“Spesso i fan ci dicono che la nostra musica li ha aiutati a superare momenti difficili della loro vita. Per una volta crediamo che questo valga anche per noi.”
È insolita un’affermazione del genere, quando proviene da una band come i Mogwai. Non che la loro carriera non sia costellata di pezzi molto emotivi, ma poche volte gli scozzesi si sono direttamente esposti in questo modo, preferendo sempre che fosse solo la musica e non le parole a comunicare stati d’animo così intrecciati e tumultuosi. Consapevoli di ciò, diventa molto particolare il primo approccio a “The Bad Fire”, che arriva ben 4 anni dopo il più positivo “As The Love Continues”.
Non sono stati anni facili quelli appena trascorsi per la band, questo è evidente: i Mogwai hanno dovuto affrontare perdite, malattie dei propri cari e quanto la vita può far andare storto, riuscendo a trovare conforto solo nella scrittura di questo undicesimo album in studio. Non è difficile immaginare, quindi, come “The Bad Fire” – già a partire dal titolo, una vecchia espressione scozzese usata per indicare l’inferno – sia un evidente sfogo emotivo, un’analisi del dolore, che va però a diramarsi in tutte le direzioni nei dieci brani che vanno a comporre l’opera.
Rimane ovviamente intatta l’anima degli scozzesi, quel mix inimitabile che da quasi 30 anni continua a renderli una delle band manifesto del post-rock – probabilmente la più influente e imitata nel settore. Da un punto di vista prettamente musicale, non abbiamo quindi grandi novità: il lavoro va a incastonarsi perfettamente in una discografia sempre coerente, ma mai ripetitiva, fatta di un sognante quanto energico mix di cacofonia e delicatezza. Quello che forse cambia leggermente, sta in una rinnovata consapevolezza di se stessi, di quello che dobbiamo affrontare ogni giorno e di quanto la musica possa davvero essere un rifugio attraverso il quale piangere, ridere, consolarsi, incazzarsi, riconciliarsi. Attraverso brani più lunghi e articolati rispetto a quanto espresso nel passato più recente, troviamo quindi modo di essere investiti dalle distorsioni roboanti di “Hi Chaos” e “Fanzine Made Of Flesh” (probabilmente tra i migliori singoli mai pubblicati dalla band), di fluttuare nelle tendenze shoegaze di “18 Volcanoes” e di perderci nel magnifico viaggio sonoro offerto dalla doppietta “Pale Vegan Hip Pain”/”If You Find This World Bad, You Should See Some Of The Others”, due brani che da soli basterebbero a fare scuola a chi vorrebbe avvicinarsi al post-rock ancora nel 2025.
Nessuno può dirsi felice dell’affrontare il dolore. Quello che possiamo fare è cercare di lenirlo, farlo fuoriuscire mettendolo nero su bianco, insieme a tutte le altre sensazioni che si accavallano impazzite e che in certi momenti diventano difficili da gestire al nostro interno. “The Bad Fire” è il ritratto di una band a suo modo storica che dopo decenni senza passi falsi si ritrova a dover fare maggiormente i conti con la propria interiorità, arrivando, grazie a questo, a pubblicare l’album più introspettivo e doloroso della propria carriera. Abbandonatevi alle fiamme dell’inferno e lasciate che l’universo sonoro dei Mogwai vi faccia ribollire il sangue nelle vene. Così come lo è stato per loro, “The Bad Fire” sarà un rifugio anche per voi.
Tracklist
01. God Gets You Back
02. Hi Chaos
03. What Kind of Mix is This?
04. Fanzine Made Of Flesh
05. Pale Vegan Hip Pain
06. If You Find This World Bad, You Should See Some Of The Others
07. 18 Volcanoes
08. Hammer Room
09. Lion Rumpus
10. Fact Boy
















