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C’è un forte senso di déjà-vu, non appena si mette piede all’Alcatraz in questa domenica di novembre, a distanza di due anni quasi esatti dall’ultima volta. La venue è la stessa, il palco anche, è persino quasi lo stesso giorno (domenica 2 anziché sabato 4); vi è un grande senso del rito familiare, insomma, ancor prima che sia iniziato alcunché. 

Certo, da una parte fa strano pensare che a un gruppo così apprezzato e di lungo corso nel panorama alternative britannico sia riservato solo il palco B del club milanese, in quella che stavolta è l’unica data da headliner. C’è da dire, però, che questo tour in giro per l’Europa si svolge tutto in contesti molto simili, i club la cui capienza oscilla tra le mille e le duemila presenze. Si potrebbe dire, in un certo senso, che al di fuori del Regno Unito i fan degli Enter Shikari siano un pubblico quasi “di culto”, e a loro sicuramente non dispiace essere qui a comprare il nuovo merch, coloratissimo come sempre, e a piazzarsi nei propri posti preferiti, incontrando persino facce già note (chi scrive si sente chiedere se fosse lì anche due anni fa, perché “forse ci siamo già visti in quell’occasione”: déjà-vu, per l’appunto). 

DeathByRomy

A essere cambiato è il gruppo spalla, per la delusione di chi sperava di rivedere i Lake Malice (dei quali, peraltro, qualche spettatore indossa le magliette; un ottimo segnale per un gruppo che due anni più tardi, purtroppo, non ha ancora suonato in Italia da headliner). Il duo italo-inglese, che quest’anno ha aperto per gli Shikari nelle date britanniche e irlandesi, è stato sostituito da DeathByRomy, progetto dell’artista americana Romy Maxine Flores, che dà il via alla serata accompagnata da tre turnisti – in classico assetto basso-chitarra-batteria – per un set di circa quarantacinque minuti. Con una proposta musicale tra sonorità aggressive e tocchi dark pop, assimilabile a un certo nu metal contemporaneo dall’estetica oscura ed esplicita, l’artista vanta già una carriera decennale di cui fanno parte una piccola hit, “Problems”, e un brano, “Come and Play With Me”, incluso nella colonna sonora del film “Promising Young Woman” (2020); nessuno dei due pezzi, in realtà, fa parte della scaletta, volta ad anticipare l’ultimo LP “Hollywood Forever”, in occasione del quale la cantante tornerà a Milano da headliner il prossimo febbraio. Stasera, a dire il vero, non tutto va per il verso giusto, tra una serie di problemi tecnici e una fetta di pubblico poco entusiasta delle tracce pre-registrate; ma d’altronde si partiva già delusi per non aver iniziato il set con gli opener dell’altra volta, e non si può certo dire che la performance di Flores e della sua band – tra vocals poliedriche, un solo di batteria, un basso che per prepotenza ricorda a tratti le Nova Twins e una chitarrista che impressiona in positivo anche i più scettici – sia inconsistente. Avrà certamente modo di rifarsi, e non ci resta che attendere di rivederla in azione.

Rou Reynolds (Enter Shikari)

I cambiamenti, seppur più piccoli, non si fermano agli opener. Sul lato scenografico, per la prima volta in anni, gli Shikari hanno mandato in pensione la loro amata mascotte Sparky, sostituita da una serie di colonne led che fin dal primo secondo di live irradiano gli spettatori in un tripudio di colori fluo, per un effetto visivo totalizzante. I quattro attaccano con “Bloodshot”, dall’ultimo disco “A Kiss From The Whole World”, che in realtà era l’ultimo disco anche nel 2023, se non contiamo il live album appena uscito (“Live At Wembley” — dove per Wembley s’intende l’OVO Arena, palazzetto londinese in cui nel febbraio 2024 gli inglesi hanno fatto il tutto esaurito). Man mano che si procede, si nota che la scaletta è notevolmente cambiata, togliendo spazio alle collaborazioni ed alcuni pezzi dell’ultimo LP per fare spazio a una sorta di “greatest hits” più bilanciato. 

Chris Batten, Rob Rolfe e Rory Clewlow

Ma per il resto, parlavamo di abitudini, e ogni volta che gli Enter Shikari salgono sul palco ci si ricorda esattamente del perché si sono costruiti, negli anni, una fanbase così affezionata: non solo per la musica in sé – che comunque svolge un ruolo enorme, trattandosi di un genere molto specifico –, ma anche di un approccio e di un’etica, di un progetto che è nato e rimane indipendente, di valori che sono rimasti coerenti a sé stessi. “Vorrei solo dire che mi sento davvero grato per questa sera, e per questo tour, in cui abbiamo modo di condividere connessioni umane, amore, creatività… queste cose mi ridanno fiducia nell’umanità, almeno un pochino” dichiara Rou Reynolds, concedendosi un’unica parentesi di riflessività in tutto il concerto. Abbiamo urlato ogni parola di “Aenesthetist”, ballato e sorriso su “Live Outside”, saltato e pogato su “Sssnakepit”, senza un singolo momento di tedio. Per un attimo parte un applauso sentito. Poi si ritorna a scatenarsi e a fare impazzire la sicurezza con il crowdsurfing, fare inside jokes su quale dei membri della band ha diritto a parlarci in italiano stentato (è Chris Batten: “Quello era il mio meme!”), finire il concerto nel circle pit e l’euforia generale, con un palloncino a forma di banana che danza avanti e indietro sulle teste dei presenti. Mentre si intona all’unisono “Sorry, You’re Not A Winner”, chi scrive si accorge che in realtà la passione dei fan per il singolo più rappresentativo e storico dei quattro (“se avete meno di vent’anni, questa canzone è più vecchia di voi”) non differisce granché da quella delle uscite più recenti. È la dimostrazione definitiva di una sintonia eccezionale tra fanbase e band: un interesse non scontato verso il proprio pubblico, e un supporto che negli anni, a prescindere dagli alti e bassi discografici, è rimasto invariato. “Si torna sempre dove si è stati bene”, insomma, sarà anche una frase fatta, ma per gli Enter Shikari non potrebbe essere più vera.

Setlist Enter Shikari Milano

Bloodshot
The Dreamer’s Hotel
Anaesthetist
Live Outside
Satellites
The Great Unknown
Juggernauts
Arguing with Thermometers
Sssnakepit
Stop The Clocks
Mothership
Jailbreak
Rabble Rouser
Havoc B
Sorry, You’re Not A Winner
The Last Garrison
Meltdown
A Kiss For The Whole World

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