A pochi giorni dall’inizio del tour Silver Linings // Europe 2025 e della data di Milano al Legend Club, prevista per mercoledì 5 febbraio, abbiamo avuto il piacere di parlare con Steffen Kummerer, il leader di una band, gli Obscura, capace, nel corso degli anni, di rendere il proprio progressive/technical death metal sempre più riconoscibile e di accogliere, allo stesso tempo, un enorme ventaglio di influenze. Tra qualche domanda scomoda, i dettagli del nuovo album “A Sonication” e brevi inserti di espressioni in italiano, il musicista tedesco non si è sottratto dall’entrare in questioni spesso spinose, mostrando serenità e grande gentilezza. Buona lettura!

Ciao Steffen e benvenuto sulle pagine di SpazioRock. Come stai? Potresti rispondermi in italiano, so che ne mastichi un po’.

Conosco qualche parola italiana, riesco ad articolare delle frasi semplici. Comunque sto molto bene (in italiano, ndr). Sono eccitato all’idea di ritornare in tour tra pochissimo con gli amici Skeletal Remains e Gorod, è il momento giusto.

Potremmo goderci gli Obscura al Legend Club di Milano il prossimo 5 febbraio, seconda data dopo Stoccarda, del tour Silver Linings // Europe 2025. Il set sarà dedicato soprattutto al nuovo album “A Sonication”?

Sicuramente suoneremo più canzoni tratte da “A Sonication”, per me il disco in uscita è sempre il più importante. Non guardo troppo indietro, voglio sempre guardare avanti. È per questo motivo che la maggior parte delle canzoni che sarà sfoggiata dal vivo appartiene al nuovo album. Sono molto curioso di vedere come reagirà la gente a esse. Soprattutto in Italia l’audience è molto, molto rumorosa. E conosco il locale, ci esibiremo al Legend Club, penso di averci suonato già due o tre volte. Parlando di Milano, poi, ci saranno molti amici che mi raggiungeranno lì da tutta Italia. Sono già in contatto con loro, è come incontrare una famiglia, non vedo l’ora. Inoltre, conosco bene la zona in cui sorge il locale, è un bel posto dove passare il tempo insieme alla persone, anche perché c’è un biergarten nei dintorni. A essere onesti, è un posto molto carino. Ripeto, sono parecchio ansioso di sapere come funzioneranno i brani in un contesto live. A volte scrivi un pezzo e sei molto sicuro che sarà fantastico quando lo presenterai sul palco. Magari nessuno reagirà o avverrà completamente l’opposto. Sarà comunque una sorpresa.

Hai suonato ovunque in questi due decenni di carriera e l’esperienza certo non ti manca. L’audience, pur diversa a seconda della nazione e del continente in cui si esibiscono gli Obscura, partecipa sempre con il medesimo entusiasmo?

Sì, è vero, abbiamo suonato in quasi tutti gli angoli del pianeta, benché ci siano ancora alcuni posti in cui non siamo ancora stati. È comunque molto difficile rispondere a questa domanda, perché ogni spettacolo è diverso. Se vai al sud, che si tratti di Europa o America, la gente è più entusiasta che al nord. Se suoni in Scandinavia, non ci sarà un circle pit, non ci sarà un mosh pit e non vedrai nessuno che si scaraventerà on stage dal pubblico. Nelle zone meridionali, in Italia soprattutto, è completamente diverso, c’è un approccio al live che non ha eguali. Le persone sono partecipi, cantano un po’ di più, è fantastico. E anche per una band di technical death metal come gli Obscura a volte sentiamo cori in cui l’audience canta assoli o melodie di chitarra. Questo è assolutamente incredibile, succede soltanto da voi e dalle culture musicali simili alla vostra. Anche i canadesi e gli statunitensi si divertono e mostrano un totale coinvolgimento, ma in modo differente. Non sono così rumorosi, ma sono lo stesso eccitati. Sono meno espressivi, ecco. Poi ho notato una cosa interessante: quando suoniamo nei Paesi Bassi, le persone sembrano, dal palco, un po’ riservate, ascoltano senza far troppo frastuono, preferendo concentrarsi sull’analisi dei brani. Quindi, in qualche modo, bisogna soltanto adattarsi ai vari uditori. Personalmente, è molto più divertente se le persone sono completamente trascinate dalla musica, tra gente che si tuffa dal palco e fan che cantano tutti insieme o applaudono. D’altra parte, apprezzo anche quegli appassionati che ascoltano attente e studiano ogni piccolo dettaglio delle canzoni, mi piacciono entrambi i mondi. Non c’è niente di giusto o sbagliato, sono felice quando gli appassionati vengono agli show e si gustano la serata.

Il tour vedrà per la prima volta esibirsi la nuova line-up, l’ennesima di un percorso spesso accidentato e polemico a livello di cambi di formazione. C’è una ragione che più delle altre consideri responsabile di questi continui avvicendamenti di musicisti?

Beh, ci sono molte ragioni, non solo una. Perché la vita, di per sé, ha molte sfaccettature. Siamo in tour così tanto, facciamo spesso tra gli ottanta e i cento concerti all’anno, non siamo un progetto in studio che si incontra ogni sei mesi. E questo stile di vita non è fatto per tutti. Ci troviamo, come band, alla fine dei nostri trent’anni, io ne ho quasi quaranta. Se hai un reddito stabile in un mondo stabile, forse preferiresti proseguire in quella direzione e non andare in giro per otto mesi su dodici e stare lontano dalla famiglia. La maggior parte dei miei amici sono diventati padri e quindi le priorità sono dinenute altre. D’altra parte, musicalmente, le idee cambiano nel corso degli anni. Non tutti vogliono suonare death metal in eterno. E noi, come gruppo, non siamo mai cambiati, dai tempi di “Retribution” siamo sempre stati una band death metal fino al midollo e lo rimarremo in futuro. Non diventeremo mai una band power metal né una rock band. Per quanto riguarda lo sfaldamento dell’ultima line-up, invece, Christian Münzner, il chitarrista, si è trasferito definitivamente in Messico, il bassista, Jeroen Paul Thesseling, faceva fatica a gestire gli spettacoli dal vivo, tanto che ci ha lasciato a tre giorni dall’inizio del primo tour del 2022. È stato veramente triste, ma non riusciva a sostenere dal punto di vista fisico determinati impegni. Paul è un uomo meraviglioso con cui passare del tempo, è un musicista estremamente preparato, ma durante le performance live devi dare il massimo, hai bisogno di disciplina ogni giorno, non è soltanto fare festa tutto il tempo né l’intera faccenda si riduce esclusivamente all’ora in cui sei sul palco. È il resto intorno che conta e non è per tutti. E a volte questa esperienza è bella per un tour, forse per due, ma poi la gente scompare. Se confronti la nostra band con le altre, la maggior parte di quelle che ha iniziato con noi non cè più più, tipo i Necrophagist o gli Spawn Of Possession. Quei gruppi che ci sono ancora hanno subito gli stessi cambi di formazione nel corso degli anni. Quindi succede. Mi piacerebbe suonare con le stesse persone per dieci, quindici, magari vent’anni, ma devo accettare e anche onorare il fatto che gli esseri umani hanno piani diversi nella vita. E dunque devo andare avanti a prescindere. La band non si fermerà mai, ho preso questa decisione molti anni fa. Mi guadagno da vivere con la musica, amo viaggiare e senza gli Obscura, forse, non sarei nella posizione di farlo. Adoro suonare musica in studio o dal vivo. Ed è per questo che continuo. Se cercassi uno stipendio fisso, farei qualcosa di completamente diverso. Questo è sicuro. Prendi il concerto di Milano, come ti ho detto verranno tanti amici, dal centro, dal sud e dal nord Italia. Partiranno per assistere allo show e arriveranno nel pomeriggio o subito dopo. È assolutamente qualcosa di fantastico e lo stesso accade in altre nazioni. Basta questo per darmi la carica.

Su quali criteri hai basato la scelta dei tuoi tre compagni di band attuali, ovvero Kevin Olasz, James Stewart e Robin Zielhorst?

Prima di tutto, ovviamente, ha contato l’aspetto musicale. Ma è solo il 50% della faccenda. Va benissimo se sei in grado di suonare questo tipo di musica, tuttavia hai anche bisogno di tutti gli altri requisiti, come quello di comportarti in una certa maniera nel tour bus, che è una specie di sottomarino su ruote. Dopo una settimana, conosci tutti i lati di ogni personaggio. Devi semplicemente essere una persona rilassata, tranquilla e dotata di disciplina per far sì che ciò accada. Spesso si rimane sorpresi, a volte le persone sono completamente diverse quando lavori con loro per un paio di settimane. E sono molto fortunato a collaborare con professionisti come Kevin Olasz, Robin Zielhorst e James Stewart nel nuovo album, perché lo hanno plasmato anche loro. Ogni disco è uno sforzo di gruppo e ogni musicista aggiunge qualcosa alla tavolozza sonora. “A Sonication” suona un po’ diverso dal solito per questo, il che è una buona cosa.

Quindi deduco che nel songwriting di “A Sonication”, in uscita il 7 febbraio su Nuclear Blast Records, abbiano fatto concretamente la loro parte …

Le canzoni erano già state scritte quando si sono uniti alla band. Quindi abbiamo lavorato insieme su dettagli come il modo in cui si potessero eseguire alcune parti. In particolare, il batterista ha operato dei grande cambiamenti perché interpreta dei groove in modo diverso e certe canzoni sono cambiate molto con le sue variazioni ritmiche. Anche il lavoro di lead di Kevin Olasz è stato speciale, il suo tono è completamente diverso dal mio, quindi è stato un bel contrasto da avere. Insomma, lo considero uno sforzo collettivo in cui ognuno ha aggiunto il proprio tocco personale.

Non credi che tale lavoro di squadra abbia contribuito a rendere il complesso progressive/technical death metal degli Obscura ancora più fruibile? Del resto, si tratta di un processo già in essere almeno da “Akróasis”, un’essenzialità ulteriormente testimoniata dall’impacchettare le nuove otto canzoni in poco meno di 40 minuti.

Assolutamente. Il nuovo album offre molti, molti più strati del solito, eppure, allo stesso tempo, suona più rilassato. Ogni volta che ascolti il disco dall’inizio alla fine hai sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Penso che il nucleo dell’album sia rappresentato da quell’Obscura sound che abbiamo fatto per molti, molti anni. Ma se sei attento, ti accorgerai che l’atmosfera e il ritmo sono un po’ diversi, i brani non sono così aggressivi né troppo raffinati, mentre l’approccio generale è molto diretto. Si avverte, d’altro canto, che è un LP più malinconico, più autentico, più puro, è un’opera suonata da una vera band, ricco di tantissimi dettagli. La durata compressa, invece, è stata il frutto di una decisione dovuta a delle riflessioni che ho fatto. “A Valediction” aveva undici canzoni e, a dire il vero, avevo l’impressione che alcune di esse, quelle dell’ultimo terzo del full-length, non fossero state ascoltate molto. Quindi ho pensato che forse un album più breve avrebbe avuto più senso, in modo tale che ogni canzone avesse avuto la propria vetrina, il proprio spazio per brillare. Ho pensato alla composizione del full-length in termini di valore e non di quantità; a disco finito, la mia sensazione è io che sia riuscito a dire tutto in otto canzoni. Non ho scartato nessuna traccia che avrebbe potuto aggiungere qualcosa al platter, ho cercato di distillare il meglio in circa quaranta minuti e credo sia venuto fuori un bel viaggio. Se ascolto la tracklist dall’inizio alla fine, sembra che duri un paio d’ore per intensità e per la varietà di sfumature in esso contenute.

A livello lirico, invece, mi confermi che “A Sonication” rappresenta la seconda parte di una trilogia iniziata con lo scorso “A Valediction”?

Esatto. Abbiamo iniziato questa trilogia con “A Valediction”, ora è la volta di “A Sonication” e il terzo capitolo sarà il terzo (ride, ndr). Ma mi piace di più pensare in termini di colori ed estetica. Quindi il primo era quello color bronzo, il secondo è quello color argento e il prossimo sarà quello dorato. E mentre “A Valediction” trattava di addii da diverse prospettive, “A Sonication” è più un album riflessivo. Come ho detto, è un album malinconico, introverso, se vuoi chiamarlo così, e i testi sono molto più personali e molto meno astratti rispetto a quello che abbiamo fatto in passato. In definitiva, è un album più autentico. Se ci si rilassa un po’, la produzione diventa più naturale, la musica più digeribile, i testi più comprensibili. E anche la copertina dell’album è meno fantascientifica, è più come fatta a mano, pertanto il quadro generale è ciò che ha maggior senso per me, è un approccio che porto avanti da sempre, direi. Tutto deve essere bilanciato, ogni aspetto di un disco deve essere in equilibrio perché soltanto così può funzionare. Anche le foto, i video, tutto deve essere in linea con l’insieme.

A proposito dell’artwork, l’immagine dell’Atlante color argento che porta il mondo sulle proprie spalle è davvero suggestiva.

Certo, sono d’accordo. Ancora una volta abbiamo lavorato con Eliran Kantor. In realtà, oggigiorno, è un artista molto famoso e conosciuto, vive a Berlino, quindi ci incontriamo ogni tanto ed è sempre un piacere condividere un paio di idee con lui, ci troviamo subito bene. È un appassionato d’arte e ha la stessa passione per l’estetica che ho io ed è un piacere lavorare con lui. Quando abbiamo iniziato questa trilogia di album, ho contattato un paio di artisti diversi, ma avevo il presentimento che soltanto Eliran fosse la persona giusta. Si è occupato della grafica di “A Valediction”, di “A Sonication” e anche del successivo. Per l’album presente gli ho mandato dei suggerimenti, l’estetica generale, i colori che avrei voluto vedere, la posa di Atlante, ma alla fine ho lasciato la decisione artistica a Eliran su come dovesse apparire l’artwork. Credo che, in qualche modo, abbia raccolto tutte le idee dietro l’album, compreso il titolo, e abbia realizzato una cover estremamente suggestiva, mi piace molto. La posa di Atlante è facile da capire, ma allo stesso tempo è molto poetica e la si può interpretare in diversi modi. Fondamentalmente, la copertina interpreta il titolo dell’album non solo dal punto di vista della fisica, ovvero l’utilizzo delle onde acustiche per vari scopi, ma anche da quello filosofico, cioè il pensare che la musica possa muovere interiormente le persone. Ho pensato che fosse un’idea molto, molto bella ed Eliran l’ha tradotta in maniera eccellente.

Passando alle canzoni, il primo singolo scelto è stato “Silver Linings”, un pezzo che, tra Cynic e Death, sembra rappresentare il manifesto dell’album. Sei d’accordo?

I Cynic sono sicuramente il motivo per cui ho preso in mano una chitarra. Con loro abbiamo fatto un tour l’anno scorso, è stato assolutamente incredibile e continuano ad avere un certo impatto sugli Obscura in termini di ispirazione. Tornando al brano, “Silver Linings” è stata la prima canzone che ho scritto per l’album ed è la traccia di apertura perché, in qualche modo, combina diverse sensazioni e vibrazioni, oltre che costituire un collegamento con gli album precedenti. C’è una forte influenza dei Death, certo, ma se ascolti il ​​pre-ritornello o altre sezioni del pezzo ci sono così tanti dettagli nascosti, tra chitarre acustiche, cori e linee di vocoder, che resta difficile citare un’influenza in particolare. Penso che sia sempre difficile scegliere quale canzone possa rappresentare un album, soprattutto quando la tavolozza sonora risulti amplissima, ma ho pensato che “Silver Linings” fosse fosse il brano giusto in termini di atmosfera e ritmo.

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Se con “Evenfall” gli Obscura cercano di sbigottire l’ascoltatore attraverso numerosi richiami al Gotheburg sound, per mezzo di “The Sun Eater” si torna ai vecchi Morbid Angel …

“The Sun Eater” è una canzone puramente old school, molto brutale, tuttavia si adatta anche molto bene all’album, ci sono quei ringhi gutturali molto profondi che la gente ama e che figureranno benissimo in un ambiente dal vivo. “Evenfall”, d’atro canto, è un brano che è completamente fuori dalla nostra comfort zone; è quasi una ballad, se vogliamo definirla così, eppure, se ricordi cosa abbiamo fatto in passato con canzoni come “Ode To The Sun”, non dovresti stupirti più di tanto, sono tracce molto simili per concezione e altresì piuttosto controverse. Abbiamo utilizzato appositamente “Evenfall” come secondo singolo in modo tale che la gente ne potesse discutere, una cosa anche questa già fatta con “A Valediction”. Allora rilasciammo “When Stars Collide”, un singolo caratterizzato da voci pulite e intriso di influenze power metal e nel quale c’era la presenza al microfono di Björn Strid dei Soilwork e dei The Night Flight Orchestra. Insomma, ci piace creare sbalordimento e sono molto sicuro che rimarrete tutti sorpresi dal disco in uscita.

E cosa mi dici di “Beyond The Seventh Sun”? Si tratta del prosieguo di “Sermon Of The Seven Suns”?

“Beyond The Seventh Suns” è fondamentalmente ciò che viene dopo, ma è un brano strumentale, quindi riguarda di più l’espressione di un sentimento interiore, la manifestazione di un’emozione purissima. Abbiamo un instrumental in ogni album, persino nella nostro prima demo “Illegimitation”, è una tradizione. Qui l’ho adoperato per aggiungere più chitarre acustiche e più dinamiche, è sia un bel modo per prendere fiato sia per ottenere un contrasto coloristico con gli altri brani.

Steffen, con gli anni hai via via perfezionato la tua voce, ma credo che in questo disco il lavoro su di essa sia stato molto più attento e profondo rispetto al passato, vero?

Hai pienamente ragione. Ho lavorato in tal senso molto di più rispetto ai dischi precedenti, dal momento che alcune delle canzoni sono costruite proprio attorno alla voce. E grazie della domanda così posso spiegare alcune cose. Quando lavoro sulla musica, non penso di centrare tutto sulla chitarra, si tratta più di bilanciare gli strumenti, ognuno di essi deve essere nell’album per brillare in una certa parte. All’interno dei refrain cerco sempre di migliorare la voce con strati extra o a volte armonie extra messe sullo sfondo. Ciascuna strofa e ciascun pre-ritornello vengono costruiti per arrivare al meglio al punto focale, tutto deve essere molto ampio e cinematografico e, per ottimizzare questo, sto lavorando ancora molto con diverse tecniche vocali e soprattutto con il vocoder. Con la voce robotica abbiamo lavorato la prima volta, credo, su “Cosmogenesis”, ma in un modo molto classico, suonava un po’ come il prog rock degli anni ’80 o le canzoni pop. Negli anni ho trattato in modo un po’ diverso quello strumento e oggigiorno ho trovato molte più idee su come includerlo. Oggi suona più tra un’orchestra e un coro spaziale, ma si può impiegare su tanti livelli differenti, è uno strumento meraviglioso e mentre altre band usano tastiere o sintetizzatori, noi impieghiamo il vocoder per migliorare l’intero mix dell’album. E cerco di offrire qualcosa di insolito dei soliti grugniti e urla death metal, c’è molto di più che puoi aggiungere e così sto facendo.

Dopo una carriera così lunga, sette album, una serie lunghissima di tour, credi che gli Obscura possano correre il rischio di un ingessamento del proprio sound?

Non lo so, a essere onesti abbiamo trovato il nostro sound negli ultimi album e, mentre cerchiamo di conservarlo, non vogliamo ripeterci costantemente, quindi è una linea molto sottile su cui oscillare. Quasi tutte le band che sono in giro e hanno, non so, cinque, sei, sette, otto, a volte anche dieci album in carriera, hanno trovato un sound specifico, ma non vogliono replicarlo sempre e la stessa cosa accade a noi. Ma non desidero stravolgere nulla dalle fondamenta. Dunque penso che il tono della chitarra, il vocoder, il basso fretless, le chitarre a sette corde, finanche certi drum beats, rappresentino molto bene la band e continueranno a farlo. Prendi i due singoli: “Silver Linings” è firmata Obscura al 100%, “Evenfall” suona un po’ fuori dal contesto, ma all’interno dell’album ha perfettamente senso. La strada è tracciata, adoro scrivere in questo modo e andrò avanti così.

È il momento, ora, di una domanda spiacevole, ma necessaria. Cosa vorresti rispondere all’accusa di plagio per “Evenfall” ricevuta  da alcuni dei tuoi ex compagni di band come Alex Weber e Christian Münzner?

Credo che dare la colpa a qualcuno soltanto a parole non è un comportamento da uomini adulti e ritengo che lo scopo sia quello di trovare un modo per sfogare le proprie frustrazioni. La band sta andando avanti alla grande, suoneremo non so quanti live l’anno prossimo, nel 2025 supereremo i cento concerti in tutto il pianeta. Qualcuno che non è più negli Obscura si sente insoddisfatto, magari credeva che il gruppo sarebbe scomparso senza il suo apporto. Una visione semplicemente sbagliata, perché la band andrà sempre in scena. Resta comunque una situazione molto spiacevole e non bella per nessuno, ma non commenterò tutto questo in pubblico: farlo sarebbe soltanto un atto infantile, da persona scarsamente o per nulla matura.

Torniamo alla musica. Quest’anno “Retribution” compie vent’anni e, benché ancor oggi si tratti di un buon LP, resta palese l’immaturità di una formazione agli inizi di carriera. Hai mai pensato di ri-registrare il disco, già oggetto di reissue, con l’esperienza attuale, approfittando del suo compleanno a doppia cifra?

Si tratta davvero di una bella domanda. Allora compimmo l’errore giovanile di registrare l’album con un kit di batteria elettronica, ma non eravamo mai stati in un grande studio come quello, eravamo disorientati. Ascoltammo l’ingegnere del suono di allora (Alexander Krull, ndr)  e probabilmente era il meglio che potessimo fare in quel momento, ma guardando indietro ritengo sia stata stata una cattiva decisione, l’unica in ventitré anni di Obscura di cui mi pento. D’altra parte, non posso ri-registrare tutti gli album in cui trovassi qualcosa che vorrei cambiare. Non voglio comunque cambiare la storia e lo stesso vale per i vari “Cosmogenesis”, “Omnivium” e “Akróasis”. A pensarci bene ora, ci sono così tante cose che mi piacerebbe cambiare, tipo remixare i dischi, ma preferisco tenerli così come sono, fotografano ciò che eravamo in quei momenti, non abbiamo nulla da nascondere: questa è la risposta più onesta possibile. Ricordo che “Human” dei Death è stato remixato un paio di anni fa, suonava incredibilmente bene. A livello tecnico, forse, potremmo cambiare qualcosa, non so, magari ce n’è bisogno per formati come il vinile. Naturalmente discuteremmo di una rimasterizzazione. Tuttavia, ripeto, non remixerei nulla del vecchio materiale. Sarebbe un po’ troppo a livello emotivo.

Lo scorso dicembre è stato pubblicato “Live Demise”, il primo album dal vivo con l’altro tuo progetto, i Thulcandra, black metal band che da poco ha terminato un breve tour con i leggendari Sacramentum. Cosa ha significato condividere il palco con una dei tuoi gruppi del cuore?

Sì, i Sacramentum rappresentano una delle band fondatrici, con i Dissection, di una parte della scena svedese. A dire il vero, è stato davvero, davvero bello. Il tour è durato circa due settimane, abbiamo fatto tredici spettacoli di fila. E con poco preavviso ho persino suonato il basso per i Sacramentum, visto che il loro bassista era impossibilitato a partecipare. Quindi ho fatto due show ogni sera ed è stato assolutamente fantastico. Grandi persone, grande band. E è stato anche un bel successo, a dire il vero, nonostante fosse una confezione molto underground. Non è uno stile di musica popolare, ma dove abbiamo suonato, abbiamo avuto una buona affluenza e visto un sacco di facce felici tra vecchi e nuovi fan. Ci sono stati fan che hanno visto i Sacramentum negli anni ’90 in alcuni show dal vivo e ci sono semplicemente tornati. E persino Dan Swanö, il produttore che si è occupato dell’album dei Sacramentum “Far Away From The Sun” e e dei dischi dei Thulcandra, è venuto alla data di Amburgo e ci ha fatto visita. Che grande esperienza! E poi abbiamo trovato dei nuovi amici.

Nonostante le chiare divergenze di genere, tra Obscura e Thulcandra c’è davvero questa grande differenza?

A essere onesti, per me non c’è una grande differenza. È lo stesso approccio? No, l’approccio è diverso. Ma amo entrambi gli stili di musica allo stesso modo. Mentre gli Obscura sono un grande gruppo sempre in tour e un gruppo esigente dal punto di vista tecnico, i Thulcandra sono una band da studio. Gli altri tre ragazzi hanno lavori regolari. Quindi dobbiamo essere selettivi, non vogliamo suonare a ogni festival e ogni anno. Adoro suonare black metal con i Thulcandra soprattutto in piccoli locali, ecco perché lo stiamo facendo. Nel 2026, al massimo nel 2027, uscirà anche un nuovo album. Quest’anno saremo in tour in Messico e in Asia, poi abbiamo un paio di altre cose da fare e successivamente ci dedicheremo alla scrittura del disco.

Un’ultima domanda riguarda l’eccezionale reinterpretazione degli Obscura di un brano leggendario dei Morbid Angel, “God Of Emptiness”. Cosa ricordi di quella registrazione? E viste le altre ottime cover incise, in futuro potresti dedicarci del tempo con una release apposita …

Abbiamo registrato quella cover durante la sessione di registrazione della pre-produzione per “Cosmogenesis”, nella nostra vecchia sala prove a Landshut. La batteria era orrenda, quasi ridicola. In generale, avevamo un’attrezzatura davvero pessima, ma ne abbiamo tratto il meglio anche grazie al nostro ingegnere del suono, V. Santura, che poi ha prodotto “Cosmogenesis” e “Diluvium”. Era lì con noi, nella nostra stessa sala prove. Guardando indietro, è stata una sessione molto impegnativa, ma il risultato è stato davvero bello, amo molto quella cover. Suona davvero enorme e grandiosa. Inoltre, quella è stata l’ultima sessione di registrazione con il nostro vecchio batterista prima che se ne andasse, Jonas Baumgartl, lo stesso che aveva inciso “Retribution”. È un po’ triste che non riceva il riconoscimento che merita, all’epoca era un batterista fantastico. Non puoi sentire le sue capacità durante la registrazione di “Retribution” perché, come ti ho detto, utilizzammo una drum machine. Ma era davvero dotato. Suona ancora , ma non più in una band professionista. Per quanto riguarda un album di cover, direi che è da escludere. Preferirei scrivere domani un album di inediti (ride, ndr).

Steffen, davvero grazie per il tuo tempo. Cosa vorresti condividere con i nostri lettori e i fan degli Obscura sparsi per l’Italia?

Grazie mille per il supporto che ci date da molti, molti anni. È sempre un piacere venire in Italia. È un bel viaggio. Non ci suoniamo ogni anno, ma facciamo sempre del nostro meglio per farlo. Cercheremo di suonare anche nel centro e nel sud Italia, non soltanto al nord. Siamo grati a tutti coloro che ascoltano la nostra musica e che parteciperanno allo show di Milano. Se non riusciste a venire, allora cercate di seguirci all’estero, anche nei festival. Sarete sempre i benvenuti nel mondo del metal. Ciao (in italiano, ndr).

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