Mese breve, ma non per questo meno oscuro.

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Djevelpakt – The Shadows Of The Moonless Night (Dybbuk Productions)

A giudicare dal nome, si potrebbero facilmente collocare i Djevelpakt nell’estremo nord dell’Europa, ma niente è più lontano dalla verità: questa malefica entità germoglia dal vivace underground belga, oltretutto composta da due professori dell’estremo espertissimi in materia. Da un lato il mastermind e polistrumentista P.F Hraesvelg, con un passato negli Abyssum, ma meglio conosciuto come la voce vigorosa degli Heinous, dall’altro Déhà, produttore e musicista di origine ungherese protagonista di innumerevoli progetti e che qui si occupa di basso, batteria e tastiere. Dopo la demo dello scorso anno “Witch’s Pakt”, la formazione esordisce sulla lunga distanza con “The Shadows Of The Moonless Night”, disco intriso di un’atmosfera soffocante e nera più della pece che, nei fulgori carichi di dissonanza, afferra l’ascoltatore per la gola e non lo lascia andare per qualunque ragione. Il singer urla, ruggisce, geme e predica mentre si fa strada nell’oscurità per quasi quaranta minuti, laddove, soprattutto quando entra in gioco l’organo, le canzoni assumono un’aura sacra e rituale, traendo ispirazione dalla scena black metal di Trondheim. Un’opera diabolica, capace di nascondere il proprio veleno sino all’ultimo secondo.

Tracce consigliate: “The Charms Of Horror”, “The Whore Of The Cold Mountains”, “Hearses”

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Demonic Resurrection – Apocalyptic Dawn (Indipendente)

La forza degli indiani Demonic Resurrection, è rimasta integra dopo venticinque anni di metaforica guerra su tutti i fronti, ancora più significativa in una nazione che tradizionalmente non supporta il metal estremo. Malgrado il tempo trascorso e le fatiche connesse, il membro fondatore e polistrumentista Sahil “Demonstealer” Makhija, l’ultimo superstite della formazione originale, non ha mai dato segnali di arrendevolezza, pubblicando ora l’EP “Apocalyptic Dawn”. Prodotto sotto la supervisione del chitarrista degli Skyharbor Keshav Dhar (Bloodkill, The Pulse Theory, Winter Gate) con il sontuoso artwork di Gaurav “Acid Toad” Basu (Inner Sanctum, Devoid, Theorized) a impreziosirne la confezione, questo nuovo disco vede la partecipazione dell’ex tastierista dei Cradle Of Filth e dei Devilment Anabelle Iratni, che qui presta anche un etereo supporto vocale. La band, spostandosi di continuo in quelle zone di confine tra black e death, procede sì a velocità vertiginosa, ma permea i brani di una grandezza epica dal taglio cinematografico che spesso e volentieri deraglia in territori progressive, sigillando il tutto con il ruggito ferocissimo del singer e mastermind. Maestosità vibrante.

Tracce consigliate: “The Great Famine”, Of Blindness And Divinity”, “Apocalyptic Dawn”

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Heir Corpse One – Destination: Domination (Emanzipation Productions)

Gli svedesi Heir Corpse One pubblicano un secondo lavoro sulla lunga distanza, “Destination: Domination”, che rappresenta la continuazione del racconto horror iniziato nell’album di debutto “Fly The Fiendish Skies” del 2022. La storia si focalizzava su una cricca di ricconi che cercava di sottrarsi a un’epidemia a bordo del proprio jet privato. Il destino volle che la partenza precipitosa si concludesse con un incidente aereo, tragedia responsabile di trasformare i fuggiaschi in morti viventi. Dopo due EP, “Caribbean Frights” (2022) e “Chopping Spree” (2023), la ripresa del concept segue la marcia e la missione degli zombie del primo capitolo verso il potere e il dominio del mondo e tale quete, non priva di una certa ironia, ha bisogno di un death/groove metal intenso, solido, travolgente e pieno di riff orecchiabili che aggiungono un grande valore all’insieme. Il lavoro di chitarra di Kjetil Lynghaug e dell’instancabile Rogga Johansson, qui anche in veste di vocalist, si distingue per variazioni e creatività, per un disco che funziona davvero bene sia a sé stante sia come pezzo di un universo narrativo in continua espansione. E perché no, potrebbe altresì adattarsi a una sua riduzione cinematografica!

Tracce consigliate: “Undeath From Above”, “Well Of Blood”, The Last Supper”

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Kanonenfieber – Soldatenschicksale (Century Media Records)

Gruppo ormai in rampa di definitivo lancio, i Kanonenfieber tengono caldo il cuore degli aficionados attraverso la pubblicazione di una compilation ibrida, composta da un paio di nuovi brani e da vecchie canzoni rivisitate, il tutto per raccontare la Battaglia dello Skagerrak, il più grande scontro marino della Prima guerra mondiale tra l’Impero tedesco e la Gran Bretagna. I tedeschi, in “Soldatenschicksale”, compiono un sottile, ma concreto passo avanti nell’approccio alla costruzione e alla produzione della propria musica. Il loro black/death metal marziale e monolitico beneficia qui di una produzione massiccia, ma meglio bilanciata, aspetto che permette ai riff di respirare conservando la forza e il peso che di solito possiedono. Le chitarre guadagnano in spessore e la batteria in organicità, mentre il suono, a livello generale, acquisisce chiarezza e densità, consentendo alla band di discostarsi, in qualche modo, da quell’approccio a mitragliatrice costante caratteristico degli scorsi lavori. E così i crescendo evocano l’avvicinarsi del combattimento, i ralenti trasmettono paura, gli assalti all’arma bianca diventano quasi sensoriali, per una raccolta dall’impianto teatrale e di poderoso impatto emotivo, capace di sottolineare a dovere la tragicità della Storia. Implacabili.

Tracce consigliate: “Z-Vor”, “Heizer Tenner”, “Die Havarie“

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Worm – Necropalace (Century Media Records)

Molto sembra cambiato per i Worm dall’ultimo album “Foreverglade” (2021). Anche prima di allora, però, gli statunitensi non ristagnavano nella ripetizione automatica, aggiungendo costantemente sfumature al proprio fangoso death-doom style. Quasi di sicuro, il sound ora rinvenibile in “Necropalace”, che riproduce il symphonic black metal di fine anni ’90, lascerà gli amatori dei loro primi lavori piuttosto perplessi, benché questa trasformazione da mostro della palude a signorile vampiro non sia avvenuta dall’oggi al domani. Dopo lo scorso lavoro, il mastermind Phantom Slaughter ha portato a bordo il chitarrista Philippe Tougas, alias Wroth Septentrion, artista capace di lasciare un proprio marchio indelebile tanto nell’EP “Bluenothing” (2022) quanto in “Starpath” (2023), split con i Dream Unending, due gioiellini che mostravano una svolta più decisa verso il black metal. Un’evoluzione old school in direzione dei Dimmu Borgir di “Enthrone Darkness Triumphant” (1997) che esplode in nuovo full-length dal suono pieno e ricco di sfumature, impreziosito da una cover che richiama l’esordio dei Necromantia “Crossing Fiery Path” (1993): la Florida come ponte tra la Grecia e la Norvegia.

Tracce consigliate: “Necropalace”, “Dragon Dreams”, “Blackheart”

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