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NUOVE USCITERECENSIONI

Headless – Transitional Objects

Formatisi nel lontano 1993, gli Headless decisero di prendersi una pausa due anni dopo la pubblicazione dell’esordio “Inside You” (1998), prima di tornare soltanto nel 2011 e da lì intraprendere un reale cursus honorum discografico, culminata con il rilascio, tra il 2013 e il 2021,  dei buonissimi “Growing Apart”, “Melt The Ice Away” e “Square One”. Benché la line-up veda al microfono lo svedese Göran Edman e al basso il nederlandese Martin Helmantel, presenze in grado di conferirle una matrice internazionale, la band resta profondamente italiana, considerato che a tenerne le redini sin dalle origini pensano i cugini Cianciusi, il drummer Enrico e il chitarrista Walter, con il secondo vera anima, trascinatore e mente del progetto.

Il mastermind abruzzese, membro degli Ellefson, compositore di musica elettronica d’avanguardia e ricercatore nell’ambito delle installazioni sonore, si occupa dunque tanto del songwriting quanto della produzione del nuovo album “Transitional Objects”, un titolo che si riferisce a un oggetto fisico – l’orsacchiotto sulla copertina – in grado di fornire al bambino conforto psicologico quando il legame simbiotico con la madre si allenta sino a scomparire del tutto. Un processo di emancipazione e consapevolezza identitaria che sembra investire il gruppo stesso, abile nel realizzare un full-length pressoché immune da pecche, a parte forse il parziale azzardo finale, specchio di una maturità finalmente raggiunta a livello artistico e personale.

Una prova che, con estremo equilibrio, combina sofisticatezza e fruibilità, prendendo le caratteristiche del progressive metal di scuola statunitense dei vari Dream Theater, Fates Warning e Queensrÿche per convogliarle all’interno di un caldo stampo hard rock, senza rinunciare a una certa ruvidezza di base e a ombrosi e riflessivi. Lavoro dunque complesso, ma agile, fondato su un sagace e attento lavoro a livello di arrangiamenti che permette ai brani di fluire piacevoli all’ascolto, con il lato tecnico messo al servizio di canzoni prive di sterili elucubrazioni e compatte nella durata. In tal senso, funziona benissimo l’opener “Weightless”, che procede disinvolta e leggera, inserendo accelerazioni di matrice power tra i cauti cambi di tempo, così come colpisce nel segno l’incalzante “Losing Power”, nella quale gli scabri umori thrash della Bay Area si stemperano nel tepore del timbro AOR del frontman scandinavo.

“Fall To Pieces”, invece, rappresenta il pezzo più prog della tracklist per varietà di dinamica e cromatismi con tenui colori DGM a supporto, mentre il piglio diretto di “Misery”, nella quale la sezione ritmica assume un ruolo di primo piano lanciando suggestioni groove figlie dei Sepultura della metà dei ’90, viene attraversato da cupi richiami, stilistici e vocali, agli Alice In Chains, aspetto che “One’s Waiting” approfondisce in ottica post-grunge. E se “Still My Thrill” brilla del contrasto che oppone riff arcigni e spigolosi a sufolevoli arpeggi su cui ancora una volta il singer costruisce le proprie accattivanti armonie vocali, il lento “Refugee”, anche per i cori dal respiro quasi sinfonico, si ammanta di quell’aura malinconica tipica di gruppi del calibro storico di Camel e Yes. Conclude il viaggio, con la partecipazione alla sei corde di Andy Martongelli, la rilettura di “I Thought I Knew It All”, pezzo tratto da “Youthanasia” (1994), l’album in cui i Megadeth mitigarono il sound arrogante e dinamitardo degli esordi attraverso delle robuste iniezioni di melodia, suscitando, all’epoca, un incredibile vespaio di polemiche. Cover inappuntabile dal lato strumentale, un po’ meno da quello interpretativo, vista la distanza dell’ugola al salnitro di Dave Mustaine dai toni evocativi del cantato di Edman, una discrasia che si ripercuote sulle perfetta resa del brano.

“Transitional Objects” costituisce il miglior LP della carriera per gli Headless, ricco di tradizione, contaminazioni e micro-dettagli espressivi distillati in un sobrio numero di inediti: gusto e classe in abbondanza.

Tracklist

01. Weightless
02. Losing Power
03. Fall To Pieces
04. Misery
05. Still My Thrill
06. Refugee
07. No One’s Waiting
08. I Thought I Knew It All