Inner Vitriol Semper Tacui cover 2026
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Inner Vitriol – Semper Tacui

Che cos’è davvero il tempo? Come lo viviamo, come lo percepiamo, cosa rappresenta per noi esseri umani? Domande che l’uomo si pone da secoli, cercando risposte tra scienza, arte e filosofia. Grandi fisici, come Albert Einstein, hanno mostrato che il tempo non è assoluto, ma relativo, una dimensione che cambia in base al punto di osservazione. Anche il cinema ha provato a esplorarlo: registi come Christopher Nolan, con capolavori come Interstellar, hanno raccontato un tempo che diventa nemico delle emozioni, intrecciando narrazione e teoria scientifica in modi spettacolari.

Per alcune band, invece, il tempo non è solo un concetto da studiare o rappresentare sullo schermo: diventa la materia stessa con cui costruire la musica. È ciò che accade agli Inner Vitriol nel loro nuovo album, “Semper Tacui”, dove il tempo diventa protagonista assoluto e filo conduttore di un racconto intenso e personale.

La band progressive metal emiliana ci fa vivere un viaggio attraverso la solitudine, la prigionia e la pressione del tempo che scorre inesorabile, ispirandosi ai graffiti lasciati dai prigionieri nelle celle del Palazzo Chiaromonte-Steri di Palermo, sede della Santa Inquisizione dal 1487 al 1782, dove chi non condivideva gli stessi ideali veniva punito e etichettato come eretico, come accadde a Galileo Galilei per le sue convinzioni eliocentriche.

La storia prende forma nel momento in cui il prigioniero, logorato dalla reclusione, nota sul muro la scritta Semper Tacui – “sono sempre rimasto in silenzio”. Queste parole riflettono una sorta di consapevolezza ed una speranza mai svanita: rimanere fedeli a se stessi e ai propri principi, anche a costo della vita. Emozioni che si riversano nelle melodie cupe e malinconiche dell’album, dove le sonorità dark/progressive metal si intrecciano ad un songwriting solido ed efficace, mai banale. Tra stralci in siciliano e sussurri appena accennati, la musica degli Inner Vitriol costruisce un’atmosfera angosciante, pesante ed intensa, con tutta la sezione strumentale che va a sottolineare questo senso di oppressione.

A bilanciare il tutto, l’incredibile performance autentica di Gabriele Gozzi, il quale si distingue per pulizia e finezza: leggero e quasi etereo in alcuni frangenti, il frontman crea un netto contrasto con queste sonorità dense e cupe, portando luce attraverso il buio, rendendo l’ascolto più armonioso ed equilibrato (“Waterfall“, “Weaker And Fading“). Questa luce, percepibile anche come un sentimento di speranza, raggiunge il culmine nel brano completamente strumentale “Upon The First Ray Of My Last Sun“, dove basso, batteria e chitarra si liberano con estro e creatività, dando vita a una traccia intensa e coinvolgente, perfetta apripista per la conclusiva “I See The Flames“, che chiude l’album con un senso di compiutezza e slancio emotivo.

Con “Semper Tacui”, frutto di dieci anni di lavoro (come ricorda il batterista Michele Panepinto), gli Inner Vitriol confermano il loro talento nel progressive metal, rinnovando il genere con creatività e intelligenza: lontani dai virtuosismi ipertecnici e dalle strutture complesse alla Dream Theater, la band affronta temi profondi con grande delicatezza. Sei brani possono sembrare pochi per un disco di questa portata, ma la loro durata e complessità strutturale compensano ampiamente. L’album ci presenta una band artisticamente molto cresciuta e si candida ad essere un eccellente biglietto da visita per i nuovi ascoltatori e per un pubblico internazionale, confermando il successo costruito faticosamente negli anni con tanto sacrificio e dedizione.

Tracklist

01. Broken And Drugged
02. On A Cold Floor
03. Waterfall
04. Weaker And Fading
05. Upon The First Ray Of My Last Sun
06. I See The Flames