Un palco politico e introspettivo: il Day 2 di Firenze Rocks, con headliner i Korn, diventa un’occasione per guardarsi dentro e intorno.
Il richiamo di un headliner come i Korn è stato impossibile da non assecondare, e dopo la prima giornata con i Guns n’Roses, riecco un pubblico foltissimo davanti a uno dei più grandi palchi della scena rock e metal italiana.
La giornata ci riserva due leggende statunitensi, sebbene delle Coste opposte: i Korn, capisaldi indiscussi del nu metal che hanno portato il tema della vulnerabilità nel genere in modo inedito, e i Public Enemy, rivoluzionari e avventurieri dell’hip hop che hanno fatto della loro musica pura militanza.
Il palco è peró, dalle primissime ore, di LOccasione e poi degli Atwood, gli ultimi, band italiana che si è fatta spazio nella scena arrivando a calcare palchi molto ambiti in apertura a Evanescence, Deep Purple, e oggi i Korn.

Il tardo pomeriggio, poi, è una parentesi tutta britannica, che inizia con i Soft Play e il loro punk contaminatissimo. Con una scenografica molto sintetica, ma dritta al punto composta da una bandiera palestinese e la scritta verde fluo “soft cunts” sul backdrop, il duo inglese ci travolge in una Visarno Arena ormai rovente. Parliamo di salute mentale, con “Girl Fight” la band, poi, chiede di lasciare il mosh a tutte le donne e ad altri generi sottorappresentati, si leva il grido “Free Palestine”. Sebbene sia solo un assaggio, i Soft Play con questo set rendono chiari i loro valori fondanti e il tenore del loro live.

Tocca poi agli Enter Shikari, con Rou Reynolds che fa ingresso sul palco sfoggiando i suoi ormai inconfondibili passi di danza – come vuole la sua stessa regola “dance like nobody’s watching” – nonostante la temperatura metta davvero in difficoltà. Il set si apre con “Bloodshot”, brano tratto dall’ultimo “A kiss for the whole world”, che sfocia in un remix che dà una prima vera sferzata elettronica alla giornata. La componente elettronica è quella da sempre distintiva della band britannica, che mette insieme i canoni dell’hardcore e del metalcore con la drum’n’bass. Tra i riff e i breakdown più pesanti di “Juggernauts”, “Sssnakepit” e “Sorry You’re Not a Winner”, troviamo brani più ricercati come “THE GREAT UNKNOWN”, che ci mette davanti all’incertezza e alla complessità del mondo in cui viviamo, fino ai momenti più singalong come “Live Outside” e la conclusiva “a kiss for the whole world x”. In una sola ora gli Enter Shikari ci hanno messo davanti a tutta la loro evoluzione e complessità sonora, facendoci confrontare con temi profondi e controversi che riguardano noi stessi e il mondo – la questione ambientale, ripresa con “Juggernaut”, oppure la salute mentale con “Live Outside” o “Sssnakepit” – ma, in qualche modo, infondendo un senso di speranza, suggerendoci di affidarci al nostro stesso dovere di sognare in quanto esseri umani e al senso di comunità.
Per i Public Enemy la musica è sempre stata militanza. Dai loro esordi, è stata il linguaggio con cui esprimere la propria ideologia anti-sistema e antirazzista, una carriera che li ha visti scrivere e riscrivere le regole dell’hip hop tra metamorfosi e ibridazioni, e assistere a un loro show decenni dopo – soprattutto oggi, guardando a ciò che sta accadendo nel mondo e alla nostra società – ha un che di epocale.

La setlist si snoda tra brani imprescindibili come “Bring The Noise”, “He Got Game” e “Fight The Power” – c’è anche un mash up con “Back in Black” – e ogni intermezzo è buono per invocare l’antirazzismo e l’unione tra popoli. Il set è insieme divertente, intenso, profondo, e per l’ennesima volta in questa giornata ci troviamo a inneggiare all’unità e alla liberazione degli oppressi, dandoci insieme la sensazione di essere nel posto giusto, con la speranza che tutti ci portiamo fuori da qui ciò che abbiamo visto e ascoltato stasera, come principio per muoverci e vivere nel mondo.
Il cambio palco più lungo della giornata preannuncia l’arrivo sul palco degli headliner. La platea si è infoltita e nella sua varietà esprime quanto la proposta dei Korn abbia trasceso le generazioni, diventando uno strumento comune di rivalsa e liberazione dai propri demoni.
La crisi personale è diventata collettiva, e con la musica dei Korn riusciamo a trovare gli strumenti muoverci in questo intreccio di contraddizioni interiori, tra luci fioche e tenebre. Jonathan Davis è il fautore di questa trasposizione, e questa sera si dimostra per l’ennesima volta, insieme al resto della band, un fuoriclasse. Lo show dei Korn, aperto con “Blind”, è di un altro livello, con Davis appeso alla sua asta iconica – progettata da H.R. Giger, creatore dello xenomorfo diventato celebre grazie al film di culto Alien (1997) – come se fosse una sorta di scettro del potere, un perno intorno al quale disegnare i propri movimenti.

Rapiti dal groove irresistibile e dagli scenari che vediamo sui maxi schermi, persi in foreste distorte e astrattismi inquietanti, lo show scivola via tra la cornamusa di “Shoot and Ladders” che sfocia in “One” dei Metallica e hit come “Got the Life”. Davis ci rivolge le prime parole appena prima dell’encore, chiedendoci di alzare le mani al cielo per “Y’all want a single”, portandoci alla chiusura con “Freak on a Leash”.
Si chiude così il secondo giorno di Firenze Rocks, croce e delizia dei fan della musica pesante, provati ma felici dopo una giornata intensa fisicamente ed emotivamente. Un giorno di pausa, e pronti per il gran finale con i Green Day.
Guarda la gallery completa qui.
Setlist Korn
Blind
Twist
Here to Stay
Got the Life
Clown
Did My Time
Shoots and Ladders (snippet di “One”)
Cold
Ball Tongue
Twisted Transistor
A.D.I.D.A.S.
Dirty
Somebody Someone
Y’All Want a Single
Encore:
4 U
Falling Away From Me
Divine
Freak on a Leash





