Ciao Dario!
Arrivo, scusami un secondo… (si sentono delle voci, "tieni il tempo, one-two-three-four…per forza, è in 6/8!" n.d.r.) eccomi…scusa ma siamo in studio a fare le prove, stiamo provando lo show del mio progetto solista…del Kappa! Con la Strana quest’anno terremo giusto un paio di concerti “di presenza”, poi andiamo in tour per “Code Of Discipline”…
Ecco, proprio di quello vorrei parlare…
…Esatto proprio di quello dobbiamo parlare, e del film!
Andiamo per ordine allora. Su “Code Of Discipline” sono fortissime le influenze americane nel sound di cui peraltro non hai mai fatto mistero. I pezzi sono stati scritti per l’occasione o coprono un arco di tempo maggiore?
I pezzi risalgono alla scorsa estate…dopo essere stato per oltre un mese e mezzo sul set del film “I più grandi di tutti”, sono partito in tour con Vasco come guitar tech di Maurizio Solieri… poi ad agosto sono tornato a casa e mi sono preso un periodo di pausa, mi sono goduto Livorno in piena estate, standomene a casa sul divano in mutande, bevendo birra e con la chitarra acustica ho buttato giù i pezzi, scrivendo testi e melodie, poi verso settembre sono andato in studio insieme a Rolando e ho fatto una preproduzione incidendo un demo di cinque-sei pezzi, finché siamo approdati alla Bagana Records. Tutto il resto poi è avvenuto piuttosto in fretta perché ho registrato l’album fra gennaio e febbraio in un paio di settimane e questo è il risultato…
Il disco inizialmente aveva un altro titolo, giusto?
Sì, c’era un titolo provvisorio che doveva essere “West Coast Tuscan”…da un anno e mezzo a questa parte sono spesso negli Stati Uniti per lavoro e mi piaceva giocare su questo aspetto del West Coast, anche se a Livorno siamo in un’altra realtà abbiamo sempre il tramonto a ovest e la natura spesso richiama i paesaggi californiani… insomma, c’è questa cosa che accomuna il rock toscano e il rock californiano se vogliamo…il titolo di un disco nasce in genere verso la fine e“Code Of Discipline” era quello che rappresentava al meglio l’album.
Io penso che ci siano tanti punti di contatto fra le due coste …
È esatto, dei veri e propri fattori comuni, anche per le foto del disco che ho fatto in località Arnaccio fra Pisa e Livorno ho ritrovato delle ambientazioni che potevano essere tipiche delle paludi della Louisiana o della California, e non ti nascondo che questo ha influenzato tutto l’album.
Chi ti ha aiutato nella registrazione del disco?
Fra i membri della band c'è mio cugino Rolando Cappanera con cui ormai faccio coppia fissa in ogni progetto, fatta eccezione per i Rebeldevil, abbiamo fatto tutto assieme, c’è un’intesa unica e senza di lui farei davvero fatica a creare qualcosa. Il basso è stato registrato da Mattia Bigi, ex bassista degli Extrema ed attuale bassista dei Queenmania che come saprai lo scorso anno ha suonato su “Rising To The Call” della Strana Officina. Mattia è un musicista molto professionale ed ormai è uno della famiglia, quando abbiamo bisogno di fare tutto in fretta, in tre-quattro giorni lui impara i pezzi, viene in studio, “one-two–three” e via, si registra. Abbiamo alle spalle vent’anni di esperienza che ci consentono di fare tutto con una certa rapidità, con i pochi soldi che girano al giorno d’oggi non c’è più la possibilità di stare un mese in studio, quindi ben venga l’attitudine rock n’roll e il poter fare le cose alla svelta!
Quando componi come decidi quali pezzi tenere per la Strana o per il tuo progetto solista, considerando che i musicisti sono in buona parte gli stessi?
È un meccanismo naturale, faccio parte della Strana da sempre, quando Fabio e Roberto erano con noi io facevo il roadie ed ero sempre in sala prove con lo zio Fabio, mi ha insegnato tutto quello che so, quando poi lui e mio padre ci hanno lasciato per i motivi che tutti sappiamo, io e Rolando siamo dovuti entrare nella band e parliamo di circa quindici anni fa…la Strana è una cosa di famiglia e io quei brani ce li ho nel sangue, li suono da quando ero ragazzino, sono e sarò sempre il chitarrista heavy metal della Strana! “In Rock We Trust” (si riferisce a "Rising To The Call", n.d.r.) è il primo disco della Strana composto da me e Rolando, Insomma, io sono sempre il Kappa della Strana ma “Code To Discipline” rappresenta invece una nuova sfida, qua si trovano tutte le mie influenze blues e di rock sudista che non ho mai nascosto come dicevi, sono cantante e chitarrista e faccio le cose che mi vengono istintive dalle origini.
Come è nata la collaborazione con Pino Scotto per la cover di “Still Got The Blues”, e come mai hai scelto proprio quel brano?
Gary Moore, assieme a Fabio Cappanera, è la mia più grande influenza come chitarrista, sia nel suo periodo più hard rock con i Thin Lizzy fino al suo ritorno al blues e col fatto che anche lui ci ha lasciato lo scorso anno mi sono sentito non dico in dovere, ma almeno in diritto di tributarlo con un suo pezzo, il problema è che non riuscivo a scegliere un brano tra tutta la sua discografia, finchè una sera che mi trovavo a Milano per lavoro sono passato dal Rock n’Roll Club e ho incontrato Pino, con cui passo spesso delle belle serate, gli raccontavo del film e del fatto che stavo registrando le basi del disco… “Sai Pino, vorrei fare una cover di Gary Moore ma non ho ancora capito quale pezzo” e Pino mi fa “Cazzo, ho sempre voluto cantare Still Got The Blues, è una vita che cerco di cantarla, ma non so come”. Detto fatto! “Pino, la canti tu?”, ho registrato “Still Got The Blues” gliel’ho mandata e lui ci ha cantato sopra.
Anche questa immagino sia uscita molto in stile “one-two-three”…
Sì sì, davanti a quattromila birre, io ho trovato il pezzo che volevo e lui ha coronato il suo sogno, facendo dischi in italiano probabilmente non era facile per lui trovare l’occasione di cantare questo pezzo…
Devo dire che è uscita molto molto bene, la parte strumentale è impeccabile…
Grazie, ti garantisco che non è per niente facile, ho dato il massimo per quel pezzo ed essermi avvicinato a lui per me è un grande onore.
Parliamo invece del film in uscita, “I Più Grandi Di Tutti”, anche qui tutto passa da Livorno visto che il regista è uno dei Virzì…
Il regista è Carlo Virzì, fratello del più noto Paolo nonché ex-cantante degli Snaporaz; un paio di anni fa Carlo mi contattò parlandomi della sceneggiatura di un gruppo rock ambientato nella provincia livornese, una storia inventata che raccontasse la vita di quei gruppi che rimangono nell’underground, una storia che se ci pensi bene è anche un po’ mia, anche se ho avuto grosse soddisfazioni lavorando nella musica non ho mai raggiunto un pubblico “mainstream”. Comunque il film parla di questo, Carlo me ne parlò, nel cast erano stati chiamati tutti attori professionisti, Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Corrado Fortuna, la parte del chitarrista era quella che richiedeva un chitarrista vero e proprio, uno del mestiere e io facevo proprio al caso loro, sarà l’aspetto burbero del mio personaggio oppure il mio look da orso-capellone-barbone…
…o da vero rocker, se preferisci…
Esatto, d’altra parte così nasco e così morirò! Feci un provino e lui rimase contentissimo, convinto di aver fatto la scelta giusta. Da lì mi sono ritrovato attore ed è stata un’esperienza fantastica. Nel film recito anche tutta quello è che la vita di Rino in quel momento, il mio personaggio. Con Carlo siamo amici da anni, lo stesso Marco Cocci è un amico, in questi giorni il film è uscito nelle sale, abbiamo fatto un giro promozionale di una settimana, è una commedia toscana in classico stile Virzì in cui si parla di quattro persone ultratrentenni con i problemi di oggi, i soldi, la famiglia i mutui da pagare, le passioni che uno è costretto a lasciare per una vita che magari non gli appartiene.
Com’è stato lavorare con degli attori professionisti per uno come te che, mi par di capire, non si considera tale? Hai avvertito una sorta di sudditanza psicologica?
Carlo ha avuto grande fiducia in me e mi ha messo da subito in condizione di rompere subito il ghiaccio, in questo è stato molto bravo, conoscendomi da tempo sa che sono un carattere che accetta le sfide…il primissimo giorno di riprese mi ha fatto iniziare con una delle scene più difficili, avevo studiato la sceneggiatura ma mi sono trovato da subito in mezzo a un totale “amba aradam” e lì mi ha aiutato molto la mia carriera di tecnico, sono riuscito ad individuare le figure “tecniche” che si muovono attorno alla scena, anche lì, chi sta alla macchina da presa, l’aiuto regista, gli scenografi, ho capito subito tutti i meccanismi, per cui o andava bene bene, o andava male male, e per fortuna è andata bene!
Non vedo l’ora di vedere il film… e poi i Virzì sono bravi a raccontare la “livornesità” senza cadere nel provincialismo, evidenziando sempre il lato umano dei personaggi…
Infatti tutti e quattro i personaggi del film, ciascuno a modo suo, raccontano i caratteri di noi toscani della costa, di noi “etruschi”, si passa dal personaggio chiuso come Rino che ha appeso la chitarra al chiodo e vive una vita di merda, lavora in fabbrica, non ha amici né fidanzata, sta sempre chiuso in casa finché non ritrova la passione per la chitarra, fino al cantante Mao, che è lo stereotipo di quello che noi a Livorno chiamiamo “cuji”, il bastardo figlio di puttana balordo che non gliene frega un cazzo di niente e nessuno, che però alla fine sale sul palco e spacca il culo, o il tranquillone come Loris, intepretato da Roja, o la signora sfatta come Sabrina, interpretata dalla Pandolfi, tutti personaggi raccontati in modo unico, i Virzì sono di queste parti e conoscono bene la nostra identità.
Quando conta per un musicista l’esperienza da tecnico, come quella che tu stesso hai fatto con Vasco Rossi, oltre cha da artista sul palco?
L’aspetto artistico della cosa deve essere accompagnata dall’aspetto tecnico, un artista non può non sapere cosa succede su un palco, non è una legge per carità, ma per come siamo abituati a fare musica oggi è importante sapere di cosa stiamo parlando e diventare professionali in fretta, presentarsi con una strumentazione impeccabile, andare nei locali e sapere come fare un soundcheck… il monitor che fischia, la chitarra che non va, sono tutte cose che rendono dilettanti chi sta sul palco, mentre se uno si presenta con le cose che funzionano è meglio e se le cose funzionano uno si sente anche più sicuro, a qualsiasi livello. Cosa non meno importante, quando uno sa che ha una persona alle spalle si sente più sicuro, per esempio io sono felice di avere fatto questo per grandi chitarristi come Solieri o Drigo dei Negrita, si crea anche una sorta di legame, il tecnico diventa il braccio destro del musicista, ci si diverte insieme e si affrontano i problemi insieme… Anche il gruppetto che va per la prima volta sul palco ha un amico che va in giro con loro, fa parte del rock n’roll!!!
Una domanda sul tuo passato professionale, l’esperienza dei Cappanera alla fine degli anni ’90 con “Materializin’ Dream”. Ci sono i presupposti secondo te per ripetere in futuro quell’esperienza?
No, Cappanera fu solo una parentesi mia e di Rolando, erano gli anni Novanta e in giro c’erano gruppi come Pantera e White Zombie, c’era l’onda dei cosiddetti nuovi gruppi moderni ed anche estremi se vogliamo, noi come generazione appartenevamo a quella scena pur essendo nati dal blues, dal rock anni ‘70 e dall’heavy metal, fu il nostro modo per fare musica un po’ più estrema e staccarsi un po’ dalla Strana Officina. Andò molto bene, abbiamo avuto quattro anni in cui in Toscana imballavamo i locali, e qui mi ricollego anche al film, negli anni ’90 si poteva ancora realizzare qualcosa di indipendente, giravano un po’ di soldi, abbiamo suonato a Milano in un festival con i Ritmo Tribale, i Karma e gli Extrema stessi… “Materializin’ Dream” fu un bel disco che ci dette l’opportunità di suonare davanti a venticinquemila persone al Gods Of Metal del ’99 con i Metallica, e per farlo a vent’anni ci vuole pelo sullo stomaco, lasciamelo dire.
Ultima domanda, i progetti futuri. Cosa c’è in cantiere, oltre alla promozione di “Code Of Discipline”? Un nuovo disco con la Strana?
In questo momento sto concentrando tutte le mie energie sulla promozione del film e su “Code Of Discipline” che uscirà il 28 aprile e sarà disponibile anche su ITunes. Abbiamo trovato una distribuzione anche su Canada e Stati Uniti, per il resto quest’estate lavorerò ancora come tecnico, non farò tour ma mi limiterò a lavori minori in modo da dedicare più tempo al mio progetto solista. Al momento abbiamo in programma tre date promozionali, il 13 aprile all’Honky Tonk di Seregno, il 22 al Rock n’Roll di Romagnano Sesia e il 28 aprile al The Cage di Livorno per il vero e proprio release party del disco. Continueremo sicuramente a suonare nei mesi futuri e questa sarà la mia priorità fino alla fine dell’anno.
Ti ringrazio a nome di Spazio Rock per il tempo concesso e spero di incontrarti in tour!
Bene, grazie a voi per il grande supporto … rock n’roll never dies!











