Tonight we’re summoned for a divine cause
Ieri sera, a quasi due anni dall’ultimo rituale, siamo stati convocati per il ritorno dei Ghost in Italia e basta solo avvicinarsi all’Unipol Forum di Assago per capire che Tobias Forge ha vinto – anzi stravinto – la sua scommessa con il mondo del rock. Le file lunghissime, prima dell’apertura dei cancelli, fanno subito capire che la venue milanese sarà piena di fedeli della band e che dal 2022 il popolo dei Ghost è cresciuto in maniera importante. Il nuovo album, “Skeletà” è fuori da poco più di una settimana ma è chiaro che non è solo l’ultimo rilascio a giocare a favore dei Ghost e della loro ascesa, che sembra ormai inarrestabile: i successi sui social, primo tra tutti la diffusione virale del brano “Mary On A Cross” su TikTok, la diffusione capillare dei nuovi singoli e relativi, dissacranti, video e la promessa di uno spettacolo sempre più sontuoso e teatrale fanno gola anche a chi è solo curioso di vedere con i propri occhi se davvero questi famosi “rituali” valgano la pena di essere vissuti. È, come accennato sopra, la vittoria di Tobias Forge in un mondo sempre più polarizzato tra rocker duri e puri e consumatori occasionali: il concerto tenutosi all’Unipol Forum è qualcosa di più di un semplice show hard rock, è un momento di unione e condivisione che è riuscito a coinvolgere davvero tutti.
Lo show è previsto per le 20:30 e le imponenti file fanno temere per la strettissima policy “no phone” voluta per ogni concerto dei Ghost dello Skeletour 2025. L’ingresso alla venue e l’imbustamento dei cellulari nelle custodie sbloccabili solo dal personale addetto è veloce e rapido, tutto si svolge senza problemi e ci si ritrova in breve, ognuno al proprio posto ma senza niente da fare. Un’esperienza già così inedita, senza telefono ad intrattenere c’è chi legge, chi fa le parole crociate, chi addirittura fa conversazione spicciola col vicino; intorno alle 20 i canti gregoriani iniziano a diffondersi per il Forum per preannunciare l’arrivo tanto atteso dei Ghost, che avviene puntualissimo alle 20:30: Papa V Perpetua appare sui megaschermi per le prime note di “Peacefield”, anticipando la caduta del telone che nascondeva il palco e rivelando i Nameless Ghouls, bardati con le nuovissime mise ideate per il concept dell’ultimo album.

Sia “Peacefile” che la successiva “Lachryma” dimostrano la forza live dei brani tratti dall’ultimo lavoro, che non sfigurano accanto alla storica, perfetta “Spirit”. Il pubblico è immediatamente coinvolto dalla performance, sia di Papa V che dei suoi musicisti, il ritmo del live appare subito serratissimo, neanche un minuto di respiro ed esplode “From The Pinnacle To The Pit”. La tripletta tratta dall’ormai leggendario album “Meliora” si chiude con “Majesty”, che vede Papa V cantare in completa veste papale sospeso sul palco, sotto l’enorme Grucifix di luci che sovrasta tutto, un’immagine a metà tra l’inquietante e il teatrale che aggiunge un tocco in più. Finalmente il ritmo rallenta leggermente e il buon Forge si ferma per la prima volta ad ammirare il proprio pubblico, anticipando “The Future Is A Foreign Land” con un piccolo discorso di speranza appunto verso il futuro, più che mai spaventoso e incerto, negli ultimi tempi. C’è da appuntare che Papa V Perpetua appare più serioso e meno scanzonato dei suoi predecessori, forse una scelta stilistica di Forge per dare maggiore rilievo alla mera performance artistica. Mancano infatti i siparietti tra Papa e i Ghouls e anche i cambi d’abito sono meno frequenti. Niente che intacchi, come detto, l’esecuzione dei brani, che è sempre di altissimo livello, grazie alla bravura indiscussa dei musicisti – e nonostante il vociferato cambio alla chitarra avvenuto dopo l’ultimo tour.
Dopo l’intermezzo strumentale di “Devil Church”, è l’ora dell’oscura “Cirice”, seguita a ruota dalla ballatona “Darkness at the Heart of My Love” con tanto di accendini accesi (vista l’assenza di cellulari), per poi ripartire alla grande con “Satanized”, primo singolo tratto da “Skeletà”, che ha fatto subito innamorare i fan dell’ultima ora. Con “Ritual” si torna ai grandi classici anche se si sente un po’ la mancanza del Papa vestito di tutto punto con tanto di incensiera dorata ma ci sono le mirabolanti scenografie, raffiguranti – inutile dirlo – le vetrate di una chiesa a dir poco particolare, che mantengono lo stile ecclesiastico. Un’ultima piccola incursione nell’ultimo disco con “Umbra” che però, c’è poco da fare, impallidisce di fronte ad una monumentale “Year Zero”, cantata a squarciagola dall’intero palazzetto, che si conclude con il metaforico infrangersi delle vetrate della personalissima chiesa dei Ghost; attraverso le finestre ormai vuote sorge la “Stella del Mattino” meglio conosciuto come Lucifero per una splendida “He Is”, momento molto toccante della performance. Papa V sogghigna sotto la maschera ammirando il canto appassionato del pubblico milanese e probabilmente pregusta già il rush finale prima dell’encore che vede, una dietro l’altra, senza esclusione di colpi “Rats”, “Kiss The Go-Goat” in onore del sempre indimenticato Papa Nihil, un’adrenalinica “Mummy Dust”, un grande ritorno nelle scalette dei Ghost: “Monstrance Clock”, una vera e propria chicca con tanto di liriche proiettate sui mega schermi.

Pochi minuti di Pausa ed ecco che il Papa rientra sul palco sfoggiando una giacca viola in paillette, un altro grande classico della stirpe, e dopo ulteriori, profondi ringraziamenti, si scatena il delirio finale con “Mary On A Cross”, il brano a cui i nuovi Ghost devono praticamente tutto e che li ha proiettati verso il grande pubblico. Con “Dance Macabre” e “Square Hammer” si conclude una performance davvero impeccabile, impreziosita dalla rigorosa assenza di smartphone e schermi, durante la quale si è creata una connessione tra band e pubblico come raramente si vede negli ultimi tempi, concentrati più sul condividere in tempo reale l’esperienza che sul viverla nel momento. Ben venga dunque il collegarsi solo alla musica dal vivo dimenticando l’amico a casa a cui fare la pietosa videochiamata per compensare l’essersi perso il concerto. E soprattutto, come sempre, Hail Satan, Hail Ghost.
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Setlist
Peacefield
Lachryma
Spirit
From the Pinnacle to the Pit
Majesty
The Future Is a Foreign Land
Devil Church
Cirice
Darkness at the Heart of My Love
Satanized
Ritual
Umbra
Year Zero
He Is
Rats
Kiss the Go-Goat
Mummy Dust
Monstrance Clock
Mary on a Cross
Dance Macabre
Square Hammer





