"Siamo conosciuti per un certo tipo di sound e, per quanto vogliamo provare a evolverci, dobbiamo anche tenere a mente che i Madball sono anche un simbolo d'integrità e coerenza". Basterebbero le parole di Freddy Cricien (cantante e anima dei Madball) per descriverci a pieno titolo il contenuto di questo "Empire".
I Madball sono, nel 2010, il gruppo che maggiormente si merita il titolo di dinosauro dell'hardcore New York style. Presto detto, gli americani anche in quest'ultima fatica riescono, pur non reinventandosi ma rimanendo ligi al sentiero da sempre battuto, a mettere su disco la stessa energia che infiamma i loro live. Non sono più gli anni ottanta, periodo che vide la nascita della prima formazione con il fratellone di Freddy Roger Miret (storico frontman degli Agnostic Front), e ben sedici anni dal miglior album della loro discografia, il consigliatissimo (almeno dal sottoscritto) "Set It Off". Oggi i compagni di viaggio sono cambiati, l'ultimo ingresso è quello del batterista Jay Weinberg (figlio di uno dei membri della E Street Band Max Weinberg), mutata è anche l'etichetta che li distribuisce (Nuclear Blast), ma il risultato fa ancora muovere pugni e calci nelle più ignoranti slam dancing mai concepite. Grazie alle sapienti mani di Erik Rutan (Cannibal Corpse, Misery Index), le sonorità di "Empire" sono rese ancora più vivide e pulsanti e come il solito è perfetta l'enfasi del cantato, che beneficia di un Freddy in stato di grazia, dimenticate le ultime esperienze come MC Hip Hop in coppia con il DJ Stress (debutto solista nel 2008 "Catholic Guilt"). Un susseguirsi d'inni da battaglia, nella più classica delle esperienze newyorkesi, dove dai canonici assalti hardcore si passa a parti più groovy, imponente l'iniziale "Invigorate", con i soliti riferimenti, Agnostic Front su tutti. Del resto non sono i Madball una costola degli Agnostic Front? Allora diamo a Cesare ciò che è di Cesare, l'assalto old school di "Shatterproof", con la presenza dello stesso Roger, è quanto di meglio la scena possa offrire. Come sempre, le canzoni più interessanti, e che danno l'impressione di essere quelle più sentite e che rispecchiano l'identità del quartetto, sono quelle in lingua madre, caldo sangue ispanico (Freddy è cubano di madre e colombiano di padre) scorre in "Con Fuerza" e "Spider's Web", quest'ultima lambisce i Downset meno contaminati. Posta in chiusura "Rebel4life18", il pezzo che i Sick Of It All non riescono più a scrivere.
Piaccia o no, per andare sul sicuro, una band come i Madball sono grasso che cola. Nessuno come loro, pur proponendo all'infinito un modello standardizzato dal 1989 (anno dell'EP di debutto "Ball Of Destruction"), riesce a rendere ascoltabile un genere come l'hardcore newyorkese, un'esperienza vera, nessun ragazzino con tatuaggi e loghi di sponsor da tutte le parti, ma un mo(n)do di essere e di esprimersi. Tra dieci anni forse di band così ne rimarranno poche, ma tra queste poche sono sicuro che i Madball spiccheranno ancora fieramente. Hasta la vittoria, siempre.
Tracklist
01. Invigorate
02. Danger Zone
03. Timeless
04. All Or Nothing
05. Glory Years
06. Empire
07. Shatterproof (feat. Roger Miret)
08. The End
09. Con Fuerza
10. R.A.H.C.
11. Hurt You
12. Tough Guy
13. Dark Horse
14. Spider's Web
15. Delete
16. Rebel4life18



















