Ci sono domande che, più di altre, sono capaci di metterci in difficoltà. Qual è il senso della vita? Cosa c’è dopo la morte? Siamo davvero soli nell’universo? È possibile immaginare un mondo senza i Megadeth?
Se è pur vero che tutte le più belle esperienze devono prima o poi concludersi, MegaDave e soci hanno avviato gli ingranaggi del sipario come meglio non avrebbero potuto, rilasciando alle stampe “Megadeth”, il loro diciassettesimo album in studio, accompagnato dall’annuncio a sorpresa che si sarebbe trattato dell’ultimo disco della band. Inutile dire che il ritiro di uno dei pilastri del thrash metal non può lasciare indifferenti e, come potrete facilmente immaginare, tante sono le domande che hanno affollato le nostre menti, ben sapendo che molte di esse sono destinate a rimanere senza risposta… ma forse solo per il momento!
Abbiamo raggiunto Dirk Verbeuren, attuale batterista dei Megadeth che, con una loquacità ed una gentilezza con pochi eguali, ha cercato di dare risposta ad alcuni dei nostri interrogativi, spiegandoci di non poter di certo parlare al posto del deus ex machina del gruppo, ma facendoci capire che l’ultima nota dei ‘Deth sarà preceduta da un lungo tour e che, alla fine della fiera, nessuno può sapere che cosa ci riserverà il futuro.
Come si distingue secondo te questo ultimo album dai precedenti? In fase di produzione come ha influito, se l’ha fatto, il fatto che fosse l’ultimo? Vi siete “permessi” di sperimentare o di inserire elementi che altrimenti non avreste aggiunto?
Beh, il fatto è questo: il momento in cui questo è diventato il nostro ultimo album è stato quando avevamo già quasi finito di registrarlo. Erano passati diversi mesi da quando avevo finito di registrare tutte le tracce di batteria e la band aveva già praticamente finito la maggior parte delle chitarre e del basso; credo che Dave fosse nel bel mezzo delle registrazioni delle parti vocali quando è stata presa questa decisione. Credo che l’influenza di questa decisione sia percepibile in una canzone come “The Last Note” ma, a parte questo, nessuno di noi ne era davvero a conoscenza. Non so quanto Dave ci avesse riflettuto, ma noi altri non ne sapevamo nulla! Penso sia stata una decisione che ha preso all’improvviso.
Giusto per intenderci: mi stai dicendo che, mentre eravate nel bel mezzo delle registrazioni del disco, ad un certo punto Dave Mustaine vi ha convocati per dirvi che questo sarebbe stato l’ultimo album dei Megadeth?
Le cose stanno più o meno come hai detto! Ci siamo riuniti per partecipare a un festival a Nashville, dove vive Dave; c’era davvero un brutto tempo e, purtroppo, hanno dovuto interromperlo. Noi ci stavamo dirigendo a questo festival, ed è stato allora che Dave ed uno dei manager che era lì con lui ci hanno comunicato la decisione. Ovviamente siamo rimasti sorpresi ed un po’ scioccati ma, allo stesso tempo, abbiamo capito che si tratta di una decisione sensata, perché la band esiste da molti anni e lui ha passato praticamente tutta la sua vita in tour. Noi della band sappiamo bene quanto sia difficile, sia a a livello personale, cercare di avere una vita “normale” e, allo stesso tempo, girare il mondo, sia fisicamente, per lo sforzo estenuante che richiede fare questo tipo di cose. Per queste ragioni, quindi, non ero completamente sorpreso: pensavo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento ma, fortunatamente, non è successo prima dell’album. Quindi, volevamo solo realizzare il miglior album dei Megadeth possibile.
Quindi avete voluto regalare un ultimo grande fuoco d’artificio al vostro pubblico.
Sì, esattamente! Volevamo realizzare il miglior album possibile dei Megadeth, indipendentemente dal fatto che fosse l’ultimo o meno. Quello che posso dirti è che, per questo album, la band ha ascoltato tutto quello che i Megadeth hanno realizzato: si tratta di qualcosa come 200 canzoni! Ne abbiamo parlato, abbiamo condiviso idee, e penso che questo abbia influenzato almeno ciò da cui siamo stati ispirati: parliamo del primo periodo della band, dagli esordi fino alla metà degli anni ’90, quella è stata un po’ la principale fonte di ispirazione per dove volevamo andare musicalmente. E poi, ovviamente, inizi a scrivere musica.
Come in parte mi hai confermato con la tua precedente risposta, la tracklist è molto variegata, quasi come se volesse rendere omaggio ai quasi 40 anni di carriera della band. C’è stata una canzone che ha sfidato le tue abilità di batterista?
Beh, direi che sono tutte impegnative a modo loro. Sai, per me è importante onorare l’eredità della band: come hai detto tu, si tratta di quasi 40 anni di musica. Voglio dare ai fan esattamente quello che si aspettano dalla batteria in un album dei Megadeth, cercando allo stesso tempo di superare me stesso. Quindi, trovare il giusto mix tra la storia della band e la mia personalità di batterista, penso che sia davvero la cosa più impegnativa. Ovviamente, canzoni come “Let There Be Shred” o “Made to Kill” sono un po’ più intense da suonare rispetto, diciamo, ad “I Am War”, perché hanno un tempo più veloce e ci sono più passaggi veloci, ma direi che questo fa parte della registrazione di ogni album. Penso che la cosa più importante sia che questa è una band in cui persone come Gar Samuelson, Nick Mensah e Chuck Behler hanno lasciato un segno profondo nella musica e nella musica metal. Sapendo anche cosa piace a Dave e cosa vuole, il difficile è trovare il giusto equilibrio su come sarà una determinata ritmica e se funziona all’interno dei Megadeth.
L’episodio che ci ha maggiormente incuriosito è “The Last Note”, il brano più dolce dell’album. Puoi dirci di più su queste parole finali narrate su un malinconico giro di chitarra acustica che sembrano un vero e proprio testamento del gruppo?
Penso che sia bellissimo! Sai, personalmente penso che sia davvero fantastico vedere Dave aprirsi e raccontare cosa prova riguardo a tutta questa storia ed a come guarda indietro alla sua storia nella musica, alla sua carriera, che è stata incredibile. All’inizio quella canzone aveva un testo diverso, anche perché è un po’ malinconica, ma quando abbiamo sentito per la prima volta cosa aveva fatto Dave con “The Last Note”, siamo rimasti tutti senza fiato. Penso che sia bello assistere a qualcosa del genere perché alla fine il metal può essere vulnerabile, e non deve essere sempre rabbia e aggressività, anche se ovviamente queste devono farne parte. È bello avere questo tipo di retrospettiva e penso che i fan possano davvero identificarsi con ciò che Dave dice nella canzone.
Dopo oltre 40 anni di musica, i Megadeth abbandonano le scene. Come vi fa sentire questo evento? MegaDave è veramente pronto a dire addio alla sua “creatura”?
Penso che lui sarà sempre i Megadeth e che questo farà sempre parte di lui, anche dopo l’ultimo concerto o qualunque cosa succederà. Per quanto mi riguarda, penso che sia stata un’esperienza intensa; penso che nella vita arrivi un momento in cui forse vuoi sistemarti un po’ ed essere meno legato a un ciclo infinito di registrazioni e tour, e penso che forse sia un po’ quello che sta succedendo. Ovviamente Dave ha parlato anche dei problemi fisici che sta avendo, che probabilmente non miglioreranno: è lo stesso per tutti noi che invecchiamo. Ma penso che i Megadeth esisteranno sempre. Non scompariranno completamente, ci sarà sempre una qualche forma di presenza e chissà cosa succederà in futuro. Io sono una persona che cerca di vivere il presente, quindi non mi preoccupo troppo di cosa succederà tra tre o cinque anni. Per ora mi concentro solo sul prossimo tour: tra una settimana andremo in Canada, abbiamo un tour quasi tutto sold out con gli Anthrax e gli Exodus, gireremo tutto il Canada. Mi sto preparando per quello, sto facendo del mio meglio e poi vedremo cosa succederà dopo.
Ovviamente avrete tantissimi fan in giro per il mondo da salutare e passerete anche per l’Italia (a Ferrara, per l’esattezza). Dave Mustaine ha sempre prediletto la potenza della musica a scenografie, effetti speciali e fuochi d’artificio, ma questo è pur sempre il tour di addio dei Megadeth! Ci sarà qualche sorpresa? Cosa ci dobbiamo aspettare?
Stiamo lavorando su molte idee diverse, ma vorrei specificare che fondamentalmente questi concerti che terremo quest’anno, nel 2026, sono più che altro concerti per celebrare l’ultimo album. Penso che i veri concerti d’addio avranno luogo più avanti, probabilmente nel 2027 o nel 2028. Poi potremmo fare qualcosa di più, una sorta di retrospettiva speciale; non ne abbiamo ancora parlato molto perché, come ti ho detto, solo organizzare i tour che abbiamo in programma ora richiede un’incredibile quantità di lavoro e preparazione, quindi ci stiamo concentrando su quello. Al momento suoneremo alcuni brani del nuovo album e faremo un grande spettacolo e, come hai detto tu, i Megadeth sono sempre stati una sorta di muro di amplificatori Marshall con uno sfondo, perché ciò che conta sono i musicisti sul palco, la musica e la condivisione con il pubblico. Quindi penso che sarà sempre così, ma allo stesso tempo è molto probabile che alla fine faremo qualcosa di spettacolare, dando il massimo. Ripeto, è un momento ancora lontano, quindi vedremo quando ci arriveremo.
Una delle sorprese è stata senza dubbio il ritorno di James Lomenzo al basso. Come potresti definire il suo apporto all’album ed alla band più in generale?
Beh, James ha ovviamente una lunga storia con la band, avendo suonato in United Abominations e Endgame ai tempi, ha quindi molta familiarità con il modo in cui i Megadeth lavorano. Inoltre è una persona fantastica, un bassista di grande talento ed esperienza che ha suonato con tanti grandi nomi di tutti i generi musicali. Prima di tornare con noi, ha suonato per molti anni con John Fogerty, quindi è una persona che porta stabilità e professionalità, qualità molto apprezzate in una band come la nostra, perché, come sapete, dobbiamo sempre affrontare delle sfide. Che sia in studio o in tour, ci sono sempre cose da risolvere. Avere la presenza e la personalità di James è molto utile. Inoltre, ovviamente, come musicista è assolutamente fantastico. Sin dalla prima volta che abbiamo provato insieme, io e lui ci siamo trovati subito in sintonia e non siamo mai stati in disaccordo. È semplicemente qualcuno che capisce come suonare questo tipo di musica. Ed è anche un ottimo cantante! I suoi cori sono fantastici, e penso che questo aggiunga molto allo spettacolo perché non usiamo cori registrati. Molte band registrano un sacco di cose su nastro, noi non lo facciamo, a parte alcune parti che ovviamente devono essere registrate perché non possiamo portare un’intera orchestra per suonare l’introduzione di Symphony of Destruction. Ma a parte questo, tutto quello che senti sul palco è suonato da noi quattro, compresi i cori: anche Teemu (Mäntysaari ndr) partecipa ai cori. Penso che questo sia un aspetto in cui James eccelle davvero, quindi è fantastico averlo con noi. Direi che è la persona ideale per ricoprire quel ruolo e mi piace davvero molto.

Soffermiamoci un attimo su di te. Hai militato per più di 10 anni nei Soilwork, ma le tue collaborazioni si estendono anche ad artisti come Devin Townsend e Satyricon. Cosa hanno i Megadeth di diverso rispetto a questi altri progetti?
Quando entri nell’universo di un altro artista, sai che la batteria è per definizione una sorta di ruolo di supporto; può essere un ruolo trainante e definire in gran parte il feeling della musica, ma sai che non è il lato melodico. Quindi ogni volta che lavori con un artista diverso, sai che stai entrando in un mondo nuovo e devi cercare di capire come inserirti in quel mondo. È diverso per tutti. In questo senso, non credo che con i Megadeth sia stato così diverso. Hai menzionato i Satyricon: ho suonato con loro nel 2014, sostituendo Frost in alcuni concerti, ed è stata un’esperienza molto interessante per me, perché penso che in un certo senso Satyr e Dave abbiano alcuni punti in comune nel modo in cui vedono la musica e gestiscono una band. Penso che lavorare con Satyr mi abbia in qualche modo preparato a lavorare con Dave, perché lui è un vero leader della band con una visione molto forte ed una serie di aspettative, e io non avevo mai incontrato nulla di simile prima. Questo mi ha aiutato quando sono entrato nei Megadeth, perché ho capito subito, appena ho visto come lavorava Dave ed ho parlato con lui, come sarebbero andate più o meno le cose. Ma penso che, ovviamente, i Megadeth siano di gran lunga la band più grande di cui ho fatto parte o con cui ho lavorato. Tutto è semplicemente ad un livello molto diverso: abbiamo un intero team di persone, troupe, management, agenti e tutte queste persone che ci aiutano con un sacco di cose, il che ci permette di concentrarci davvero sull’essere una band, il che è davvero fantastico. Quando nei Soilwork, invece, li ho anche gestiti per quattro anni, mentre ero contemporaneamente membro della band, quindi ho dovuto fare molte cose da solo; può essere impegnativo perché le cose diventano molto intense: ci sono molte responsabilità per tutti. Questo non vuol dire che ora, nei Megadeth, gli impegni non siano intesi: noi facciamo in modo che lo siano, ma in modo diverso, perché molte delle questioni amministrative sono gestite da altre persone, così noi possiamo concentrarci sull’essere la miglior band possibile, scrivere la musica migliore, occuparci della stampa e rappresentare la band nel miglior modo possibile. Quindi questa è la differenza più grande.
Credi che questi 10 anni di militanza nei Megadeth ti abbiano migliorato? E se sì, in che modo?
Assolutamente sì! Sai, suonare per un’ora e mezza durante il tour è qualcosa che non avevo mai fatto prima, è molto faticoso perché suoniamo su palchi enormi e quindi, come batterista, ho iniziato a mettermi in gioco per dare spettacolo, perché è quello che devi fare quando sei su stage così grandi. Se mi limito a sedermi dietro la batteria, suonare le canzoni e non fare nient’altro, il risultato non sarà un granché. È qualcosa che in passato ho affrontato un po’ qua e là con il lavoro da solista, ma molte volte la musica era troppo tecnica per avere spazio per muoversi. Ora è come se avessi spazio, ho costruito questi modi in cui interagisco con il resto della band, interagisco molto con il pubblico e sono davvero parte dello spettacolo. Questo è stato uno dei miei più grandi miglioramenti negli ultimi 10 anni. Parlando di me come persona, io sono per natura molto introverso e, quando sei al livello dei Megadeth, sei sempre circondato da persone, dai fan, dalla stampa, da gente che vuole condividere cose con te o che vuole parlarti. E questo è ovviamente parte del tuo lavoro! Quindi, in un certo senso, ho dovuto uscire dal mio guscio ed essere quella personalità che le persone cercano. Sono sempre me stesso, non ho cambiato affatto chi sono, ma ho imparato ad essere più aperto e disponibile. Alla fine dei conti, come tutte le band, i Megadeth sono qui grazie ai fan, e quindi voglio dare loro il rispetto e l’amore che meritano perché ci danno sempre tantissimo.
Tra tutte le icone dell’heavy metal, Dave Mustaine è senza dubbio una di quelle dal carattere più particolare. Qual è stato il tuo approccio con lui? Come è stato rapportarsi con lui in questi 10 anni? È stato un “capo” esigente?
Sì, certo che è esigente! Devi esserlo, sai, quando sei al comando di una gigantesca nave da guerra come i Megadeth. Devi essere esigente perché devi aspettarti il meglio da tutti quelli con cui lavori, e non tutti sono sempre capaci o disposti a dare il meglio. L’ho capito dal momento in cui gli ho parlato al telefono, prima ancora di suonare una sola nota insieme, ho capito che avrei avuto molte responsabilità sulle spalle. Ricordo di essere andato in tour con lui nel 2016 ed inizialmente avrei dovuto fare solo qualche concerto, forse per qualche settimana, ma poi sono entrato nella band in pianta stabile ed abbiamo continuato il tour; ad un certo punto ho detto a Dave: “Senti, Dave, ecco cosa ti dirò d’ora in poi. Non devi più preoccuparti della batteria. Ci penso io. Sono qui. So come funzionano le cose. Puoi contare su di me per ogni concerto, ogni volta che suoniamo”. Perché penso che alla fine la cosa più importante per cui sono qui è che lui possa concentrarsi su ciò su cui deve concentrarsi e non debba preoccuparsi che io dimentichi parti di una canzone o che suoni male. Lavorare con Dave, ovviamente, è stato qualcosa che è progredito nel corso degli anni; ho imparato a conoscerlo, siamo diventati amici. Lo rispetto molto come leader della band, ma anche come persona. Naturalmente tutti abbiamo le nostre difficoltà e quelle di Dave sono molto note, quindi la gente lo giudica molto, ma lui è fatto così ed è molto aperto al riguardo. Penso che se lo rispetti e gli dai ciò di cui ha bisogno, allora otterrai il suo rispetto in cambio. È così che ho affrontato la cosa perché questa è l’eredità dei Megadeth. Come hai detto, è uno dei leader più iconici nella storia del metal, ma forse anche nella musica in generale: qualcuno che tutti conoscono, tutti riconoscono, la sua voce è assolutamente unica, il suo approccio alla musica, sai, ha praticamente inventato uno stile musicale e continua a farlo ancora oggi. Lo ammiro e voglio dargli il meglio di me stesso pur rimanendo me stesso.
I Megadeth sono tra i “Big Four” ed una delle poche certezze dell’heavy metal ma, siccome il sipario sta lentamente iniziando a calare, una domanda è d’obbligo: credi che i Megadeth abbiano raccolto meno di quanto meritassero? E se sì, per quali ragioni?
Dipende da cosa vuoi ottenere. Siccome non posso parlare per Dave o per chiunque altro faccia o abbia fatto parte della band, personalmente penso che raggiungere la felicità nella vita sia la cosa più importante che si possa desiderare. Sono cresciuto in Belgio e poi in Francia, mi sono trasferito in Francia con i miei genitori quando avevo 12 anni, sono sempre stato appassionato di musica, poi ho finito il liceo e ho iniziato a studiare musica, ho fondato la mia prima band, poi ho suonato con i Soilwork ed ora con i Megadeth e mi ritrovo qui, con un album al primo posto della classifica Billboard e con questo incredibile successo; se ripenso a quando ero un ragazzino, mi viene da pensare: “È incredibile, non riesco a credere di essere qui, di essere una delle poche persone in grado di fare qualcosa a questo livello e di far parte di questa eredità”. Sai, sono andato a vedere i Megadeth quando avevo circa 15 anni, uno dei primi concerti che ho visto è stato il tour Clash of the Titans con gli Slayer e i Testament. È stato incredibile, sono rimasto completamente senza fiato, tutte le band erano semplicemente incredibili. I Megadeth all’epoca avevano una formazione iconica con Marty Friedman e Nick Menza, io ero un loro grande fan e trovarmi qui ora è il massimo risultato che potessi ottenere, non l’avrei mai immaginato. Quindi, se assumo il punto di vista della band, questa potrebbe essere più famosa? Certo! Ci sono band più grandi, ovviamente. Allo stesso tempo, però, abbiamo una fanbase molto fedele in tutto il mondo, siamo una band molto rispettata. Penso che nell’ultimo decennio o negli ultimi 15 anni, la band sia tornata a creare la musica che i fan dei Megadeth vogliono ascoltare e che amano, e questo di per sé è un risultato straordinario, soprattutto dopo così tanti anni. Dave in ogni concerto dà il meglio di sé, dà tutto quello che ha. Non sale sul palco e fa le cose a metà, ci mette tutto se stesso perché rispetta la musica, rispetta i suoi fan, vuole che ogni concerto sia memorabile per le persone che vengono a vederci. E penso che ricevere questo affetto, in tutte i luoghi del pianeta, sia un risultato incredibile.
Gli ultimi anni sono stati contrassegnati dall’addio di tantissime bandiere dell’heavy metal, ma sembrano essere proprio le “vecchie glorie” rimaste a tenere ancora in piedi una fetta consistente del music business, in particolare la musica dal vivo. Come credi che l’addio dei Megadeth cambierà il mondo della musica live?
È un’ottima domanda! Inevitabilmente vedremo lentamente scomparire le band con cui siamo cresciuti. Penso che ci sia molta nuova musica fantastica in giro. Sai, alla gente piace dire che non c’è e che le band di oggi non sono così brave e cose del genere e penso che, essendo in giro da diversi anni, forse non riusciamo a relazionarci con queste cose nello stesso modo in cui facevamo quando eravamo giovani. Sai, abbiamo i nostri classici, abbiamo la musica con cui siamo cresciuti, e quella sarà sempre la più grande e la migliore per la maggior parte di noi. Ma vedo molti nuovi talenti che sono davvero fantastici, e non credo che la musica metal scomparirà perché penso che rappresenti qualcosa che non si può trovare da nessun’altra parte, sai. Ci sono gruppi come i Gojira, i Lorna Shore e tante altre band fantastiche che stanno crescendo e diventando famose, e ovviamente Sleep Token e Ghost. La gente può dire “oh, è metal o non lo è”, “non mi piace questo, non mi piace quello”, ovviamente va bene, ognuno ha i propri gusti, ma penso che come scena la musica metal rimarrà, soprattutto in un momento in cui si parla tanto di intelligenza artificiale e la musica viene trasmessa ovunque in streaming e sta diventando qualcosa di molto diverso. Penso che i concerti dal vivo saranno più potenti che mai, perché il pubblico potrà vedere i musicisti sul palco creare insieme qualcosa di magico. Nessuna intelligenza artificiale può regalarti questa sensazione. Le persone che idolatrano altre persone, ammirando la loro arte ed essendo lì, presenti in un determinato luogo come esseri umani, sentendo quel fuoco dal palco: è proprio questo il punto! Alla fine è per questo che lo facciamo tutti. Anche registrare un album, in un certo senso, è solo un’estensione di questo. Ovviamente è qualcosa che si fa ormai da oltre un secolo ma, se ci pensi, la musica esisteva molto prima della musica registrata, e poi veniva trasmessa alle persone in modi diversi. Alla fine, si è sempre trattato di persone che condividevano qualcosa tra loro, che si trattasse di un bluesman nel Delta che suonava la chitarra e cantava il blues ai suoi compagni di lavoro, o di un brano classico suonato dal vivo da Mozart o Beethoven, o di una madre che cantava una canzone al proprio figlio: si tratta sempre di un legame umano. L’intelligenza artificiale può essere spaventosa, lo streaming ha davvero cambiato l’industria musicale e reso difficile la vita agli artisti, specialmente ai giovani musicisti. Oggi può essere più difficile che mai fare carriera ma, allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che questo elemento umano è l’essenza di ciò che facciamo, e penso che nulla possa sostituirlo. Sarà sempre presente perché ci sarà sempre il desiderio e il bisogno di tutto questo.
Un ultimo paio di domande. Rispetto agli altri membri della band, ad eccezione forse di Lomenzo, tu sei senza dubbio uno di quelli che ha avuto maggiormente modo di conoscere MegaDave. Come lo trovi? Come sta vivendo questa decisione di dire addio alle scene? Credi che riuscirà veramente a dire addio alla musica? E, per quanto riguarda te, quali sono i tuoi prossimi piani dopo i Megadeth?
Ovviamente non posso parlare per Dave, ma spesso, quando esce l’argomento in mezzo, risponde “non dirmi che è l’ultimo spettacolo fino a quando non l’ho suonato, perché altrimenti mi commuoverò troppo”. Sai, penso che lui ci pensi: pensa alla fine ed a come sarà, e credo che non sappia come sarà. Nessuno di noi lo sa, giusto? Possiamo parlarne, possiamo dire: “Tra un po’ di tempo faremo l’ultimo concerto e poi sarà finita”. Possiamo parlarne, possiamo divertirci, ma non sappiamo come ci sentiremo finché non saremo lì e suoneremo l’ultima nota, per citare il brano di prima; penso che alla fine, dopo che sarà finito tutto ed avremo suonato l’ultima canzone, sarà allora che capiremo cosa si prova e cosa vogliamo fare; secondo me è per questo motivo che a volte le band si ritirano e poi tornano di nuovo sulle scene: perché ne sentono così tanto la mancanza che si rendono conto che il piano che avevano di sciogliere il gruppo non ha funzionato, perché questo è quello che fanno, questo è quello che sono e vogliono ancora farlo. Alla fine nessuno di noi sa cosa succederà, Dave è stato nei Megadeth praticamente tutta la sua vita, quindi, come dico sempre, aspettiamo e vediamo cosa succede. Al momento il piano, quello che tutti conosciamo, quello che è stato detto, è che ci saranno circa tre anni di tour, forse un po’ di più, e poi sarà la fine. Quello che succederà dopo, sinceramente non lo so. Quindi, per rispondere alla seconda parte della tua domanda, non ho pensato molto al futuro, non so esattamente cosa farò; ovviamente faccio sempre un milione di cose perché è quello che ho sempre fatto: sono un musicista di studio da 25 anni ormai. Lavoro sempre a cose diverse, ho anche un mio progetto ed ho un altro gruppo con mia moglie e stiamo lavorando a delle cose. Quindi ci sono sempre un sacco di cose diverse in cantiere e continuerò sempre a fare musica, ma dove saremo nel 2028 o nel 2029, è troppo presto per dirlo. Quindi ora mi concentrerò su questo e mi concentrerò davvero sui Megadeth, realizzando i migliori show che possiamo fare, mettendo in piedi un tour lungo e degno, spaccando ogni sera. Questa è la mia missione, e poi vedremo.





