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A Milano è una sera qualunque. Una sera in cui finalmente non piove più, e in cui a discapito dell’espressione “giorni della merla”, questo 29 gennaio, non fa nemmeno troppo freddo. Una sera perfetta, insomma, per accodarsi a una fila interminabile ai Magazzini Generali, dove l’apertura porte si fa attendere fino alle venti e trenta. Da lì in poi è un affluire continuo di spettatori – perlopiù di età compresa, ad occhio e croce, tra i venti e i trent’anni –, tutti con la trepidazione stampata sulla faccia. Se si chiede loro che musica ascoltano di norma, daranno risposte piuttosto variegate: c’è chi menziona l’alternative rock anglofono e chi predilige l’itpop, chi cita Oasis e Radiohead, Subsonica e Verdena. Non pochi parlano di supportare il “sottobosco” locale (che per molti è la scena underground milanese, ma non solo). Sono tutti qui. A sostenere un gruppo per il quale, secondo l’opinione condivisa dai più, a questo giro “è la svolta”. 

Ad aprire le danze Taistoi, giovane progetto “dreamgaze” di Andrea Esposito — dal quale è appena nato un album d’esordio, “Vibrisse”, scritto con altri tre musicisti. Di questi ultimi, tuttavia, se ne presenta solo uno, il tastierista Elia Notarandea: “Facciamo un set più ristretto, solo per voi”. Nonostante in diversi punti di questo live “alleggerito” si senta la mancanza della sezione ritmica, “dreamgaze” rimane un bel modo di descrivere le sonorità che il duo porta avanti con savoir-faire alternativamente impacciato, euforico e irriverente. Dimostrazioni di encomiabile talento musicale (tra cui una tastiera scivolata dal supporto durante l’ultimo pezzo e suonata comunque senza battere ciglio) si alternano all’annuncio del merch sotto forma di mutande, giustamente appese alle aste dei microfoni per pubblicizzarle (e, sotto richiesta del pubblico, lanciate a fine set). Attendiamo di rivederli in giro, soprattutto con la live band al completo.

Cambio palco, ci si gira a fatica, constatando che sia il parterre che la balconata sono straripanti di spettatori. I Post Nebbia hanno annunciato poche ore prima del concerto che la data era quasi sold-out: e del resto hanno iniziato da poco un tour che tocca l’intera penisola in dieci date, più ulteriori cinque all’estero (Paesi Bassi, Belgio, Germania). Sembra, insomma, che il nuovo album si stia rivelando decisivo per i Post Nebbia, i quali sono ormai un punto di riferimento per la scena indipendente, e al contempo stanno iniziando a farsi conoscere da un bacino d’utenza sempre più vasto: durante lo show si capisce con facilità chi sono i fan di vecchia data e chi quelli nuovi, attirati dall’ultimo disco e curiosi di ascoltarlo dal vivo.

“Pista nera” viene suonato dall’inizio alla fine e compone interamente i primi due terzi del set. Tra questo “primo atto” e il secondo si nota una certa differenza: all’inizio c’è una un po’ di timidezza nell’interazione con gli spettatori, i quali mostrano meno familiarità con le canzoni nuove — canzoni che tuttavia apprezzano, a giudicare dal pogo che si fa rapidamente spazio al centro del parterre. L’ultimo album del quartetto padovano, dal vivo, è semplicemente impeccabile (d’altro canto era stato scritto con questo proposito in mente). “Facciamoli divertire, questi ragazzi!” è l’esortazione di Carlo Corbellini prima della title track, dove effettivamente si scatena l’inferno: da qui in avanti dalla sicurezza sarà un perpetuo avanti e indietro per tenere d’occhio quello che ormai è un tornado di braccia, teste che fanno headbanging e larghissimi sorrisi.

La seconda parte del live si compone di qualche brano dei precedenti dischi “Entropia Padrepio” e “Canale Paesaggi”: mentre passiamo dalle atmosfere più distorte e nervose dell’ultimo arrivato a quelle più psichedeliche e groovy dei predecessori, la band appare sempre più a suo agio con il pubblico. Corbellini è gradualmente più disinvolto nel ruolo di mattatore, e anche il resto del gruppo sembra “sciogliersi” maggiormente: dal bassista Andrea Cadel a sinistra del palco a Giulio Patarnello e Giovanni Dodini, rispettivamente tastierista e batterista, entrambi più indietro su una pedana. C’è il sing-along collettivo; c’è il crowd-surfing; c’è una spensieratezza unanime che sa un po’ di festa.

“Noi andiamo, ciao!” esclama Corbellini verso la fine del concerto, trotterellando via dal palco senza nemmeno provare a nascondere il trucchetto della pausa pre-finale come da tradizione rockettara. Chiaramente, parte subito il coro di “Se non metti l’ultima, noi non ce ne andiamo”, ed ecco che i nostri ricompaiono per il rush finale; ma prima, il discorso.

“È la prima volta che portiamo mille persone in un posto”. È una frase pronunciata con estrema sincerità tra i sorrisi lusingati di chi – ci auspichiamo – si è accorto di stare creando qualcosa di bello per il panorama musicale nostrano. Mentre il frontman ringrazia gli spettatori per aver dimostrato che, se si continua a crederci e a lavorare sodo, i risultati arrivano, non si può non provare gioia per questi ragazzi, e gioia per la musica alternativa in Italia. Poi, come preannunciato, la si butta in caciara: i bis di “La mia bolla” e “Statonatura” costituiscono l’apice del caos, con Corbellini che getta la chitarra a terra e si lancia sulla folla, la quale lo accoglie più che volentieri e quasi quasi neanche lo fa risalire sul palco. 

Chi scrive un po’ li capisce, i famigerati gatekeeper. Se, come meritano, i Post Nebbia passeranno ancora da Milano su palchi sempre più grandi, allora non si tornerà mai più a questa sera, all’illusione dell’intimità di mille anime unite nel realizzare che un’altra musica, in Italia, è veramente possibile. La differenza sta in un unico dettaglio sostanziale: noi, questo scenario, glielo auguriamo con tutto il cuore. 

Setlist:

Leonardo
Io non lo so
Pastafrolla
Piramide
Statonatura
Supersconto
Giallo
Lingotto
Kent Brockman
Municipio
Pista Nera
Notte Limpida
Cuore semplice
Cristallo metallo
La mia bolla
Vietnam
Viale Santissima Trinità
Televendite di quadri
Oltre la soglia

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