Dato che siete ancora poco conosciuti al di fuori degli Stati Uniti, ti andrebbe di riassumere brevemente gli avvenimenti che hanno portato alla formazione degli Starkill?
Tutti i membri risiedono nelle vicinanze di Chicago, distiamo tutti circa un’ora di macchina nelle varie direzioni. Volevamo ottenere un sound molto più vicino a quello europeo delle band di melodic death metal, che è alla fine l’unico tipo di metal che ascoltiamo. Io e mio fratello (Spencer Weidner, batterista della band, ndr) siamo stati i primi due membri degli Starkill, volevamo mettere insieme una band. Ho avuto diverse difficoltà a trovare musicisti con interessi simili nella mia città (Cary, Illinois, ndr), così mi sono spostato presso l’Università dell’Indiana, visto che hanno una grande esperienza in ambito musicale e immaginavo di poter incontrare molte più persone da quelle parti ed infatti ho incontrato il nostro precedente bassista ed il nostro altro chitarrista appena un mese dopo essermi trasferito e avevamo tutti la stessa idea di mettere insieme una band sullo stile degli Amon Amarth, Children of Bodom, Dimmu Borgir, Nightwish e Dragonforce con i loro assoli di chitarra. È stata la nostra prima vera band (a nome Ballistika, ndr), non eravamo mai stati in un gruppo metal insieme, io precedentemente suonavo il sax in altre band, ma era un’esperienza completamente differente. Abbiamo cercato di registrare per la prima volta al college, delle registrazioni veramente pessime. Abbiamo poi cambiato nome (Massakren, ndr) e anche dei componenti, abbiamo scritto altre canzoni e poi abbiamo cambiato nuovamente nome alla band un anno dopo, stavamo imparando e facendo esperienze. Come Massakren abbiamo ricevuto un certo interesse da un’agenzia di management, mentre suonavamo molti show nel midwest, e dopo aver fatto un po’ di tour ed aver modificato ancora un poco il nostro sound siamo stati contattati dalla Century Media che ha iniziato a lavorare con l’agenzia di management che si occupa di noi e lo scorso anno siamo entrati in studio per un lungo periodo, circa tra maggio e ottobre, registrando, mixando, prendendoci tutto il tempo che ci serviva per il nostro primo album. Alla fine ci siamo fermati sul nome Starkill perché volevamo qualcosa di diverso, sì, che fosse sia death metal che power metal che non fosse legato solo ad un unico genere, perché abbiamo diverse influenze nella nostra musica e volevamo qualcosa che può andare dovunque. Questo è più o meno come abbiamo cominciato.
Parliamo un po’ del vostro album di debutto (“Fires of Life”). Le prime tre tracce dell’album sono a tutti gli effetti inedite, mentre le altre sette provengono comunque dai demo delle precedenti incarnazioni degli Starkill.
L’EP che avevamo registrato quando ci chiamavamo ancora Massakren è stato quello che abbiamo presentato ufficialmente alle diverse etichette. Il materiale precedente ha trovato in qualche modo la sua strada attraverso Internet: abbiamo diversi amici nel college che l’hanno messo online, non ne eravamo nemmeno a conoscenza, riceviamo spesso email da persone che ci dicono di averlo ascoltato. È materiale che abbiamo usato per fare pratica, mio fratello all’epoca aveva 14 anni, non è mai successo (ride, ndr)! Abbiamo utilizzato molto di quel materiale perché, anche se eravamo veramente delle schifezze, alcuni pezzi erano veramente forti e non volevamo perderli e visto che il materiale scritto con i vecchi gruppi non aveva quasi praticamente visto la luce abbiamo deciso di metterlo sul nostro primo album. Alcune di queste canzoni hanno ormai quattro anni, sono tra le prime che ho scritto in ambito metal. Noi scriviamo e registriamo continuamente nuove canzoni ed al momento abbiamo 30 nuovi brani, pronti per il prossimo EP o album, quindi siamo abbastanza tranquilli per quanto riguarda il futuro degli Starkill. Vogliamo che tutte le nostre canzoni riescano a vedere la luce.
Come vi comportate al momento della creazione di nuovo materiale? Avete una suddivisione dei compiti?
Scrivo circa l’85% della musica, dipende dalla canzone. Di solito apro sempre ProTools (famoso programma della Avid Technology per le registrazioni audio professionali, ndr), registro sempre quando sto scrivendo in modo tale da non dover perdere mai il materiale su cui sto lavorando. Su una metà delle canzoni inizio con la chitarra, e finita la registrazione torno indietro e passo alle tastiere, e questi sono i brani vicini allo stile degli Amon Amarth, mentre per le altre canzoni scrivo tutto utilizzando le tastiere inizialmente, e queste suonano molto più come i Dimmu Borgir o i Nightwish. Dipende molto da come mi sento ispirato. Comunque scrivo molto del nostro materiale, poi Spencer lo rivede e passa a lavorare sulla batteria. Anche il nostro altro chitarrista (Charlie Federici, ndr) dà una mano, ma principalmente mi occupo di tutto il processo.
Come è stato accolto il disco di debutto?
(In America, ndr) molti hanno avuto difficoltà a credere che fossimo americani, non sono abituati a sentire quel tipo di sound provenire da una band che vive dietro casa tua. La gente aspetta sempre il nuovo album degli Amon Amarth, che ci mette circa due anni per uscire, così quando il nostro album è andato in vendita molte persone si sono interessate. Il nostro stile combina diverse band che la gente non credeva fosse effettivamente possibile combinare insieme.
La vostra musica deve molto allo stile europeo. Cosa vi piace di questo tipo di musica?
Sono innanzitutto un chitarrista, la tecnica di canto l’ho imparata in seguito, e quando imparavo chitarra ascoltavo solo musica strumentale, materiale di Malmsteen, chitarristi shredder, Paul Gilbert e successivamente mi sono messo alla ricerca di chitarristi con una tecnica molto più veloce. Da ragazzino non mi sono mai messo ad ascoltare il tipico stile dei Metallica o degli Slayer, non era male, ma non faceva per me, e quando ho scoperto tutta la scena scandinava, tipo i Sonata Arctica, era tutto veramente fantastico per quanto riguarda essere un chitarrista, era tutto così nuovo, qualcosa in cui non mi ero mai imbattuto e da quel momento è il solo tipo di musica che ascolto.
Hai ancora tempo di ascoltare la musica di tutti questo gruppi?
Vi è molto tempo libero quando sei sulla strada, in un autobus. È molto importante per me ascoltare musica ogni volta che posso, per trovare nuove ispirazioni, quindi cerco sempre di trovare il tempo per farlo.
Dato che avete guardato all’Europa come musa ispiratrice per il vostro stile, cosa non va nel metal della vostra zona (midwest)?
(Ride, ndr) Nella zona di Chicago non vi è alcuna scena metal, solo band hardcore con cantanti di 16 o 17 anni, ma nulla di più maturo. Soprattutto l’Indiana, è stata un’esperienza terribile! Ti ritrovi in mezzo ai campi di granoturco, nessuna band, noi arriviamo ed eravamo tipo una delle due uniche band metal di tutto il college, ed era un campus veramente grande! Abbiamo girato molto il midwest per i tour, visto che proveniamo da lì, anche lo scorso maggio, durante il tour con i Krisium e quello con i Wintersun in agosto. La costa est e la costa ovest, così come il Canada erano veramente ottimi, mentre il midwest è stato un pochino strano. Però la gente in questi piccoli posti, tipo i paesini dell’Ohio, apprezzano veramente quando una band passa da loro per suonare.
E parlando di tour, alcune delle prossime date vi porteranno a suonare in Scandinavia, patria eletta del vostro stile e fonte della vostra ispirazione. Cosa provi al riguardo?
Sono alquanto eccitato all’idea di suonare a Stoccolma od Oslo, ma comunque ogni show finora si è fermato un un posto nuovo per noi. Poi i ragazzi degli Amorphis sono molto alla mano, e se abbiamo tempo prendiamo un taxi, facciamo foto, esploriamo le località dove ci fermiamo, facciamo i turisti. Non vedo l’ora di suonare a Göteborg!
Si è sviluppata quindi una buona alchimia tra voi e gli Amorphis, sia come persone che come stile?
Direi proprio di sì, a volte facciamo degli show e la gente è convinta che proveniamo dalla Finlandia, anche alcuni dipendenti della Nuclear Blast (etichetta degli Amorphis, ndr) sono venuti da noi e ci hanno chiesto se venivamo dalla Finlandia, e gli abbiamo risposto no, siamo di Chicago! Abbiamo un tipo di sound molto nordico, funziona molto bene. Anche il pubblico degli Amorphis, che è composto da persone abbastanza adulte, tende ad apprezzarci molto, anche se sono abituati a band più mature rispetto a noi.
Sfruttate molto i social media. Trovate che siano un valido aiuto?
Sono l’unico canale attraverso cui una band nuova dall’America ha l’occasione per farsi conoscere. Quando a dicembre torneremo a casa, inizieremo a fare molto più lavoro in studio e quindi metteremo anche online alcuni video. È importante sfruttare internet quanto più possibile e mantenere i contatti con i propri fans, soprattutto visto che noi siamo ad una grandissima distanza e un po’ fuori dal mondo.
Piani futuri per i prossimi mesi?
Andare a casa per Natale e vedere di tornare in Europa di nuovo per un altro tour. Cerchiamo di fare tour quanto più possiamo. A gennaio o a febbraio cercheremo di registrare del nuovo materiale
Grazie per questa interessante chiacchierata. Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa ai lettori di SpazioRock?
Ascoltate l’album e consigliatelo ai vostri amici, siamo una band alquanto nuova e da queste parti non siamo molto conosciuti, ma vale la pena approfondire la conoscenza.











