Benvenuti nell’assurdo universo dei Fat Dog, una miscela trascinante di ironia, caos ed eclettismo. La band britannica ha da poco pubblicato “Cancel Me (I’m Tired)”, un disco che riesce a tenere insieme jazz, punk ed elettronica, diventando colonna sonora delle serate più pazze, ma anche di momenti di riflessione e sorrisi amari.

Abbiamo incontrato Joe Love, frontman della band, in occasione dell’apertura a Foo Fighters e Idles agli I-Days di Milano, che ci ha parlato delle sfide legate alla scrittura e alla vita in tour, con accenni alla filosofia dei Fat Dog, che interpretano la musica come spazio di evasione.

Per prima cosa, benvenuto su SpazioRock Joe! È un piacere conoscerti. Come stai? Siete stati molto in tour quest’estate.

Sì. Beh, in realtà non è andata troppo male. È stato un po’ più tranquillo rispetto allo scorso anno. L’estate scorsa è stata un po’ una follia, concerti ogni giorno.

E come stanno andando i concerti con i Foo Fighters?

Bene, bene. Suoniamo per primi e abbiamo 30 minuti, quindi cerchiamo di non farci odiare dal pubblico e roba simile, ma è dura, è dura. Però no, penso stiano andando davvero bene.

Sì, non è una posizione facile, sai, aprire per gruppi così grandi…

Sì. È divertente però. Prima d’ora avevamo fatto da supporto solo due volte ed era diverso. Erano band più piccole e magari in posti diversi. Non avevamo mai suonato in uno stadio prima. Non ci eravamo mai sentiti così. Il nostro suono in uno stadio è fottutamente assurdo.

E come sta reagendo il pubblico?

Alcuni sembrano spaventati, altri invece sembra che inizino a prenderci gusto verso la fine. Ora dell’ultima canzone non so se siano semplicemente felici che stiamo per finire o se gli piacciamo davvero. Non saprei.

Vi stanno conoscendo, sono curiosi nei vostri confronti.

Sì, meglio essere curiosi che altro, penso.

Avete pubblicato di recente il videoclip di “Cancel Me (I’m Tired)”. È stato davvero divertente da guardare. C’è questa folle soggettiva di una persona che passa una vera e propria giornata a Londra per poi finire al vostro show.

Sì, avevamo letteralmente 24 ore per fare un videoclip. Quindi ci siamo detti: “Oh, prendiamo questo ragazzo che conosce Morgan, a cui piace bere, gli mettiamo una telecamera addosso mentre fa le sue cose e lo riprendiamo mentre dà fastidio alla gente.”

Quindi questo è quello che fa di solito quando ha una giornata libera?

La telecamera non era accesa per la maggior parte del tempo e lui stava facendo un sacco di stupidaggini, e noi eravamo lì a dirgli: “Tieni duro, tieni duro!”

In che modo si collega il video alla canzone?

Penso fosse solo una serata “da cancellazione”. Qualcosa per cui potresti essere “cancellato”. Non so.

Il vostro nuovo album si intitola “Cancel Me I’m Tired” come menzionavi. Di cosa sei stanco? E “cancellare” non è un po’ estremo?

“Cancellare” è un po’ uno scherzo, penso. L’estremismo è la battuta in sé. Penso che la gente lo vedrà come un riferimento alla cancel culture, ma non è assolutamente così. Siamo solo stanchi di stare insieme tipo in tour, ed era una cosa divertente da dire nel furgone: “Oh, cancellateci, siamo stanchi ora, possiamo tornare a casa dal tour.”

“Cancel Me (I’m Tired)” segue il vostro primo disco, “Wolf”. Avete suonato un sacco di concerti prima di pubblicare musica, da quanto ho letto, e poi questo disco è stato una svolta. Come è cambiata la vostra vita negli ultimi 3 anni?

Sicuramente stiamo vedendo un sacco di posti che non avevo mai visto. Vai in posti assurdi quando suoni. Siamo stati in Cina, in Giappone, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma è strano, perché nella tua testa, quando sei giovane, quando hai 12 anni pensi: “Oh, sarebbe un sogno fare un disco”. E poi lo fai ed è tipo: “Oh, è davvero bello.”

Ti sei sentito sopraffatto da questo rapido cambiamento nel tuo stile di vita?

Non proprio. Penso che tutti noi vogliamo solo fare musica, scriverla e suonarla dal vivo. E penso che sia la cosa più emozionante per noi. Dà anche una sorta di dipendenza. Fai una nuova canzone e vedi se al pubblico piace o non piace… fare un disco è davvero divertente.

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Fat Dog (foto di Jeanne Elbez)

Ascoltando il disco, sembrava – dai testi – che tu ti sentissi come sopraffatto da qualcosa, dalla vita…

Penso sia proprio dalla vita. Penso che nel primo disco molte delle cazzate di cui parlavo fossero cose del passato, cose che avevo vissuto e il sentirmi in un certo modo… E all’epoca facevo musica che potesse far sentire altrove. Per questo disco invece volevo trasmettere la sensazione di una persona che racconta quello che sta succedendo in quel preciso momento. Il che sarà probabilmente un po’ più sincero e sentito, penso. Ma è bello, penso sia bello il cambiamento.

Decisamente. Anche perché in un momento come quello che stiamo vivendo ora, in cui tutto incentrato sulla performance e sul mostrare sempre la versione migliore di se stessi. È parte di ciò che siamo, ma ci sono anche lati oscuri.

Ho avuto questo pensiero mentre facevo l’album: che significato può avere una cosa se non è reale, se non l’hai vissuta, se non viene da te e non è un’esperienza che hai avuto e su cui puoi fare una canzone? Penso che una cosa fantastica della musica sia che puoi vivere qualcosa, magari una cazzata, e poi darle la svolta che vuoi tu.

Sì, decisamente. Ho letto anche che la title track è ispirata a “How Do You Sleep?” di John Lennon…

Sì, era una curiosa combinazione di ispirazioni. Non so chi l’abbia scritto, ma cosa intendevano? Non so. Volevo far sembrare la canzone come se fosse diretta a qualcuno. Poi a metà strada mi sono detto: “fanculo, la farò tutta su di me e su tutte le cose che farei se venissi cancellato.” E la citazione a John Lennon era per “How Do You Sleep?”, volevo fare qualcosa di più diretto. Come faceva lui… negli anni ’60 faceva tutte quelle canzoni sullo scalare la Torre Eiffel ed essere un insetto, e poi ha voluto fare canzoni più sentite, che a me piacciono.

Tornando all’aspetto sonoro del disco, anche come nel precedente, quello che suonate è un folle mix di molti generi. Dai pezzi punk rock come “Smile and Wave” alle vibrazioni elettroniche di “Shit Love”, fino a tracce più cinematiche. La formazione e gli strumenti che avete vi aiutano a giocare con questi stili diversi?

Immagino che gli archi e il resto mi abbiano dato la possibilità di fare altro. Ho citato roba di chiunque in gran parte di questo materiale. E lo si può sentire. E ora posso permettermi di farlo. Ho degli archi, come in Aliens, che erano perfetti per quello, molto americani.

Sì, le ultime tre tracce sono come guardare un film.

È bellissimo, sì.

E come funziona quando siete in studio a combinare tutti questi strumenti diversi?

A dire il vero, non so mai chi sia nella band e chi no quando siamo in studio. Cerco solo di farlo in un certo modo, seguo l’istinto: “Oh, deve suonare così”. A volte mi sbaglio, ma è qualcosa che ti viene, specialmente in studio quando sai esattamente come deve suonare. Poi lo suoni dal vivo ed è tipo: “Ok, suona diverso, ma è comunque figo.” Penso che il processo di registrazione sia più tra me e il produttore, cerchiamo di tirare fuori la canzone e poi iniziamo a lavorare su altro e coinvolgere altre persone.

Come hai scelto di lavorare con questo produttore per il disco?

Non so, abitava abbastanza vicino ed era un bravo ragazzo. E mi piaceva la roba che faceva, potevamo lavorare avanti e indietro. Era contento di questo ed era contento che lo stessi quasi facendo uscire di testa di nuovo.

Quindi era un bravo ragazzo ed eri tu a farlo impazzire.

Sì, esattamente: io che lo facevo impazzire. Ma l’ha presa abbastanza bene. Probabilmente non vorrà vedere la mia faccia per un paio di mesi, ma gli offrirò una birra quando gli sarà passata.

Release Packshot
La copertina di “Cancel Me (I’m Tired)”

Una curiosità: il cane con le ali d’angelo nell’artwork è lo stesso che si vede nel video?

È lo stesso che vedrai anche in “Go Fuck Yourself”. Sì, è lo stesso.

Di chi è quel cane?

Non lo so. Un mio amico lo conosce, è un cane adorabile.

Direi di sì, se la cavava benissimo nel video.

Sì, è un attore pagato, ci mancherebbe!

E sta benissimo anche nell’artwork.

Sì, ho pensato fosse una bella estetica. Volevamo qualcosa di più fluttuante, l’album ha momenti più calmi ed eterei che mi piacciono. E poi un cane con le ali che ti accoglie alla fine…

Ho letto anche che vi era stato chiesto di partecipare all’Eurovision e avete rifiutato. È stata una decisione difficile da prendere per voi?

Non proprio. Stavamo per farlo e poi ci siamo resi conto che non volevamo fare tutte quelle interviste nella TV del mattino, perché siamo persone fottutamente imbarazzanti, a dire il vero. Chiunque passi sei mesi in uno studio da solo o con una sola persona non sarà mai la persona più socievole del mondo. Quindi a metà strada ci siamo resi conto che non faceva per noi. E la situazione in Israele e tutto il resto… non ne valeva la pena.

Stasera condividete il palco anche con gli Idles, una band che da sempre è fautrice di show molto politicizzati e che si spende sempre molto per la causa palestinese. È un tema di cui parlate?

Noi cerchiamo di non essere politici, a dire il vero. È bello vedere qualcosa di fittizio quando vedi una band. C’è così tanta lotta per la causa, e siamo d’accordo con quello che viene detto, ma ci piace vivere in un mondo dove questo non accade nella musica. La musica è un posto fantastico perché può essere un veicolo di questi messaggi, ma può anche non esserlo per forza. È diverso per tutti.

Ho letto che hai un rapporto molto intenso con la composizione, un processo creativo un po’ stancante, direi.

È per questo che sembro più vecchio di 5 anni ogni volta che ne finisco uno. Mia moglie dice che per 4 mesi sono semplicemente “altrove”. Poi ho visto il film Soul della Pixar… L’hai mai visto? Mi ha fatto pensare: “Oh, c’è una vita oltre la musica, va bene!”. Ma sì, è piuttosto intenso. È sempre dura, ma alla fine se non fosse dura, ne varrebbe la pena? Ti stai impegnando al massimo? Quanto farebbe schifo l’album se non ci stessi provando così tanto?

Come trovi la motivazione o la spinta interiore per continuare a scrivere anche se è così dura?

Penso sia dura per tutti quando ti spingi oltre. David Bowie ha detto una cosa bellissima: quando fai un nuovo progetto devi essere con l’acqua fino alle dita dei piedi, non troppo lontano, ma completamente fuori dalla tua zona di comfort. Se è troppo facile fare un disco, probabilmente stai facendo la stessa identica cosa dell’ultima volta. Deve essere dura e devi spingerti un po’ più in là ogni volta.

È sfidante, ma scopri anche qualcosa in più su te stesso.

Sì, soprattutto perché sono principalmente io a scrivere qui, quindi per me è o la gloria o la completa miseria!

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