrista Charlie Griffiths e il bassista Conner Green. A raccogliere l’eredità di quest’ultimo è Freddie Draper, mentre la band si presenta sul palco con una sola chitarra. Una scelta che, almeno sulla carta, potrebbe far pensare a un suono inevitabilmente più scarno. E invece no: il risultato è pieno, compatto, e non sembra mancare assolutamente nulla. Richard Henshall sostiene magistralmente le parti di chitarra, mentre Ross Jennings si conferma una presenza vocale impressionante, capace di passare senza sforzo da tonalità eteree e trascinanti al growl più rabbioso.

Il pubblico, intanto, non risparmia un headbanging collettivo e costante per tutta la durata del set. L’unico piccolo neo riguarda i volumi, non particolarmente alti, che a tratti hanno penalizzato l’impatto complessivo dell’esperienza. Questo non ferma il boato che accoglie la potentissima “A Cell Divides”, seguita dalla nevrotica “The Endless Knot”: due dei momenti più muscolari e convincenti del set.
Eppure, la direzione intrapresa dalla band è tutt’altro che prevedibile. Puntando molto sul nuovo EP, gli Haken si spostano infatti verso territori più elettronici del solito. Una svolta che può risultare inizialmente spiazzante: durante le sfumature elettroniche di “eclipsed by you” percepisco persino un momento di smarrimento tra il pubblico. L’intermezzo, con atmosfere che ricordano da vicino i Radiohead, si allontana parecchio dal canone classico degli Haken e sembra quasi mettere alla prova le aspettative dei fan di una certa data.

HakenBand2026

È proprio “Nil by Mouth”, invece, a riportare il set verso il territorio più classicamente progressive: la strumentale è senza dubbio uno degli highlight della serata, grazie a un equilibrio perfetto tra tecnica, dinamismo e costruzione musicale. Del resto, eseguire gli intricatissimi passaggi della propria discografia non sembra costituire alcun problema per gli Haken. È tutto estremamente preciso, chirurgico, privo della minima sbavatura. Ma la loro è una forma di prog che, pur mettendo in campo una notevole complessità tecnica, non cade mai nel rischio di diventare uno sterile esercizio di stile. Al contrario, c’è sempre un forte componente melodica, capace di renderlo più accessibile, immediato e cantabile. A dimostrarlo è il gruppo di ragazzi accanto a me, che canta a squarciagola ogni singola nota di chitarra, senza sbagliare un attacco – una compagnia molto divertente.

Prima del potentissimo reprise con “Prosthetic”, la band chiude il viaggio con “lotus”, che riprende circolarmente il tema centrale dell’EP, ricongiungendosi così al brano con cui il concerto era iniziato. Il set è piuttosto concentrato — poco meno di un’ora e mezza — ma si rivela sufficiente per godersi per intero “in a fever dream” e una selezione mirata dei brani più rappresentativi della loro discografia (peccato solo per l’assenza di “Cockroach King”).

Gli Haken sembrano dunque in ottima forma, anche se si trovano in un momento tutt’altro che semplice della propria storia. Il concerto restituisce l’immagine di una band concentrata sul proprio presente, più che sulla semplice celebrazione del passato. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante della serata: i britannici non sembrano intenzionati a limitarsi a riproporre ciò che li ha portati fin qui. Con “in a fever dream” mostrano una direzione diversa, più elettronica e meno prevedibile, e il live diventa così anche un modo per presentare al pubblico i nuovi Haken. Ora non resta che scoprire su quali pianeti approderanno prossimamente.

Setlist

in a fever dream
Initiate
delirium
Sempiternal Beings
bleeding sky
A Cell Divides
The Endless Knot
eclipsed by you
Invasion
Nil by Mouth
lotus
Prosthetic

Comments are closed.