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In una uggiosa serata bolognese, il pubblico del metal italiano non ha tempo per Sanremo. È infatti radunato a frotte nell’Unipol Arena del capoluogo emiliano in fervida attesa del ritorno in Italia dei Pantera. Due anni dopo il festival “Return Of The Gods”, la mitica formazione, riveduta e corretta viste incolmabili mancanze, torna infatti per un’unica data, accompagnati magistralmente da Power Trip e King Parrot.

Sono questi ultimi che hanno l’onere e l’onore di aprire le danze in questa grigia serata di febbraio, con il palazzetto già generosamente popolato di metallari pronti a scatenarsi. La compagine australiana, in forze alla Housecore Records, la label di Phil Anselmo, offre un set di circa mezz’ora e crea velocemente un buon feeling con il pubblico italiano. Ancor più calorosa è l’accoglienza tributata ai Power Trip, che mancavano dai palchi italiani dal 2018 e che tengono alta l’attenzione e la carica in previsione dell’arrivo della band principale. Il loro thrash contaminato è una lunga scarica di adrenalina, veloce e devastante, il pit si anima già di pogo e i 45 minuti di set volano letteralmente mentre la band ripercorre la propria discografia per la gioia degli astanti.

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Ma è inutile dire che l’energia accumulata si libera solo alle 20:58, quando l’enorme telone con scritto Pantera cade e i quattro cowboys dall’inferno appaiono in tutta la loro magnificenza davanti al pubblico di Bologna. L’apertura dello show è affidata a “New Level”, ottima scelta per scatenare definitivamente l’intero palazzetto; Anselmo appare subito in ottima forma, sia vocale che fisica, così come i suoi colleghi, e il brano assume dal vivo le forme granitiche che l’hanno reso immortale nella discografia dei Pantera. L’occhio però è sempre rivolto verso Zakk Wylde e Charlie Benante, ancora una volta impegnati in uno dei ruoli più difficili per un musicista: riempire un vuoto immenso, lasciato troppo presto dai fratelli Abbot, ormai assurti a figure leggendarie dell’epopea metal mondiale. E, ancora una volta, entrambi i musicisti si dimostrano più che all’altezza, in particolare Wylde con le statuine in resina di Dimebag Darrel, suo grande amico, e Vinnie Paul, posizionate sul Marshall.

Con “Mouth For War” e “Strenght Beyond Strength” il controllo del palazzetto è del tutto in mano ai quattro, in particolare al buon Phil che invita il pubblico a scatenarsi il più possibile e a cantare ogni singola parola con più forza possibile, per cui è difficile tirarsi indietro. Scalzo, in pantaloncini e maglia dei predecessori King Parrot, Anselmo è un frontman senza fronzoli né spettacolarizzazioni, tra un brano e l’altro concede solo poche parole di incoraggiamento e ringraziamento ed è abbastanza, ne è consapevole lui così come il suo pubblico.

Forte come una mazzata arriva “Becoming”, subito seguita da “I’m Broken” e non c’è nemmeno tempo di riprendere fiato che subito i quattro cowboys tirano fuori una fulminea “Suicide Note Part 2”. Altra doppietta adrenalinica con “5 Minutes Alone” e l’immensa “This Love”, uno dei momenti più intensi dello show bolognese e che è solo preludio a un altro momento carico: le prime note di “Floods” riempiono il palazzetto, con le immagini dei fratelli Abbot che si susseguono sullo schermo, i visi sorridenti e giovani dei Pantera originali, in piccole clip che inondano di nostalgia i cuori. Ed è forse grazie a questa emozione che band e pubblico si preparano al rush finale: il medley “Domination/Hollow” si abbatte sull’Unipol Arena con una potenza devastante mentre “Cowboys from Hell” è eseguita come un vero e proprio inno della band e che trasecola le varie generazioni di metallari che affollano la venue felsinea.

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Il ritorno in Italia dei Pantera, in questa nuova leg del tour che stanno portando in giro per l’Europa, conferma quando già visto un anno e mezzo fa e cioè che, nonostante le mancanze, la band resta forte, nella performance e nel seguito. Unica pecca che si può trovare allo show è l’equalizzazione di suono e volumi che non ha sempre reso giustizia al sound iconico del quattro musicisti, in particolare di Wylde e Brown. Per il resto, nonostante le critiche e le perplessità, lo show dei “nuovi” Pantera si conferma una garanzia sia per i nostalgici che per chi non c’era in quell’epoca mitologica tra fine anni ’90 e inizio anni 2000.

Setlist

A New Level
Mouth for War
Strength Beyond Strength
Becoming
I’m Broken
Suicide Note Pt. II
5 Minutes Alone
This Love
Floods
Walk
Domination / Hollow
Cowboys From Hell
Fucking Hostile
Yesterday Don’t Mean Shit

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