converge love is not enough 2025
NUOVE USCITERECENSIONI

Converge – Love Is Not Enough

Nove anni sono parecchi per chiunque, figuriamoci per gli adulatori dei Converge. Nel mezzo c’è lo split album con Chelsea Wolfe, ma non è che ci voglia un orecchio sopraffino per captare come “Bloodmoon: I” sia più un ispessimento metallico della cantautrice californiana che un progetto parallelo di Jacob Bannon e soci.

E se “The Dusk In Us” seguiva parecchio il concetto di album alla “All We Love We Leave Behind”, risultando uno splendido ibrido decadente di hardcore ferale e dilaniante emotività mid-tempo, il ritorno in studio dei Converge riaziona il tritacarne, riportandoci alle origini, al primo imprinting del metalcore acido, alla brutalità cieca di “Jane Doe” e di “No Heroes”, provando a direzionare con l’impatto sonoro un mondo in cui l’amore, l’empatia e la compassione hanno perso presa sull’uomo.

Love Is Not Enough” pizzica, col vigore di una bastonata, i fianchi dell’emotività, lo fa conservando il sound in toto – Kurt Ballou in cabina è sempre una garanzia – e riportandolo ad una visceralità, ad una concisione funzionale proprio all’opera di ridestamento dei sentimenti nelle masse: già dalla title-track (e primo singolo estratto) gli intenti vengono fuori limpidi, con il ruggito furente della sei corde che sublima il groove death dei Lamb Of God al thrash ferroso degli Exodus di “Shovel Headed Kill Machine”. “Bad Faith” lavora con l’hardcore puro – fatticcio e a presa diretta come quello degli Hatebreed – mentre la mitragliata di blast beat di “Distract and Divide” immerge le cavalcate rampanti di “Axe To Fall” nel bollitore del deathcore.

Jason Zucco
Photo Credits: Jason Zucco

Di respiro ce n’è poco, come accennato poc’anzi: a dare un po’ di spazio vitale ai polmoni c’è l’intermezzo strumentale di “Beyond Repair”, a mettere una pezza tra gli schiaffoni arcigni di “To Feel Something” ed il ciclopico mid-tempo di “Amon Amok”, che rallenta i bpm schizofrenici del platter, ma scava ancor più a fondo la fossa con sludge pachidermico. “Force Meets Presence” pare venir fuori dagli anni ’80, Kurt Ballou a scorticarsi le mani tra thrash e speed metal, Jacob Bannon a usurarsi le corde vocali, ma questa non è una novità.

A dargli sollievo è il groove rotondo inscenato da Nate Newton all’ingresso dell’irascibile “Gilded Cage”; dura poco, perchè il siluro “Make Me Forget You”, highlight del disco e forse unica traccia vincolabile al predecessore in discografia, ci passa sopra pungendoci con le sue melodie acuminate.

Il climax roboante di “We Were Never the Same” esaurisce la polvere da sparo in men che non si dica: indubbiamente il lavoro più compatto dei Converge e, forse, anche il più massacrante (se si prende in considerazione il rapporto minutaggio e informazioni di violenza sonora) , “Love Is Not Enough” si sgancia dal tir di acida malinconia guidato da “The Dusk In Us”, il che lascia una lacuna parziale per chi, come il sottoscritto, vive un rapporto quasi simbiotico col lato emotivo e lacerante del sound della band di Salem. Rimodulazione del songwriting e delle energie, quest’ultime sacrificate totalmente alla combustione hardcore e alla verve esplosiva degli inizi per un album che non scala le vette del passato, ma che riconferma l’immortalità (e l’assoluta infallibilità) di una delle più grandi band della storia.

Tracklist

01. Love Is Not Enough
02. Bad Faith
03. Distract and Divide
04. To Feel Something
05. Beyond Repair
06. Amon Amok
07. Force Meets Presence
08. Gilded Cage
09. Make Me Forget You
10. We Were Never the Same