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RECENSIONITOP ALBUM

Hayley Williams – Ego Death At a Bachelorette Party

È importante un disclaimer. Chi scrive ha seguito tutte le fasi di pubblicazione di “Ego Death at a Bachelorette Party”, molto prima che l’album assumesse una forma fisica nel novembre 2025. Ed è fondamentale ribadirlo: ciò che rende unico il terzo disco solista di Hayley Williams non è solo il songwriting chirurgico ed emotivamente destabilizzante, ma la costruzione di una vera e propria esperienza di ascolto radicale, pensata per smontare e ricomporre il concetto di album nell’era delle playlist.

Tutto comincia l’estate precedente: nei prodotti Good Dye Young, la linea di tinte della frontwoman dei Paramore, i fan trovano un biglietto con username e password che dà accesso a un’area segreta del sito di Williams. Una volta dentro, compaiono 17 brani inediti, privi di scaletta, ordine o informazioni contestuali. Ogni utente ascolta in un modo diverso: esperienze uniche, irripetibili e sempre diverse. Dopo 48 ore, il sito viene chiuso.

Williams conferma poi che quelle tracce appartengono al suo primo album pubblicato sotto la nuova etichetta indipendente, fondata alla fine del ventennale contratto che legava lei e la sua band con Atlantic. L’etichetta fondata da “Miss Paramore” (come si identifica lei stessa in “Good ol’ Days”) prende ora il nome di Post Atlantic Records. I 17 brani escono sui DSP come singoli autonomi, ognuno con una copertina in bianco e nero e un dettaglio giallo legato al testo. La cantante invita i fan a creare la propria tracklist ideale per dare forma a un nuovo disco: una rivoluzione che concilia playlist culture e album come opera.

Verso la fine di agosto, Hayley Williams annuncia che EDABP diventerà un album, con ben 20 tracce, aprendo dunque ad ulteriori brani inediti. Il primo dei tre, “Parachute”, esce dopo l’annuncio della tracklist completa. Il secondo, “Good Ol’ Days”, verso la prima metà di ottobre, terzo inedito, nonché traccia di chiusura del disco “Showbiz”, esce a novembre, quando la versione fisica del disco raggiunge gli scaffali. È già chiaro che Williams e il suo team stanno costruendo una nuova forma di fruizione, che risponde al bisogno di personalizzazione dell’ascoltatore senza rinunciare alla dimensione olistica del formato album.

Il titolo non è casuale. La morte dell’ego è una perdita completa dell’identità soggettiva. Ciò significa che non sai chi sei, cosa stai facendo, qual è il tuo passato, qual è il tuo nome, come si relazionano le persone intorno a te, ecc. Uno stato trascendentale che dà il titolo al disco, lo possiamo intendere come il collasso della memoria a lungo termine, che Hayley Williams trascrive sul nastro magnetico come un unico flusso narrativo della propria interiorità. Infatti tocca temi profondamente intimi come il rapporto complesso con la famiglia (“Blood Bros”, “Brotherly Hate”), la lotta contro una lunga e sfiancante depressione (“Negative Self Talk”, “Glum”), il consumo di farmaci che l’ha accompagnata (“Mirtazapine”) e la messa in discussione degli ideali cattolici con i quali è stata cresciuta (“True Believer”). Ma soprattutto, canzoni come “Hard” fanno i raggi X al suo fallimentare matrimonio con il frontman dei New Found Glory, Chad Gilbert. Un collasso affettivo che l’ha portata a cancellare parti di sé (“I got married once in combat boots and / Only listened to testosterone music / I had to kill my feminine just to do it”) e rivela alcuni dettagli della sua relazione con il compagno di band Taylor York, con una sincerità tanto sorprendente, che ci si sente quasi in imbarazzo ad ascoltarli. In questo senso, il dramma romantico raccontato in “Parachutes” è una delle testimonianze più sincere e toccanti del disco.

Dal punto di vista autoriale, I testi sono brillanti e taglienti, ogni canzone è una lama che entra nella carne e lascia fluire un fiotto di emozioni. Molte le canzoni che parlano di traumi personali, fino a quasi la romanticizzazione, e tante quelle che parlano di amori difficili, ma alcune altre, come “Whim”, “Zissou” e “Showbiz”, sono un viaggio onirico sulle ali dell’immaginazione di stampo cinematografico e dalle sonorità trip-hop. Tutto è ancorato alla realtà, ma interpretato con chiave lirica che eleva lo stato delle cose a un’essenza superiore. Meritevole di menzione è il testo di “True Believer”, una delle poche canzoni che non parla direttamente della vita di Hayley Williams, ma fa i conti con le credenze legate al mondo della cristianità e dei comportamenti ipocriti del credente medio. Un omaggio incredibile a Nina Simone (“Strange fruit, hard bargain”), esplicitato nell’esibizione al Jimmy Fallon Show di ottobre 2025.

Dal punto di vista musicale, spicca l’utilizzo sperimentale della voce come vero e proprio strumento. Tra distorsioni abrasive (“Brotherly Hate”, “Hard”), autotune (“Dream Girl in Shibuya”), influenze hip hop (“Good Ol’ Days”, “Ice on my OJ”), Hayley Williams accantona i virtuosismi tecnici di cui non farebbe fatica a fregiarsi, per lasciare spazio a una formula più interpretativa. Il disco mescola generi diversi come alternative pop/rock, trip-hop, indie, sound anni ’90, creando un mosaico sonoro variegato ma sempre coerente con l’anima dell’artista. L’ispirazione viene dai Radiohead, ma anche da Fiona Apple e Carole King. Molti brani spiccano per la carica emotiva e la critica, un’autoaffermazione dura ma necessaria; altri pezzi, più introspettivi e dolorosi, mostrano la capacità di Williams di trasformare dolore e rabbia in arte potente. In “Glum”, ad esempio, le vocals ampiamente effettate (tanto da sembrare un featuring) creano un senso di alienazione che si dissolve in un ritornello limpido e catartico, impossibile da ascoltare a basso volume. “Disappearing Man” racconta la fine di una relazione sulle note di una base (“My final act of love was surrender”). L’artista mostra senza catene le sue fragilità e le sue lotte: salute mentale, trauma, identità, con testi diretti e passionali, sostenuti da una produzione che sa oscillare tra DIY e contemporaneità.

Con “This Is Why“, i Paramore e Williams avevano già intrapreso un percorso di maturazione artistica impressionante. “Ego Death at a Bachelorette Party” ne rappresenta l’apice: un album fluido, non lineare, progettato come un’antologia diaristica più che come una sequenza rigida. È una scelta rivoluzionaria che amplifica la percezione di libertà artistica e di connessione personale con l’ascoltatore. Per sincerità, sperimentazione, profondità testuale e inventiva sonora, EDABP è il miglior lavoro solista di Hayley Williams, e la consacra come una delle cantautrici più importanti degli ultimi quindici anni. La copertina, un primo piano che inscrive la mente dell’artista in una cornice gialla, è una dichiarazione di intenti: per entrare nell’universo di Ego Death, dobbiamo lasciare fuori il nostro “io” e fonderlo con quello di Miss Paramore.

Tracklist

01. Ice In My OJ
02. Glum
03. Kill Me
04. Whim
05. Mirtazapine
06. Disappearing Man
07. Love Me Different
08. Brotherly Hate
09. Negative Self Talk
10. Ego Death At A Bachelorette Party
11. Hard
12. Discovery Channel
13. True Believer
14. Zissou
15. Dream Girl In Shibuya
16. Blood Bros
17. I Won’t Quit On You
18. Parachute
19. Good Ol’ Days
20. Showbiz