Esistono svariati modi per proseguire una carriera lunga, longeva e di successo, soprattutto se si è una band che ha saputo lasciare un segno indelebile nel panorama heavy metal, contribuendo a forgiare e a definire un genere musicale. E i passi che si compiono contribuiscono a definire un percorso, anche quando si attraversa la seconda parte di una carriera sempre sotto i riflettori. Si può dire che gli Helloween abbiano saputo trovare una seconda giovinezza e probabilmente una “nuova” carriera a partire dal 2017, quando il tour di reunion “Pumpkins United World Tour” aveva ridefinito i confini della loro musica e di una line up allargata, finalmente in armonia, e desiderosa di divertirsi e regalare a tutti i fan un momento unico, che pareva essere irripetibile. Una parentesi che avrebbe dovuto essere un evento speciale fine a se stesso. Ma lo scenario creatosi successivamente, alimentato dalla straordinaria risposta dei fan e dalla nuova alchimia nata attorno ad ognuno dei protagonisti, ha portato ad un nuovo step all’interno della vita musicale ed artistica del gruppo. Un filo conduttore unico che ha coinvolto ogni musicista, il cui talento è stato messo a servizio di un progetto tanto legato al passato quanto proiettato al futuro, con la consapevolezza di aver ancora tanto da dire e da regalare al mondo del metal. “Giants & Monsters” rappresenta quella che è la “nuova” strada degli Helloween, e se forse il primo album con la nuova line up allargata era un gioiello che poteva rappresentare l’unico pezzo di una collezione privata di un ricco mecenate, oggi abbiamo la certezza che la band continuerà in questa maniera, totalmente attiva per regalarci ancora nuova musica. Ad aggiungersi a tutto ciò, una tournèe europea pronta a partire in autunno (“40 Years Anniversary Tour”) e la sensazione che l’estate dei festival 2026 avrà le zucche tedesche come grandi protagoniste, visti già i primi annunci di alcuni importanti festival europei che li vedrà in veste di headliner.
Si parte, come spesso è tradizione, con un brano dall’elevato minutaggio. La canzone che dà il titolo all’album è puro power metal dai sapori antichi, con uno splendido lavoro dietro al microfono di Andi Deris, qui assoluto protagonista nel regalare sfumature emozionanti ad un brano che permette al disco di partire nel migliore dei modi. Sale poi in cattedra Michael Kiske con la tiratissima ed avvincente “Savior Of The World”. E mentre “We Can Be Gods” rappresenta un perfetto esempio di quello che possono creare i tedeschi con questa line up, una cavalcata power, tra riff heavy, cori, melodie intriganti e un lieve sentore di Gamma Ray grazie allo zampino di Kai Hansen, il gruppo è capace ancora oggi di sapersi muovere anche su altri territori. Dopo i ritmi tirati che forgiano le certezze di un sound di questo tipo, il tutto si capovolge con l’emozionante ballata “Into The Sun”, dove Andi e Michael riescono a scambiarsi il ruolo di protagonista con una facilità disarmante. I livelli rimangono alti anche sulle parentesi più “leggere” e dirette, rappresentate dal primo singolo uscito “This is Tokyo”, comunque accattivante e piacevole nella sua semplicità, e soprattutto “A Little Is A Little Too Much”, piccolo gioiello targato Deris, il cui incipit entra in testa al primo ascolto.
“Universe (Gravity For Hearts)” è la canzone con il minutaggio più lungo, oltre 8 minuti in cui il gruppo disegna melodie power metal di spessore, alternando momenti energici con altri più malinconici e melodiosi, giocando con cambi di ritmo, ma rimanendo ancora una volta su altissimi livelli compositivi. E mentre “Hand Of God” ci presenta un lato più scuro e dark della band, con ancora un Deris perfetto trascinatore su melodie più cupe, “Under The Moonlight” è l’esatto opposto, con atmosfere positive e un sound arioso che ricorda le vibrazioni più positive dei “Keeper”, ma in chiave leggermente più moderna. Si conclude questo viaggio con un altro brano decisamente lungo, “Majestic”, dove gli Helloween dimostrano ancora una volta di non aver paura di sperimentare e di inserire tutto ciò che è nel proprio bagaglio tecnico e musicale, sfruttando al massimo ogni singolo musicista della line up. Da ascoltare più volte per apprezzarne tutte le sfumature, dove spicca senza dubbio l’intermezzo cantato di un Kai Hansen quasi intimo, che dà il via ad una conclusione al fulmicotone.
“Giants & Monsters” ha la grande forza intrinseca di mantenere estremamente saldo il filo con il passato glorioso dei primi anni e di proseguire quanto sviluppato con il suo predecessore (primo album del nuovo corso “Helloween”), mantenendone le coordinate sonore e di ispirazione. Ma riesce altresì a guardare al futuro, trasmettendo quella sensazione chiara e netta di trovarsi davanti ad una fonte quasi inesauribile di idee e di nuova ispirazione anche per il proseguimento futuro. Il tutto traendo giovamento da un numero cospicuo di ottimi, per non dire eccelsi compositori, le cui qualità e il cui talento, intrecciandosi ed influenzandosi a vicenda, dà vita ad una creatura musicale certamente definita, ma che sa evolversi e trasformarsi ad ogni nota. Come un pittore dalla tavolozza quasi infinita di colori, che mischiandosi, danno forma, luce e sfumature a tonalità sempre nuove, accattivanti ed affascinanti. È forse questa la forza più dirompente di una reunion e di una line up allargata dopo così tanti anni, e tante vicende professionali e personali intercorse tra ogni musicista. Saper sfruttare le individualità di ogni componente, e soprattutto la maturità personale ed artistica acquisita dopo tanti anni di ognuno di loro. Individualità che sanno mettersi al servizio della band, non per emergere singolarmente, ma per creare qualcosa di unico, emozionante, ma assolutamente marchiato Helloween ad ogni nota. Con una menzione specifica per le voci di Deris e Kiske, che in questo lavoro rimangono ben distinte nelle loro peculiarità, ma che spesso si avvicinano molto, quasi a sfiorarsi, sinonimo di una sintonia raggiunta davvero viva e notevole. E si può solo essere grati di essere testimoni di questa nuova era, che ha lasciato tutte le caselle al giusto posto, ha creato un’alchimia inaspettata, forse addirittura imprevista ed oltre le più ottimistiche previsioni, ma che ha spianato la strada per un proseguo di carriera ancora luminoso e trionfante.
Tracklist
01. Giants On The Run
02. Savior Of The World
03. A Little Is A Little Too Much
04. We Can Be Gods
05. Into The Sun
06. This Is Tokyo
07. Universe (Gravity For Hearts)
08. Hand Of God
09. Under The Moonlight
10. Majestic

















