Nel 1995 i Punkreas pubblicano “Paranoia e Potere”, uno degli album più amati dai fan e considerato un riferimento per il punk italiano. Da quel momento nulla sarà più lo stesso. In occasione del tour per festeggiarne il 30esimo anniversario, abbiamo fatto due chiacchiere con Paletta, storico bassista della band.
Ciao Paletta! Benvenuto su SpazioRock! Come stai? Come sta andando questo tour?
Molto bene! Siamo tornati da una sfilza di 10 concerti in 15 giorni e sono stati uno più bello dell’altro. Poi è il tour dei 30 anni di “Paranoia e Potere”, che è l’album di cui si sono innamorati tutti.
Proprio così! “Paranoia e Potere” è un album di gran successo, considerato un vero e proprio album di culto. Ti saresti mai aspettato che potesse avere un impatto così forte?
Ma no, guarda, in realtà no, però sono molto contento di questo, perché abbiamo visto un cambio generazionale: le nuove generazioni non ascoltano più solo le ultime uscite, ma partono proprio da “Paranoia e Potere”. Poi quest’anno abbiamo deciso di masterizzarlo, perché in realtà non l’avevamo mai fatto prima. L’avevamo registrato in una cantina insieme a un fonico molto bravo, ma senza il processo di mastering. Quindi, abbiamo deciso in un certo senso di migliorarlo e con la masterizzazione abbiamo potuto aggiungere quei suoni che mancavano, come si fa di solito nei dischi più “normali”.
Tra l’altro proprio in merito alla masterizzazione, ho letto che la riedizione contribuirà ai progetti di riforestazione di Green Future Project, che è una bella forma di ribellione contro il menefreghismo sempre più dilagante nei confronti dell’ambiente.
Sì, quando si presenta la possibilità di dare una mano, anche in minima parte, lo facciamo. Se lo facessero tutti vivremmo in mezzo al verde!
Hai ragione. Tra l’altro anche questo dell’ambiente è un tema che viene affrontato in Paranoia e Potere, che appare, per tutte le tematiche trattate, ancora assolutamente attuale. Mi viene da dire che cambiano i soggetti, ma le problematiche della società di allora sono le stesse di oggi. Credi che ci sia ancora possibilità di miglioramento per il nostro Paese?
Ti devo dire la verità, ho notato anch’io questa cosa e magari da artista mi viene da pensare che ci abbiamo visto giusto, ma dall’altra parte, da persona normale, sono molto preoccupato perché se in 30 anni non è cambiato nulla, allora non so proprio rispondere alla tua domanda. Noi nel periodo di “Paranoia e Potere” eravamo nel pieno della nostra attività e abbiamo sempre voluto fare un punk più propositivo rispetto a quello inglese che era un “no future”. Alla loro visione più spiccatamente nichilista, abbiamo sempre contrapposto un diverso atteggiamento, cercando di stimolare la gente per cercare di fare meglio. Ci sono delle canzoni che suoniamo durante i concerti, ad esempio, “Cadena Perpetua” che abbiamo scritto per denunciare il sovraffollamento delle carceri e oggi non è cambiato nulla, anzi è anche quasi peggiorato. Oppure “Tutti in pista” che racconta un po’ della deriva della destra e, soprattutto, l’accanimento contro i ragazzi che si facevano una canna oppure che bevevano una birretta in più. Adesso la situazione è peggiorata ancora di più. Tutto questo per dire che non so proprio rispondere alla tua domanda, anche se, adesso come adesso, direi: no!
Proprio come dicevi, come band vi siete sempre esposti e siete sempre stati molto diretti nel dire quel che secondo voi non funziona nel panorama socio-politico nazionale e non solo. Secondo te i gruppi di oggi hanno quest’attitudine di gridare il proprio malcontento, di denunciare le ingiustizie e di protestare?
Diciamo che ci sono tanti artisti nel mondo della musica che appoggiano alcune situazioni, idee, ma in maniera super velata. Mi piacerebbe che fossero più sensibili, cioè che dessero ai loro fan qualcosa di più concreto. Per esempio, vedo che, quando ci troviamo per fare dei benefit che sia per le carceri o che sia per gli immigrati, i nomi sono sempre gli stessi, Punkreas, Modena City Ramblers e pochissimi altri; quindi, secondo me il mondo dell’arte dovrebbe fare molto di più, soprattutto il mondo della musica. È anche vero che siamo tutti stati molto penalizzati nel periodo del Covid, però la gente è andata avanti a fare altro e questa cosa è evidente, almeno nel nostro caso, che non siamo un gruppo mainstream, e mai lo saremo, anche perché i Punkreas sono sempre un po’ scomodi da mettere da qualsiasi parte. Forse una volta ci ha passati Radio Maria. No, non è vero [ride, ndr]. Io penso che la musica sia un ottimo viatico per sensibilizzare sulle varie tematiche, anche quelle molto delicate, senza dover pensare a tutto il mondo, ma iniziando soltanto in Italia. Caspita, è venuto fuori un referendum da poco tempo e noi abbiamo cercato di dire che era molto importante, ma com’è finita? È finita che il giorno dopo il referendum ci sono stati 700 licenziamenti e, a quanto pare, 500 non erano andati neanche a votare. La mia solidarietà va ai 200 che invece ci sono andati.
Tornando, invece, a parlare di artisti, questo 30esimo compleanno ha visto la partecipazione di tanti musicisti, sia nei live che nella registrazione di alcuni brani, come per esempio “La canzone del bosco” reinterpretata dai 3 Allegri Ragazzi Morti, o Giancane in “Aca Toro”. Com’è nata l’idea di coinvolgere artisti, in alcuni casi lontani dal mondo del punk?
Magari sono molto lontani dal genere musicale che facciamo, ma un artista come Giancane pur avendo comunque un’altra attitudine musicale, è una di quelle persone che ci mette sempre alla faccia. Il senso è che puoi fare anche il liscio e avere lo spirito punk: se riesci a mandare un messaggio, se riesci a far capire alla gente che tante cose si possono migliorare, basta fare un piccolo sforzo e basta non ascoltare i soliti canali che ci vengono fatti ascoltare, allora sei punk. E allora ci siamo circondati da questa gente, abbiamo collaborato con i Modena City Ramblers che non è il nostro genere musicale, ma con i quali condividiamo le stesse idee e portiamo avanti gli stessi progetti. Noi vorremmo una società che a un certo punto inizi a dire basta e che inizi a tirare un po’ di calci nel culo a tutto ciò che non gli va bene, contro tutto quello che non sta andando bene.

Tornando invece a “Paranoia e Potere”, diciamo che ha segnato il momento in cui i Punkreas acquisiscono una notorietà più elevata e iniziano a condividere i palchi con grandi nomi della musica, anche internazionale. Per esempio, vi siete esibiti in festival con tantissimi artisti, mi vengono in mente, tra i più recenti, gli Offspring nel 2022 al Carroponte.
Sì, diciamo che è stato il grimaldello per fare dei numeri buoni, per essere chiamati in molti festival. Abbiamo fatto due edizioni del Heineken Jammin Festival, la prima con i Rage Against the Machine nel 2006, la seconda con i Metallica, poi abbiamo suonato con i Sex Pistols a Torino, insomma ci ha aperto tantissimi canali, però la cosa bella che abbiamo capito è stata che questo disco rappresenta un manifesto di protesta ancora adesso anche per la nuova generazione. I nostri concerti ormai sono stratificati. Davanti ci sono i ragazzini che hanno ancora un’energia pazzesca e pogano di brutto, in mezzo i trentenni/ trentacinquenni che ascoltano e ballicchiano e in fondo ci sono quelli della nostra età che sono i genitori di quelli davanti e che poi li porteranno a casa e possono bere. Quindi sono tutti contenti.
E questa cosa ti fa piacere? Il fatto che ci siano generazioni diverse, famiglie, che cantano e pogano sotto il palco?
Assolutamente sì, perché se si fosse cristallizzata e fermata a 30 anni fa, avremmo magari pensato che non siamo riusciti a tramettere il giusto messaggio, a smuovere le coscienze. Invece, vedere le nuove generazioni, vedere che si interessano e che ci fanno delle domande sulle canzoni, sul loro significato, vuol dire che ci sono ancora delle menti pensanti. Secondo me, il vero pericolo in questo momento della nostra nazione è l’ignoranza, nient’altro. È l’ignoranza, purtroppo, come nei grandi governi totalitari, cioè tengono, anzi vogliono tenere il popolo ignorante dicendogli delle cose che non sono vere, per distogliere l’attenzione.
Eh sì, guarda soltanto ciò che sta succedendo in questi giorni. Si è parlato solo del matrimonio di Jeff Bezos.
Ma sì, effettivamente è vero, c’è stato più rumor per quello che per altro. C’è una media di 15 suicidi nelle carceri perché sono troppo pieni, una media di tre persone al giorno che ancora muoiono sul lavoro, e non se ne parla. Questa è una roba assurda in Italia. Basterebbe soltanto applicare le regole, ma se applichi le regole magari ci vuol più tempo per concludere il lavoro e quindi, costa di più, mettono ragazzini incompetenti a fare del lavoro e finisce non bene. Per non parlare di tutta la parte relativa ai diritti delle donne o l’immigrazione. Non è cambiato neanche qui.
Parliamo di qualcosa di un po’ più leggero, qualche aneddoto legato a qualche band con la quale avete suonato?
Beh, ce ne sono tanti. Quando abbiamo suonato con Joe Strummer ne sono successe di tutti i colori!
E il momento più punk invece? Qualche stage diving finito male?
Sì, ho fatto vari stage diving, in un caso sono finito all’ospedale di Padova, perché in pratica mi hanno preso male, son caduto, la paletta del basso mi ha aperto il sottomento, sono finito in sala operatoria, con tutte quelle luci fredde che appiattiscono l’ambiente, io ero lì tutto insanguinato e c’era il chirurgo che doveva operarmi che mi guarda e mi domanda “Ma tu sei Paletta dei Punkreas?” e una volta avuta la conferma, tutto serio mi dice “Devo fare un ottimo lavoro!”. Quindi, mi ricuciva la bocca e nel frattempo mi parlava delle canzoni, gli piaceva “Voglio Armarmi”. Io pieno di sangue e lui tutto contento che mi rifaceva la faccia parlando dei pezzi dei Punkreas. È stato un momento molto punk.
Il 4 luglio suonerete a Legnano. Cosa significa per te salire ancora sul palco del Rugby Sound?
Beh, innanzitutto è una bella sorpresa perché non so quanti gruppi hanno invitato per due anni consecutivi. L’anno scorso è stato un concerto meraviglioso. Poi Legnano è casa nostra, dove siamo nati e dove abbiamo mosso i primi passi che fosse il Circolone di Legnano o altri posti. Insomma, è casa nostra e siamo sicuri che troveremo un sacco di gente che conosciamo. L’ultima volta era venuta anche la mia maestra delle elementari a vedere il concerto. Praticamente giochiamo in casa e ci rende veramente molto orgogliosi.
Ti va di lasciare un messaggio ai lettori di SpazioRock?
Inseguite sempre i vostri sogni, ma per realizzarvi dovete pensare solo ad una cosa: odiare i prepotenti e la prepotenza. Una volta che si combatte la prepotenza si potrà fare tutto.
Grazie.
Grazie a te. Ci vediamo a Legnano.
Assolutamente sì!





