Quando decisi di prendere in incarico l’opera solista di Chris Caffery, chitarrista militante nei Savatage (se esistono ancora) ed i Trans-Siberian Orchestra, decisi di fare la critica di questo suo terzo album in studio, “House Of Insanity”, tralasciando il mio essere fan dei Savatage.
Poi mi sono chiesto: ma non è forse questo un cd che interessa in modo quasi esclusivo ad un fan dei Savatage? Avendo risposto affermativamente alla domanda, quanto leggerete sotto nasce dall’ottica del fan convinto della band di Tarpon Springs.
Parliamo quindi dei Savatage, una band americana che ha scritto significative pagine nella storia del metal. Ad un certo punto della vita di questa mastodontica band, a cavallo del 2003 circa, causa smania commerciale da successo inatteso degli album della Trans-Siberian Orchestra, quella meravigliosa realtà musicale ha cessato di esistere (pur senza comunicati ufficiali in merito).
Oramai ridotta ad un corpo senza vita, i membri dei Savatage decisero di prendere ciascuno un pezzo del cadavere, martoriandolo irrispettosamente: Paul O’Neil ha preso la sua teatralità e magniloquenza, e l’ha trasportata nei Trans-Siberian Orchestra, sfruttandola per fare canzoni di natale (sigh!); Zachary Stevens ha preso la sua meravigliosa voce, e l’ha portata nei CircleIICircle circondandosi di collaboratori che, dopo l’album di debutto, l’hanno abbandonato in favore di Jon Oliva, lasciando quindi il povero Zack alla mercé di una band mediocre che non sostiene a dovere la sua voce (sigh sigh!); infine, Jon Oliva, co-fondatore dei Savatage, ha ripreso il suo carisma e la sua carica metal trascinandole nel progetto Jon Oliva’s Pain, senza però avere più l’ispirazione fornita da Paul, o la magnifica voce di Zack ad esaltare le sue melodie (sigh sigh sigh!).
In tutto questo bel quadretto, cosa rimane oramai del cadavere Savatage per Chris Caffery da “portar via”? Nulla, se non scimmiottare alla bell’è meglio quello che i Savatage hanno fatto in 25 anni di attività, magari giusto con quel tocco ruvido di chitarra in più. Non stupisce, quindi, ritrovare su questo cd una title-track che è identica nelle soluzioni e nelle interpretazioni a “The Hall Of The Mountain King”, oppure una “Solitaire” che sembra una traccia mancante di “Edge Of Thorn”, oppure ancora “Winter In Hamburg” che riprende il canto a cappella, manifesto dell’era più progressiva ed elaborata di concept come “Wake Of Magellan”.
Nulla di male direte voi, d’altronde questo album non è forse destinato ai fan dei Savatage?
Il problema è che non tutti i fan dei Savatage cercano surrogati, alcuni (come il sottoscritto) sono stufi di vedere i membri della band perdere tempo in cd inconcludenti, oppure nell’ennesima manifestazione commerciale dell’album delle festività.
Inoltre, nel caso specifico di Chris Caffery, senza nulla togliere alla sua capacità di chitarrista, è la voce proprio a mancare, per cui un pezzo anche discreto come “Madonna” viene rovinato da un’interpretazione vocale scricchiolante e decisamente sguaiata: insomma, non è un caso se Mr. Caffery, nei Savatage, faceva le backing vocals e basta…
Chiude il quadro una produzione piuttosto discutibile del lavoro: non pessima, ma semplicemente troppo…antiquata, e che rende poco su impianti ad alta fedeltà.
Sono onestamente stufo di vedere la mia dedizione (tutta basata sulla nostalgia del passato) sprecata in progetti come questi. Spero che tutti i membri dei Savatage capiscano che è venuto il momento di smetterla e di riunire i loro estri creativi, perché è dai tempi di “Beethoven’s Last Night” (firmato Trans-Siberian Orchestra) che la famiglia Savatage non produce nulla che non passi, quando va bene, la sufficiente mediocrità.
Come capite guardando il voto in fondo, è evidente che qui non si arrivi neppure a quella sufficiente mediocrità.
Tracklist
01.Seasons Change
02.House Of Insanity
03.I Won't Know
04.The Fleas
05.Madonna
06.Big Brother
07.Back's To The Wall
08.Solitaire
09.I'm Sorry
10.Shame
11.Winter In Hamburg
12.No Matter What
13.Get Up, Stand Up!



















