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Intervista – Ken Paisli (Ken Paisli)

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Siamo molto onorati di aver la possibilità di parlare con te. Il tuo primo romanzo è in uscita, ed è immerso nel mondo di cui hai già scritto con eloquenti risultati: il mondo del rock.

Ma ci sono così tanti aspetti interessanti su Ken Paisli; per cui spero che perdonerai qualche domanda più intrigante anche sul tuo modo di pensare e sulla tua persona.

 

Innanzitutto, tu sei famoso per…rifiutarti di essere famoso. Infatti, eviti qualsiasi apparizione in pubblico.

Tu hai detto che il motivo è per la tendenza della società moderna a sopravvalutare l'apparenza: ti renderai conto che è una dichiarazione per lo meno particolare. Ci piacerebbe che tu lo spiegassi con le tue parole.

 

Ciao SpazioRock, il piacere è mio. Ho scelto di non fare apparizioni pubbliche e di non mostrare il mio volto per ottime ragioni. Al giorno d'oggi la società punta tutto sull'identità: troppi personaggi, nessuna PERSONA reale. Tutto ruota intorno all'apparire, il contenuto non importa più.

Quando ho cominciato a scrivere volevo andare contro queste tendenze, e soprattutto essere riconosciuto per il mio lavoro, non per chi sono. E poi, è stato anche un buon metodo per mettere a tacere il mio ego.

Le mie simpatie per il Subcomandante Marcos e l'Armata Zapatista di  Liberazione Internazionale hanno fatto il resto: ho scelto di non compiere apparizioni pubbliche e di non mostrare il mio volto, e lì è di fatto nato Ken Paisli.

Mentre venivano pubblicati i libri, ci siamo accorti che l'idea del passamontagna funzionava: indossarlo ha attirato più attenzione di quanta ne avrei potuta mai avere se avessi mostrato il mio volto. E così, paradossalmente, anch'io sono diventato un personaggio. In un certo senso la mia rivoluzione è fallita, ma almeno posso dire che sono riuscito ad ottenere ciò che oggi ho senza snaturare il mio messaggio.

Oggi, fra i fan del rock, Ken è famoso principalmente per i contenuti dei suoi libri piuttosto che per essere quel tizio che non si fa vedere in faccia, per cui mi sta bene così.

 

 

Ti definisci anche un "gonzo journalist": puoi spiegarci in breve cosa significa, cos'è il gonzo journalism e perchè lo ritieni il modo giusto -o per lo meno quello che tu hai scelto per esprimere taluni concetti?

 

Definirmi un gonzo journalist è stato principalmente un tributo ad Hunter Thompson e Lester Bangs, due autori che amavo molto quando ero giovane, che hanno avuto un'enorme influenza sul mio modo di scrivere.

Molti credono che essere un gonzo significhi parlare dei fatti propri in articoli che dovrebbero parlare di qualcos'altro, ma questo non è mai stato quello che significa per me.

Per me vuol dire essere degli strumenti al servizio della verità. Un compito allo stesso tempo dignitoso ma pericoloso.

 

Toccando più sul personale: perchè hai deciso di dedicare il tuo scrivere al mondo del rock? E' solo perchè sei un fan?

 

Sai che c'è? Solo il rock'n'roll può essere una tale fonte di ispirazione, di notte, quando sei leggermente brillo e ascolti un gran riff. Nulla mi ispira di più…Fammi fare un esempio: quando sento il riff di Rocket Queen mi viene immediatamente da scrivere; quando Robbie Krieger comincia col suo flamenco in Spanish Caravan ho una visione mistica…Ogni fan del rock sa di cosa parlo!

 

Prima di introdurre il tuo ultimo libro  Bad Obsession, riassumiamo brevemente ciò che hai già pubblicato. Ozzy Osbourne, Michael Jackson e ovviamente i Guns'N'Roses: qual è il lavoro che ti ha più coinvolto,e quale quello di cui vai più orgoglioso fra questi?

Stiamo parlando di tre libri molto diversi, scritti in momenti differenti della mia vita.

Sono molto grato al libro su  Michael  Jackson, perchè ha avuto un successo straordinario e non me lo aspettavo. Sono sempre stato uno scrittore underground ed improvvisamente mi sono trovato in cima alle classifiche.

In un certo senso, era scioccante! Non ero abituato a quel tipo di successo, è stato strano, e potrebbe non succedermi più.

Guns'N'Roses: The Truth è un tributo ad una band che adoro, che si è autodistrutta senza un motivo apparente. Credo sia il libro che I miei lettori apprezzano di più; neanche mi ricordo quante volte è stato ristampato.

Quello su Ozzy è un libro decisamente strano. Il mio stile è molto più libero, è vero, ma mi sento più legato agli altri due.

 

Parlando di Guns'N'Roses, sai che hanno confermato la loro reunion ufficiale nel 2016, con Slash, Duff e  Axl. Cosa ne pensi?

 

Sono molto contento. Non importa cosa succederà, sarà un evento storico.

Secondo la mia opinione anche Izzy (Stradlin, ndr) e Steven (Adler, ndr) si uniranno alla cricca per qualche data. Non punterei su Matt (Sorum, ndr), perchè I rapporti con Axl sono piuttosto rovinati.

Forse vedremo perfino Gilby (Clarke, ndr) in qualche occasione…Non lo so, non importa.

Citando Mickey Rourke in "The Wrestler": "Bet'chr ass man, Guns N' Roses! Rules."

Lasciateci sentire di nuovo ventenni, anche se è passato tanto tempo…

 

 

E ancora parlando di Guns'N'Roses ma finalmente arrivando al tuo libro: Bad Obsession, che è il tuo primo romanzo, è chiaramente ispirato al personaggio di Axl Rose.

Cosa trovi di così affascinante in Rose tanto da creare un protagonista totalmente incentrato su di lui?

 

Hai ragione, il personaggio di Galy è ispirato ad Axl. La personalità di Axl mi ha sempre attirato: non puoi inquadrarlo. E' capace di essere su di giri e mandare tutti ai matti, e due ore dopo sta dormendo vicino a te. Pensa solo a come si è comportato con Adler dopo la sua overdose: è rimasto all'ospedale con lui mentre il resto della band non si è mossa dall'hotel…E qualche mese dopo lo ha cacciato!

Il vecchio Axl è imprevedibile, ma nella sua strana mente c'è un certo senso di logica e di fedeltà.

Lo stesso vale per quel pazzo del mio Galy Mac Stanton, cantante degli Stone Flowers.

 

Questo libro rappresenta anche il tuo primo passaggio dal gonzo journalism alla pura e dichiarata finzione.

E' stato un passaggio facile, naturale, ma soprattutto: perchè ora?

 

La mia casa editrice mi stava chiedendo un romanzo da un po' di tempo, ma io non sono un amante del genere, semplicemente non stuzzica il mio interesse. Con questo libro, le cose sono state diverse. E' qualcosa di molto personale.

Usando la metafora di un gruppo rock sull'orlo dello scioglimento, ho parlato di un momento della mia vita, dei fantasmi che mi divoravano, di quando tutto ti crolla addosso nonostante ti sforzi per evitarlo. Come il rock prodotto nei tardi anni '80 e i primi '90 che ho tanto amato.

Ho cominciato a scrivere questo libro dieci anni fa e poi mi sono fermato. La mia vita scorreva troppo veloce: ho fatto degli errori, ho passato notti lunghissime, a cercare disperatamente la radice dei miei sogni infranti. Poi, finalmente, mi sono fermato a prendere fiato, sono diventato padre, ho capito che la vita non è solo un combattimento, ma anche un gioco.

E poi, mi diverto moltissimo a scrivere. Era giunto il momento di finire Bad Obsession, e allora io l'ho finito.

 

Questo passaggio ha anche influenzato il tuo stile narrativo? Ti sei concesso ancora più libertà espressiva?

Scrivere di finzione è più difficile, in un certo senso. Devi creare un mondo: questo mondo deve essere credibile, dettagliato, reale. Ti permette di esprimere sentimenti che non ci starebbero in una biografia rock. In Bad Obsession mi sono preso la libertà di includere e mischiare citazioni al mondo musicale e letterario. Il capitolo con Galy nel deserto, per esempio, è il mio tributo a  Jim Morrison e a Hell Ride, splendido film del 2007 di Larry Bishop.

Il personaggio del vecchio ubriaco, Mr. American Dream, è un tributo a  Bukowski.

Sarebbe difficile avere questo tipo di libertà espressiva in una biografia.

 

Le primissime parole che scrivi sul libro dicono che è dedicato ai tuoi demoni; passati, presenti e futuri. E' un'introduzione decisamente forte. Ti identifichi come le rockstar tormentate o si tratta di un altro tipo di "demoni"?

Combattere contro i propri demoni non è una cosa da rockstar: tutti dobbiamo farlo. Io ho i miei, tu hai i tuoi, voi avete i vostri. La strada verso la consapevolezza di sè è piena di demoni e santi.

Evitare i primi ed accogliere i secondi è un compito che ha ciascun essere umano.

  

Galy MacStanton, la rockstar che hai costruito come protagonista del tuo libro, rappresenta l'icona rock degli anni '90 E molto di più. Dopo molto anni, il tuo alter-ego John Hair cerca disperatamente un'intervista con lui, perchè questi ha cominciato ad essere irrintracciabile dalla stampa.

Anche se Paisli è dentro John Hair, è facile  trovare delle somiglianze con la tua tendenza a  nasconderti dai media e quella di Galy -anche se le ragioni sono differenti.

Mac Stanton si nasconde perchè la stampa banchetterebbe delle sue difficoltà e del suo invecchiare?
E' un'altra metafora sull'impietosità della società moderna?

Sai, se ti nascondi, ci sono due motivi: o hai paura di qualcosa, o chi ti cerca non ti piace.

Galy ha ottime ragioni per comportarsi così: è un orfano ed è stato ai margini della società per anni; e poi, improvvisamente, è diventato molto famoso. Le stesse persone che lo odiavano hanno cominciato a venerarlo: dunque, non sputare su qualcosa che in futuro potresti volere.

 

Proiettando MacStanton nel 2005, tu investighi la vita di una rockstar in declino, proprio ciò che alcuni dicono a proposito di Axl Rose.

Senza rivelare il finale del libro: si tratta di una semplice finestra narrativa sulle rockstar in disgrazia, o c'è dietro la volontà di dar loro redenzione e dignità?

 

Il libro vuole principalmente essere un monito a non giudicare ciò che un'altra persona fa senza essere a conoscenza dei motivi che ha. Galy, nel romanzo, si comporta come si comporta per alcune ragioni specifiche…

Spesso dimentichiamo che le rockstar sono esseri umani proprio come noi. Se gli spari, li uccidi; capisci?

Penso che questo si possa applicare anche ad Axl: puoi incolparlo di tante cose, ma è sempre rimasto sincero con se stesso.

 

Il libro esce il 5 febbraio. Dato che non ti mostri in pubblico, quali sono i tuoi piani e quali i tuoi impegni per promuoverlo?

 

Dovreste chiederlo alla mia casa editrice! Il mio lavoro è finito: io ho scritto il libro e sono pronto ad autografarne un gran numero di copie per chi lo compra dal sito di Chinaski.

A volte apro la mia pagina Facebook e scrivo qualcosa, ma di solito è gestita da qualcun altro.

Cerco però di rispondere a chiunque mi scriva in privato.

Non amo molto i social network ma rispetto e curo molto le persone che amano ciò che faccio, e che fanno sì che io possa guadagnarmi da vivere scrivendo. Se lo meritano.

Comunque, chiunque può parlarmi. Ma preferisco lasciare le apparizioni pubbliche e i selfie nelle librerie agli scrittori a cui piace quella roba.

 

Come già detto, c'è il Ken Paisli che scrive e quello che ama la musica; i due sono strettamente collegati, ma il primo aspetto è professionale e il secondo pura passione.

La domanda è più facile di quanto sembra: che musica ascolti in questi giorni?

Ultimamente, ogni nota scritta da David Bowie. Ascolto i suoi dischi ogni giorno.

Quando ho finito, guardo il video di Lazarus e piango.

Poi, ricomincio.

 

Ken Paisli: un autore affascinante, che si sottrae dai media e contemporaneamente raccoglie l'attenzione di moltissimi fan.

Mentre questo libro per te è stata una nuova esperienza, il mondo delle rockstar sta lentamente scemando.

Cosa vedi nel futuro tuo e del mondo di cui scrivi?

 

Il futuro della musica rock sarà reinventarsi.

Non so come: è di competenza delle nuove generazioni, che dovranno assecondare la rivoluzione e raccontarla con nuovi linguaggi. Il rock può solo essere rivoluzione e consapevolezza.

Il business ha rovinato tutto, ma non può rovinare i giovani. E le nuove generazioni troveranno sempre nuove parole per cantare la propria rabbia. Io ci credo. Io ci voglio credere.

Per quanto riguarda i miei progetti come scrittore, ancora non so. Ora sto lavorando ad una nuova edizione della biografia di Axl, che è di nuovo sold out. Probabilmente uscirà il prossimo Aprile.

Dopodichè mi prenderò un po' di tempo per me e penserò a cosa fare dopo. Me ne andrò in spiaggia con la tavola da surf: non la uso più perchè le ginocchia mi hanno da tempo abbandonato, ma mi fa sentire in pace!

Mi siederò sulla sabbia, invidiando i surfer più giovani con le loro ragazze bellissime e abbronzate, e lì, il mare mi suggerirà cosa fare. Lo ha sempre fatto.

E voglio concludere mandando un abbraccio a tutti i lettori di Spaziorock, vi saluto tutti!

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