Un blues sporchissimo, oscuro e lascivo azzanna il mio fianco nel punto in cui la carne è più debole alle seduzioni post grunge, e per cinque magnifici minuti il mio affair con il Seattle sound torna a bruciare di passione: i giri di chitarra di "Capital T" mi ubriacano, Jeff Angells al microfono fa meraviglie e il senso critico è lieto – quasi smanioso – di lasciarsi ipnotizzare dai ritmi tribali di Barrett Martin. La vittoria per i Walking Papers si preannuncia schiacciante, eppure non lo sarà: perché questo – lo canta anche Angells – non è l'incipit di una grande storia d'amore, solo una parentesi aperta al crepuscolo e chiusa prima dell'alba successiva; una canzone e via, il blues corretto con qualche goccio di grunge, rock e punk ha già esaurito gran parte del suo fascino.
Intendiamoci, non stiamo certo contemplando un fallimento totale, eppure – perlomeno sulla carta – "Walking Papers" sembrava nientemeno che il disco perfetto per cullare gli inguaribili nostalgici di un certo tipo di sound, quelli che ancora se la prendono con il destino per non averli consegnati alla Seattle dei primi anni '90. Ecco allora che le dolci promesse di una line-up che riunisce voce, chitarra e tastiere dei misconosciuti The Missionary Position, batteria degli Screaming Trees, basso dei Guns N' Roses, assolo dei Pearl Jam e produzione di Jack Endino suonano incredibilmente allettanti, ma la delusione è dietro l'angolo: perché, per ogni voto mantenuto, la crema di Seattle sembra non poter fare a meno di infrangerne un altro. Così, se al microfono troviamo un storyteller d'eccezione e alle percussioni un polistrumentista imprevedibile – tra le sorprese più gradite, la marimba di "A Place Like This" -, chi non brilla particolarmente è Duff McKagan, spesso relegato nelle retrovie. Non se la passano meglio le chitarre in un disco dove gli assolo latitano o peccano di scarsa originalità, e un paio di interventi di Mike McCready – "The Whole World's Watching", "I'll Stick Around" – non sono sufficienti a colmare una lacuna che si mantiene dolorosamente vistosa. In ultima analisi, il prezzo più alto "Walking Papers" sembra quindi pagarlo in nome della compattezza della sua proposta: per una "Red Envelopes" pompata al di fuori della massa da una brillante sezione di fiati, troppe canzoni si sottomettono con deprecabile docilità alle narrazioni di Angells, riducendosi ad accompagnamenti tanto solidi quanto monolitici e a rischio skip.
Dunque, prendere o lasciare? La fiammata conclusiva dell'apocalittica "Independence Day" quasi ci ricongiunge felicemente con i Walking Papers, ma non è abbastanza per dire sì – e, tuttavia, è troppo per dire no. La risposta, allora, è prendere e lasciare; è rubare un verso a chi l'ha composto e cantarlo, in attesa di tempi migliori, a chi chiederà cosa ci facciamo qui. Chi, io? Oh, I'll stick around / til something better comes along.
Tracklist
01. The Whole World's Watching
02. Your Secret's Safe With Me
03. Red Envelopes
04. Leave Me In The Dark
05. The Butcher
06. Two Tickets
07. I'll Stick Around
08. Capital T
09. A Place Like This
10. Independence Day
11. Already Dead (Kill Room)
12. Two Tickets And A Room (Kill Room)
13. Leave Me In The Dark (Orchestra)
14. The Whole World's Watching (Moore Theater with Mike McCready)




















