Tarot Spell Of Iron MMXI 2011
RECENSIONI

Tarot – The Spell Of Iron MMXI

I fratelli Hietala, in occasione del festeggiamento del venticinquesimo anno d’attività dei Tarot, hanno deciso di omaggiarci di una riedizione nuova di zecca del loro debut album datato 1986 ed intitolato “The Spell Of Iron”. Gli anni per i non più baldi giovani iniziano a farsi sentire solo per quanto riguarda il dato anagrafico, mentre per il discorso musicale è tutta un’altra solfa. Diventati famosi in patria per essere stati una delle prime band locali a suonare heavy metal di chiara derivazione anglosassone, durante questo lungo percorso i Tarot non sono mai riusciti ad ottenere il successo meritato oltre i confini nazionali, anzi, a causa di alcune scelte discutibili (come spiegatoci in sede di intervista da Marco Hietala in persona) la loro ascesa è stata più volte bruscamente interrotta e limitata. La compagine finnica non si è però scoraggiata ed anche grazie all’enorme successo ottenuto dal fratello minore Marco con i Nightwish, i Tarot hanno saputo ritagliarsi un piccolo spazio personale nel mondo dell'heavy e ad ottenere i primi meritati riconoscimenti.

La ciliegina sulla torta è questo “The Spell Of Iron MMXI”, che oltre alla copertina leggermente variata (ora la mano stringe una carta di credito e non più un tarocco) e al numero romano equivalente all’anno 2011, si mostra completamente rifatto e rimesso a nuovo. Purtroppo non ho mai avuto l’opportunità di ascoltare il disco originale poiché non conoscevo i Tarot fino a qualche anno fa e il disco era concretamente introvabile in Italia; ora, con questa nuova riedizione, non ne sento più il bisogno. Il disco che ci troviamo per le mani è ben confezionato, ben prodotto (e grazie, è targato Nuclear Blast) e ben suonato. La materia prima, e cioè le canzoni, sono incredibilmente moderne e frizzanti, sorprendentemente ben cesellate e piacevoli, scorrono via placide e sornione come fiumi africani e talvolta impetuose come torrenti di montagna. Basta ascoltare la prima canzone del disco “Midwinter Nights”, e la conclusiva “Things That Crawl At Night” per capire quello che sto dicendo. Certo, il notevole miglioramento come cantante di Marco non fa altro che impreziosire e rendere unico il tutto, stabilendo una naturale e semplice connessione tra la musica scritta nel 1986 e l’attuale abilità del bassista dal lunghissimo pizzetto. Devo fare un plauso alla stupenda strumentale “De Mortui Nil Nisi Bene”, leggermente modificata per l’occasione. “Non si può dire nulla dei morti” recita il titolo, ma non riesco a dire nulla nemmeno di questo stupendo brano, immergetevi in esso e lasciatevi condurre dalla melodia vagamente balcanica.

In definitiva, un buon album, che celebra ottimamente l’anniversario della band e che sarà una piacevolissima scoperta per chi, come me, non conosceva i vecchi (ma ora moderni) Tarot.

Tracklist

01.Midwinter Nights
02.Dancing On The Wire
03.Back In The Fire
04.Love's Not Made For My Kind
05.Never Forever
06.Spell Of Iron
07.De Mortui Nil Nisi Bene
08.Pharao
09.Wings Of Darkness
10.Things That Crawl At Night