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Dopo l’ottima risposta del pubblico nella giornata inaugurale, il Luppolo in Rock entra subito nel vivo con un secondo appuntamento altrettanto intenso. Come anticipato nel precedente report, il cartellone cambia decisamente registro, proponendo sonorità più eterogenee ed orientate verso heavy e power metal, con Udo Dirkschneider headliner assoluto della serata e gli Stratovarius nel ruolo di co-headliner.

La giornata si prospetta impegnativa fin dalle prime ore del pomeriggio, il sole batte senza tregua sul Parco Colonie Padane ed il caldo, già soffocante all’apertura dei cancelli, accompagnerà pubblico e musicisti per gran parte della giornata.

Tra le prime band a aprire la giornata troviamo gli Expiatoria, formazione ligure gothic/doom metal che conquista fin da subito l’attenzione grazie ad una scenografia composta da candelabri, candele e lapidi, perfettamente in linea con le atmosfere oscure della band. L’ingresso del frontman AngeleX, avvolto in un lungo mantello nero nonostante le temperature proibitive, dà il via ad uno show intenso e convincente. In appena trenta minuti, i liguri mettono in mostra una proposta solida, impreziosita dalla buona prova vocale del cantante e dalla compattezza della sezione ritmica dei fratelli Massimo e Giambattista Malachina, raccogliendo ottimi consensi grazie anche alla forte componente teatrale.

Cambio palco e spazio a Le Menade, formazione romana tutta al femminile attiva da oltre vent’anni. Il quartetto porta sulle assi del Luppolo il proprio alternative rock, costruendo gran parte della scaletta sui brani dell’ultimo capitolo discografico, “Reversum” (2023). A rubare la scena è la frontwoman Tatiana Lassandro, capace di coinvolgere il pubblico con una presenza scenica magnetica: pur muovendosi lontano dalle sonorità heavy e power protagoniste della giornata, la band convince e lascia un’ottima impressione.

Tra le sorprese più piacevoli del festival ci sono senza dubbio i Mayfire, qui al loro debutto in Italia. L’impatto visivo richiama inevitabilmente gli Sleep Token, ma dietro costumi e maschere si nasconde una proposta di progressive modern metal dal forte carattere. Con i brani di “Cloudscapes & Silhouettes“, unico album all’attivo per la band, i norvegesi danno vita af uno show curato e coinvolgente, dimostrando personalità ed una visione artistica ben definita. L’estetica potrebbe far pensare ad una formazione black metal, ma musicalmente la proposta è maggiormente più vicina a band come i Dead by April. Attraverso la loro esibizione, i Mayfire dimostrano di meritare attenzione e rappresentano la vera rivelazione di questa edizione del Luppolo in Rock.

02 Mayfire luppoloinrock2026 cremona arianna govoni 2026

Terminata la parentesi dei norvegesi, a prendersi ora la scena sul palco cremasco è Pino Scotto, una delle figure più riconoscibili e controverse della storia del rock italiano. Definito spesso “provocatorio” per il suo modo diretto e senza peli sulla lingua di esprimere le proprie opinioni, lo storico ex frontman dei Vanadium ha costruito gran parte della propria identità proprio su questa irriverenza, senza mai preoccuparsi di piacere a tutti. L’ingresso sul palco è affidato a “No Fear No Shame”, brano tratto dall’ultimo album “The Devil’s Call”, pubblicato lo scorso anno, che apre le danze con una consueta carica hard rock. Nel corso del set, Pino ripercorre la propria lunga carriera, ripescando soprattutto dal repertorio più amato dai fan e lasciando in secondo piano i brani più recenti. Trovano così spazio pezzi come “The Eagle Scream” e “Streets Of Danger”, accolti con grandissimo entusiasmo dal pubblico presente. Non mancano le immancabili frecciate rivolte ad alcuni illustri colleghi, tra cui Piero Pelù dei Litfiba, ma il concerto lascia spazio anche a momenti più profondi e sinceri, come il commosso omaggio dedicato a Lemmy Kilmister, ricordato con affetto attraverso parole di stima e gratitudine. A 77 anni, Pino dimostra di avere ancora una presenza scenica invidiabile, offrendo uno show intenso e carico di quella personalità che da sempre lo accompagna.

Una delle band più attese della serata sono i Crimson Glory, formazione storica del progressive metal tornata finalmente con un album dopo 27 anni – e dopo 15 anni dall’ultima esibizione in Italia. Un lungo periodo durante il quale la band ha attraversato numerosi cambi di formazione, la scomparsa dello storico frontman Midnight nel 2009 e l’uscita di Todd La Torre, successivamente entrato nei Queensrÿche. Dopo anni difficili, la formazione guidata da Mark Borgmeyer e Jeff Lords sembra però aver ritrovato nuova linfa con il recente album “Chasing The Hydra” ed il nuovo cantante Travis Wills, dimostrando di voler tornare protagonista. La scaletta proposta si concentra soprattutto sui grandi classici della band, con soltanto un brano estratto dal nuovo disco. Una scelta forse discutibile dal punto di vista promozionale, ma comprensibile considerando la lunga assenza dalle scene: i Crimson Glory hanno preferito puntare sui pezzi più amati, accolti con entusiasmo da un pubblico che li aspettava da anni. Ottima la prova di Travis Wills, capace di raccogliere un’eredità importante, così come quella del batterista Stian Kristoffersen, degno sostituto di Dana Burnell, e del tastierista Jon Pyres, elemento che aggiunge una nuova dimensione al sound dal vivo della band. Ora non resta che sperare che questo ritorno di fiamma possa tradursi in una presenza più costante sia sul fronte discografico, sia su quello live. Dopo un’attesa così lunga, l’auspicio è di non dover aspettare altri 26 anni prima di poter ascoltare nuova musica dei Crimson Glory o rivederli nuovamente su un palco.

Ed eccoci arrivati al piatto forte della serata: con una scenografia imponente alle spalle, gli Stratovarius portano sul palco del Luppolo In Rock tutta la loro energia power metal, confermandosi ancora una volta una delle realtà più amate del genere. La band guidata da Timo Kotipelto condensa in meno di un’ora alcuni dei brani più iconici della propria carriera, regalando uno show solido e coinvolgente. “Eagleheart“, “Phoenix” e “Speed Of Light” riportano il pubblico agli anni d’oro della formazione finlandese, quando gli Stratovarius contribuivano a definire il sound power metal europeo. Fin dai primi brani emerge la straordinaria forma vocale di Kotipelto, autore di una prova praticamente perfetta e vero protagonista della serata grazie anche al suo grande carisma sul palco. Divertente anche l’aneddoto sulla nascita del nome della band, nato dalla fusione tra Stratocaster e Stradivarius, che porta il cantante a dedicare “Stratosphere” al pubblico cremasco dopo aver ricordato la visita al Museo del Violino di Cremona. Particolarmente emozionante l’esecuzione di “4.000 Rainy Nights” qui riproposta da una band in splendida forma. Matias Kupiainen regala ancora una volta melodie di chitarra raffinate, mentre Rolf Pilve, Jens Johansson e Lauri Porra contribuiscono a mantenere altissimo il livello della performance, dimostrando tutta la solidità della formazione attuale. La chiusura affidata a “Hunting High And Low”, cantata a squarciagola da tutto il pubblico, regala un ultimo momento di pura magia e conclude uno show capace di lasciare il cuore pieno di gioia.

12 Stratovarius luppoloinrock2026 cremona arianna govoni 2026

Dopo l’incredibile performance degli Stratovarius c’è giusto il tempo di riprendere fiato e preparare il palco per l’ultimo grande protagonista della giornata. Intorno alle 23:30, una figura imponente si presenta davanti al pubblico del Luppolo In Rock: è Udo Dirkschneider. La storica voce degli Accept arriva sul palco cremonese con un obiettivo preciso: celebrare uno degli album più importanti della propria carriera, “Balls To The Wall”, che quest’anno festeggia il suo 40° anniversario. L’apertura affidata a “Fast As A Shark” dà immediatamente il via alle danze, riportando tutti alle atmosfere della grande stagione dell’heavy metal tedesco. Essendo una serata dedicata a questo storico capitolo della sua carriera, Udo propone gran parte della scaletta proprio da quell’album, regalando al pubblico brani come “Losers And Winners”, “London Leatherboys”, “Love Child” e “Head Over Heels”. Il cantante riesce comunque a costruire un set equilibrato, capace di ripercorrere anche il lungo percorso affrontato negli anni con gli Accept e con il progetto U.D.O., che vanta ben 18 album all’attivo. A 74 anni, Udo Dirkschneider dimostra ancora una volta di essere un autentico animale da palco: una voce inconfondibile, una presenza scenica imponente e la capacità di tenere in pugno un’intera platea. Un finale all’altezza di una giornata intensa, chiusa nel segno di una delle icone più importanti dell’heavy metal europeo.

E così si conclude una seconda giornata ricca di emozioni, sorprese e grandi ritorni, capace di regalare momenti di puro heavy metal e di confermare ancora una volta la qualità del Luppolo In Rock. Ora non resta che prepararsi al gran finale della domenica, ultimo appuntamento di un festival che continua a regalare grandi protagonisti e importanti momenti da ricordare.

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