Emergenza.
Ripeto, emergenza.
Qualcuno chiami i soccorsi, passo.
Qualcuno rintracci Tuomas Holopainen, e gli dica che c'è stato un incidente. Che le sue pupille, coccolate e tenute a battesimo con tanto orgoglio quattro anni fa, sono attualmente disperse. Che la battuta di caccia delle Indica, tormentate da una disperata fame d'ispirazione, si è conclusa con uno scivolone nel baratro del peggior guitar pop. Che la domanda che rode come un tarlo, ora, è se le deliziose fatine rock di "A Way Away" siano mai esistite davvero, o se dovessero a quell'ideale sesto membro molto più di quanto all'epoca avessimo intuito. Le avevamo prese per lanterne, sì: e invece le Indica non erano altro che lucciole confuse, il cui bagliore – "Shine" – di questi tempi è più flebile e intermittente che mai.
Il fiacco incedere dell'opening track "Mountain Made Of Stone" farebbe quantomeno sorridere d'involontaria ironia se la leziosa "Uncovered", con le sue melodie di zucchero e vaniglia, non cantilenasse deprimenti cliché prossimi al vuoto cosmico di "sole cuore amore", lasciando ben pochi dubbi circa lo stato di salute creativa della band; a pochi minuti dalla nostra infelice rimpatriata con le Indica il disagio sta già inondando quella che abbiamo compreso essere l'anticamera della fine, e la puzza di bruciato si fa sempre più penetrante. Gli occhi guizzano da un capo all'altro della stanza in cerca di salvezza, ma ogni via di fuga è sbarrata; il piatto forte – le grottesche pantomime di "Definite Maybe" e "Goodbye to Berlin" – incombe, e lo shock nel contemplare quelli che sembrano furti ai bidoni della spazzatura di Avril Lavigne è potente come un pugno nello stomaco. Qui si raschia il fondo del barile della musica da classifica, e lo si fa senza vergogna; qui le gemme di pop melanconico dei bei tempi andati acquistano contorni di irrealtà, e l'inconsistenza regna sovrana.
Volevano fare di "Shine" un grazioso scacciapensieri, le Indica, farci ridere e ballare; ma anche quando il sangue riprende a scorrere nella loro vena dreamy e il quintetto finlandese torna ad assomigliare a se stesso – "Run Run", "Hush Now Baby" – i dubbi rimangono: il vaso di Pandora è stato spalancato, la nostra fiducia irreparabilmente compromessa. Potremmo interrogarci a lungo sull'abbandono della più melodiosa lingua madre per questo inglese palesemente innaturale, o sui durissimi sforzi per scrivere mediocri party anthems, ma la verità è che la risposta è sotto gli occhi di tutti, e noi, in fondo, preferiamo fingere di non vederla. Perché ci rattrista troppo. Perché ricordiamo le Indica di una volta, e ne sentiamo la mancanza.
Tracklist
01. Mountain Made Of Stone
02. Uncovered
03. Definite Maybe
04. Goodbye To Berlin
05. Run Run
06. Here And Now
07. Missing
08. Hush Now Baby
09. Behind The Walls
10. A Kid In The Playground
11. War Child

















