Terza uscita discografica per il quintetto di Oxford (Regno Unito), che rilascia il nuovissimo “Holy Fire” l’11 febbraio scorso, sotto la Transgressive Records. Inaugurato dai demo prodotti a inizio 2011 a Sydney, in Australia, il processo di composizione e produzione dell’album è stato piuttosto lungo. Per i primi mesi, la band si è limitata a lavorare su remix di propri brani già esistenti insieme al produttore Jono Ma (Lost Valentinos), che ha guidato i cinque all’apertura verso l’utilizzo di nuovi strumenti e verso nuove influenze e possibilità da esplorare in questo nuovo disco. Il passo successivo è stato quindi l’accumulo di sample, sintetizzatori, drum machine e ripetizioni sonore da poter utilizzare durante la fase di registrazione. Quest’ultima, conclusasi nel 2012, ha permesso poi ai Foals di intraprendere un tour inglese nei mesi di novembre e dicembre oltre che di anticipare la release con “Inhaler” e “My Number”, primi due singoli estratti dall’album rispettivamente il 5 Novembre e il 17 Dicembre 2012.
Le atmosfere a tratti nervose a tratti oscure e il sound 80s presentati dai due singoli trovano conferma nel resto del disco, in un eclettico mix di chitarre distorte, sintetizzatori quasi da dance music (“Bad Habit”, la depechemodiana “Everytime”) e intro cupe (“Late Night”). Non mancano brani più delicati come “Stepson” e la conclusiva “Moon”, che si apre in sordina con una parte strumentale a tinte dark, il cantato dalle tonalità basse e l’evocativo outro, che tutte insieme ricordano le sperimentazioni malinconiche e grevi degli Smashing Pumpkins in “Adore” (1998). E’ questa somiglianza che getta un’ombra su quanto proposto da questo “Holy Fire”: nel complesso, si tratta di un album ben prodotto, ma forse poco personale o nel quale l’elemento personale, il tratto distintivo dei Foals che li distingue da altre band, non è stato incanalato al meglio nelle tracce che lo compongono. Del resto, la spinta alla sperimentazione e all’esplorazione di ambiti musicali poco conosciuti ha proprio questo lato negativo: il cadere in un mondo vasto, sì, ma anche in gran parte già esplorato, e gli inglesi non riescono ad evitare la trappola.
Tracklist
01. Prelude
02. Inhaler
03. My Number
04. Bad Habit
05. Everytime
06. Late Night
07. Out of the Woods
08. Milk & Black Spiders
09. Providence
10. Stepson
11. Moon

















