Ci sono canzoni che appartengono a una band e altre che finiscono per appartenere ad un’intera epoca; “The Final Countdown” è una di queste. Nel 1986, gli Europe erano nel pieno della loro fase più ambiziosa e sperimentale e quel brano, così riconoscibile e diverso per gli standard del rock dell’epoca, diventò in pochissimo tempo il simbolo della band svedese.
Quarant’anni dopo, il 2026 riporta la band svedese sotto i riflettori. Da una parte ci sono i quarant’anni di questo celebre capolavoro, dall’altra arriva “Come This Madness”, il primo album in studio dopo nove anni dai tempi di “Walk the Earth”. Vale, quindi, la pena chiedersi cosa sia rimasto di quella band e cosa, invece, sia cambiato.
La risposta arriva già dal primo ascolto: quello che è rimasto è soprattutto il fuoco, quello che ancora oggi spinge cinque musicisti ormai oltre i sessanta a salire sul palco e a fare nuova musica, dopo una carriera che dura da decenni. Gli Europe non sembrano avere intenzione di fermarsi ai ricordi: il prossimo tour celebrerà i quarant’anni di “The Final Countdown”, mentre la band si prepara a presentare il suo dodicesimo album.
“Come This Madness” guarda alla storia degli Europe con un suono attuale, lasciando spazio a tastiere, orchestrazioni e chitarre: “One on One” apre il disco con una bella introduzione orchestrale, seguita dal giro di basso di John Levén e dall’ingresso progressivo degli altri strumenti. È un brano che porta subito nel mondo degli Europe: melodico, potente e riconoscibile. “Scandinavian Eyes” segue una strada simile, ma è forse uno dei pezzi più articolati del disco. I diversi passaggi musicali, le chitarre, le orchestrazioni e i cambi di atmosfera gli danno un respiro particolare.
Con “This Time of Year” e “Nothing Can Follow This” il disco rallenta e sembra quasi tornare indietro nel tempo. Sono due ballad molto melodiche, con quella scrittura che richiama immediatamente gli Europe. Ascoltandole, viene quasi da pensare a canzoni scritte qualche anno fa e rimaste fuori da un disco, tanto sono familiari e poco legate alle mode del momento.
Il disco guarda però anche a quello che succede oggi: “In the Absence of Grace” e soprattutto “The Cult of Ignorance” mostrano un Joey Tempest più attento a ciò che gli accade intorno, con temi legati alle inquietudini e alle contraddizioni del mondo attuale. È un aspetto che potrebbe far discutere una parte dei fan, ma che dà al disco un’impronta più personale. Il sound degli svedesi resta riconoscibile, mentre i temi raccontati dal frontman appartengono al presente.
“Come This Madness” è un disco moderno, solido e ben suonato. Non grida al miracolo, certamente, ma si ascolta volentieri e conferma la voglia degli Europe di continuare a fare musica. Chi si avvicina al disco pensando agli Europe di “Wings of Tomorrow” o agli album che li hanno resi famosi dovrà mettere in conto una cosa: in quarant’anni è cambiata la musica e sono cambiati anche loro. All’epoca erano ragazzi che stavano cercando la propria strada, oggi hanno alle spalle una carriera enorme e l’esperienza per capire cosa funziona per loro, riuscendo a cambiare senza perdere la propria identità. Ed è forse questa la cosa più importante: gli Europe non hanno cercato di tornare quelli di quarant’anni fa, sono semplicemente andati avanti.
Tracklist
01. One On One
02. The Cult Of Ignorance
03. Come This Madness
04. This Time Of Year
05. In A Different World
06. Scandinavian Eyes
07. Takin’ It Back
08. In The Absence Of Grace
09. The Angels Must Have Flown
10. The Devil’s Back
11. Nothing Can Follow This

















